ALEKSANDAR DJORDJEVIC

Djordjevic mentre guida il suo primo allenamento (tratto da www.virtus.it)

 

 

nato a: Belgrado (Serbia)

il: 26/08/1967

Stagioni in Virtus: 2018/19 - 2019/20

DANIELE CAVICCHI

 (foto tratta da www.virtus.it)

Nato a: Bologna

Il: 17/06/1980

Stagioni alla Virtus (come viceallenatore): 2005/06 - 2006/07 - 2007/08 - 2011/12 - 2012/13 - 2013/14 - 2014/15 - 2015/16 - 2016/17

biografia su wikipedia

palmares individuale in Virtus: 1 Champions League

ESONERATO STEFANO SACRIPANTI. AL SUO POSTO ALEKSANDAR DJORDJEVIC

tratto da www.virtus.it - 11/03/2019

 

Virtus Pallacanestro Bologna comunica di aver esonerato l’allenatore della prima squadra Stefano Sacripanti. Con lui, vengono sollevati dal proprio incarico l’assistente allenatore Giulio Griccioli ed il preparatore atletico Carlo Voltolini.

Contestualmente la Società comunica di aver affidato l’incarico di guidare la prima squadra ad Aleksandar Đjorđjević, che sarà coadiuvato dall’assistente allenatore Goran Bjedov e dal preparatore fisico Mladen Mihajlovic.

A coach Sacripanti e al suo staff vanno i ringraziamenti per il lavoro svolto con professionalità in questi mesi, ed un sincero in bocca al lupo per il proseguo della carriera.

La conferenza stampa di Alexsandar “Sasha” Djordjevic si terrà domani, alle ore 19, al PalaDozza.

 

ECCO DJIORDJEVIC NUOVO TIMONIERE VIRTUS

tratto da www.virtus.it - 11/03/2019

 

ALEKSANDAR DJORDJEVIC è uno dei più grandi nomi del basket europeo, con alle spalle una carriera da giocatore di primissima fascia e oggi un curriculum da tecnico di prima grandezza. Nato a Belgrado il 26 agosto 1967, figlio di Bratislav, allenatore di spessore europeo, ha iniziato la carriera di giocatore nella Stella Rossa, passando poi al Radnicki e infine al Partizan, con cui ha debuttato nel mondo professionistico, vestendone i colori dal 1983 al 1992 e conquistando due titoli di campione di Jugoslavia (prima della dissoluzione della stessa), due Coppe di Jugoslavia, una Coppa dei Campioni nel 1992 e una Coppa Korac. Passato nel mondo della pallacanestro italiana, ha giocato nell’Olimpia Milano (vincendo nel 1993 la Coppa Korac) e nella Fortitudo Bologna, da cui si è separato per tentare l’avventura NBA con la canotta dei Portland Trail Blazers nel 1996. Tornato in Europa, ha giocato in Spagna nel Barcellona (dal 1997 al 1999) e nel Real Madrid (dal 1999 al 2002). Con la squadra catalana ha vinto due titoli spagnoli (1997 e 1999) e una Korac (1999), con il Real il titolo del 2000. Tornato in Italia, ha giocato a Pesaro fino al 2005, per chiudere la carriera nello stesso anno di nuovo all’Olimpia Milano.

Con la Nazionale jugoslava ha conquistato un oro al Mondiale 1998, tre titoli europei (1991, 1995 e 1997), e un bronzo continentale nel 1987, un argento alle Olimpiadi del 1996.

Da allenatore, Djordjevic ha iniziato proprio guidando Milano nella stagione 2005-2006, subentrando a Lino Lardo sulla panchina dell’Olimpia, e raggiungendo nella stagione successiva la semifinale dei playoff-scudetto e quella della Coppa Italia. Nella stagione 2011-2012 ha guidato la Benetton Treviso. Nel 2015-2016 ha guidato il Panathinaikos, conquistando la Coppa di Grecia, mentre nelle ultime due stagioni è stato al timone del Bayern Monaco, con cui ha conquistato una Coppa di Germania.

Da novembre del 2013 è Ct della Serbia, con cui ha conquistato la medaglia d’argento ai Mondiali 2014, alle Olimpiadi 2016 e agli Europei 2017.

 

 

SASHA O SALE, AMICO DELLO ZAR. LA SUA BOLOGNA ADESSO È LA V

di Daniele Labanti - corrieredibologna.corriere.it - 13/03/2019

 

Massimo Zanetti ha riportato Sasha Djordjevic a Bologna, presentandolo alla folla nel momento più complicato tra addii strazianti, risultati deludenti e squadra inceppata. Venticinque anni fa lo fece Giorgio Seragnoli, e forse della Fortitudo fu il primo colpaccio siglato a sancirne le ambizioni e la fame di successi. L’Emiro scucì due milioni e mezzo di dollari e lo sfilò a Milano, dove si stava trasferendo tutto il carrozzone Stefanel da Trieste con Bodiroga e compagni.

Uomo Partizan

Serbo, uomo Partizan, campione d’Europa con i bianconeri, vincente: ma non è Sasha Danilovic. Amici inseparabili, protagonisti di qualche derby e molti duelli, a cominciare da quello sul soprannome. «Ma perché mi chiamate Sale? Lui si chiama Predrag, il vero Sasha sono io» si stupì dopo i primi giorni bolognesi, quando arrivò accompagnato dalla bellissima moglie Seka che in un attimo divenne matrona della Fossa con un irriverente quanto affettuoso coro a lei dedicato. I due Sasha, all’epoca, erano degli dei. Nessuno li fermava, Djordjevic — fisico più normale, da playmaker vecchia scuola, ma dotato d’acume, tiro e velocità fuori dal comune — ispirò presto i giovanissimi cestisti dei campetti di Basket City che iniziarono a tirare da tre punti in contropiede, come faceva lui. Magari non con gli stessi risultati, perché Sasha — o Sale — in Fortitudo tirò da tre col 46,6% il primo anno e col 42,3% il secondo. Protagonista di un irreale avvio di stagione nel 1995, mentre il colpo di mercato Carlton Myers era fuori per infortunio, accese alcuni pomeriggi memorabili come i 48 punti con 61 di valutazione contro Varese, perla di otto partite condotte con onnipotenza e chiuse a 32 punti di media, 38 di valutazione, 70% da due, 49% da tre.

Il ritratto

Questo era il Djordjevic che i tifosi di oggi non hanno mai visto e che la Fortitudo congedò tanto rapidamente quanto scioccamente, affidandosi al ragionere John Crotty. Tra gli sfottò da derby ci finì anche questo scambio di mercato, canzonato dai virtussini che non se la passavano benissimo quell’anno orfani del loro fenomeno serbo volato nella Nba. Loro due, sempre insieme oggi, uno presidente della federazione serba e l’altro ct. Impossibile per lo Zar negare all’amico il nulla osta per tornare a Bologna, sull’altra sponda. «Saremo sempre amici, ma in campo ci siamo anche sfidati tanto» ha detto Sale in un’intervista al Corriere di Bologna di qualche anno fa, quando Treviso l’aveva chiamato a guidare l’ultima stagione dei Benetton. «L’unica certezza è che non allenerò mai la Stella Rossa. E la Virtus». Lo disse ridendo, la frase dove scivolano tutti, ma son passati quasi dieci anni e in mezzo Sale ha fatto tanta carriera. Il Panathinaikos, il Bayern Monaco, piazze ambiziose dove ha raccolto forse meno del previsto perché gli piace lasciare spazio agli uomini e ai giocatori. Con la Serbia, tre capolavori: argento agli Europei, ai Mondiali e alle Olimpiadi, due volte stoppato solo dagli Stati Uniti non senza lottare e sciorinare una pallacanestro gradevole.

La V nera sul petto

Ora lo espone la Virtus come leggenda arrivata a certificare le ambizioni della proprietà Segafredo, ma Sale trova un’altra Bologna rispetto a quella degli anni Novanta. La brace è accesa, sotto a tanta cenere accumulata dopo anni bui, costellati da difficoltà, radiazioni (per la V), fallimenti (per la Effe), retrocessioni. La rampa di lancio è lì, ma il missile va carburato. Potrebbe farlo un nuovo derby, facilmente prevedibile a partire dalla prossima stagione, proprio come ai tempi dei grandi serbi di Basket City.

L’incrocio con Danilovic

Danilovic e Djordjevic

Potevano incrociarsi già ieri, quando Danilovic sperava d’essere in città per salutare Alberto Bucci ma non ha trovato una coincidenza aerea. S’abbracceranno invece Sale e Sinisa Mihajlovic, rientrato a Bologna per salvarne la derelitta squadra di calcio. Uomini pratici, campioni ancora legati al campo e alla voglia di vincere che avevano quando infiammavano i tifosi. Con l’ex Jugoslavia, la città ha un rapporto privilegiato. Toccherà poi aiutare qualche tifoso a mandar giù il rospo di vedere Sale con la polo nera e una V gigante sul petto. Ormai è un salto che hanno fatto in tanti e non fa più notizia. All’epoca, nel ’94, meno appesantito di oggi, lo accolsero con un leggendario cappellino blu con le stelline, griffato Sale. L’avvio d’una storia d’amore che prometteva trionfi eterni e invece si stoppò presto. Ma Sale di strada ne ha fatta tanta, da quell’addio. Il talento, d’altronde, non gli è mai mancato. Ora la Virtus si riaffida a un serbo e gli mette tra le mani tutta la sua voglia di tornare grande.

 

DJORDJEVIC: "VOGLIO PORTARE LA VIRTUS IN EUROLEGA AL PIÙ PRESTO. PRIMA TORNIAMO, PRIMA LA VINCIAMO"

tratto da bolognabasket.it - 10/04/2019

 

Sasha Djordjevic, coach della Virtus, è stato intervistato da Paolo Bartezzaghi sulla Gazzetta dello Sport con il metodo della “botta e risposta”.
Un estratto delle sue parole.

Principale pregio. «Essere diretto». 
Principale difetto. «La trasparenza». 
Qualità migliore in una donna. «Saperti stare vicino, incondizionatamente. Da 32 anni sono con mia moglie e la apprezzo ogni giorno, sempre di più». 
Qualità migliore in un giocatore. «L’ambizione». 
Qualità migliore in un tecnico. «Essere un uomo di principi». 
Allenatore preferito. «Zeljko Obradovic». 
Partita indimenticabile. «Il ritorno dei quarti di Champions League col Nanterre».
Partita da dimenticare. «A Sassari tre giorni prima». 
Avversario più tosto. «L’avversario più difficile è il tempo. E il mio ego di m…» 
Eurolega o Nba? «Nba. Ma con la voglia di portare la Virtus in Eurolega al più presto. Perché prima torniamo, prima la vinciamo».
Parola preferita.«Due: libertà e famiglia». 
Soddisfazione più grande? «La famiglia, la nascita e la crescita delle mie figlie. Con mia moglie abbiamo fatto un bel lavoro. Sono un padre orgoglioso e un marito fortunato». Delusione più grande? «Per fortuna non l’ho avuta dalla gente ancora presente nella mia vita, ma da persone insignificanti di passaggio. Per questo non mi pesa. Le vere delusioni possono dartele solo le persone a cui tieni».

 

DJORDJEVIC: LA MIA OSSESSIONE E’ LA VIRTUS, STO METTENDO TUTTO ME STESSO IN QUESTO PROGETTO A LUNGO TERMINE

tratto da bolognabasket.it - 15/10/2019

 

Il coach della Virtus Sasha Djordjevic è stato intervistato da Luca Aquino sul Corriere di Bologna e da Piero Guerrini su Tuttosport.
Un estratto delle sue parole.

Come nasce la Virtus sola in testa alla classifica? Pensando a quali giocatori potessero essere dei punti di riferimento per Bologna. Su questo parquet sono passati grandissimi campioni, questo è stato uno dei tasti sui quali ho spinto per portare qui Milos Teodosic. Gli ho spiegato cosa potrà dargli Bologna, la passione e il modo in cui vive la pallacanestro questa città, la rivalità storica fra due club. Io ho vissuto i due anni più belli della mia carriera dal punto di vista delle emozioni.

Come sta avvenendo questo processo di crescita? Grazie alla meticolosità organizzativa che si rispecchia nelle idee e nelle ambizioni del signor Massimo Zanetti, dell’ad Luca Baraldi, del direttore generale Paolo Ronci. Abbiamo intrapreso un processo di crescita importante, con ambizione, in ogni settore. Partiamo da una base importante, la Virtus è è un valore riconosciuto. La mia idea è che lo sport in generale ha bisogno di essere comunicata attraverso il campo, dunque i giocatori e la loro grandezza. Lo abbiamo visto nel calcio, con l’ingaggio di Ronaldo da parte della Juventus, che ha innalzato tutto, aspirazioni delle rivali comprese. Per questo ho spinto tanto perché arrivassero giocatori importanti. Bologna vive la pallacanestro, il campo con quotidianità ha bisogno di legarsi emotivamente, noi dobbiamo puntare al massimo che si possa offrire. E’ una strada lunga e dura, una sfida con noi stessi, con le idee in cui crediamo. Non può esserci soltanto il desiderio, ma l’impegno dedicato, condiviso, per arrivare.

Quando sono arrivato ho detto che mi piace guardare il bosco che c’è dietro l’albero. Sto mettendo tutto me stesso, con il mio staff e la società in questo progetto di crescita a lungo termine, dove però c’è la parola “termine” che non mi piace. Non bisogna terminare, bisogna crescere e andare avanti per fare sempre di più con tempi che vorrei accorciare ma anche con la pazienza da parte di tutti.
Ha lasciato la Nazionale per concentrarsi sul club? Sì. Penso che dopo cinque anni arrivi il momento di dire basta, gli allenatori sentono quando è il caso di farlo e cercano nuove sfide. La mia ossessione oggi è la Virtus.

Cosa manca per sfidare Milano, non solo sul campo? Io non parlo mai degli avversari, dico piuttosto che rispettiamo e vogliamo giocarcela con tutte le squadre che ci hanno preceduto la scorsa stagione, a cominciare da Venezia che ha vinto scudetti e coppe di recente, è una realtà importante. E anche Sassari. Milano in questo momento, ha una licenza A di Eurolega, la possibilità di pianificare a lungo termine dunque. Ja una grande arena, strutture. In quella direzione vogliamo muoverci. Quello che manca a Bologna è la competizione con i grandi club continentali, come quando le due società giocavano la Final Four di Eurolega e questa era basket City per tutta Europa. E’ giusto sia così»

Cos’è scattato lo scorso anno per arrivare a vincere la Champions League? Abbiamo lavorato sulle nostre idee, c’è voluto tempo e ci sono mancate un paio di settimane per arrivarci anche in campionato. Si è creata empatia in poco tempo, quando arriva gente nuova deve proporre idee credibili e produrre risultati perché i giocatori crescano e diano il meglio.
Però, poi, avete cambiato tutto. Sì perché abbiamo voluto mettere la nostra zampa sulla costruzione della squadra, nell’ottica di questa progressione che vogliamo ottenere.

A fine stagione sarà soddisfatto se… Dopo l’ultima partita della stagione si tireranno le somme. Abbiamo obiettivi, ma per toccare il 10 devi aspirare a 12, se aspiri al 10 arrivi a 8 e non basta. Come insegnano i nostri vecchi maestri, bisogna lasciare un posto meglio di come l’hai trovato.

L’obiettivo immediato della Virtus è l’Eurolega? L’Eurolega è l’obiettivo, sì, ma l’obiettivo immediato è la gara con Andorra di Eurocup. Vogliamo arrivare ad avere una licenza di Eurolega per programmare a lungo termine.
La squadra ha già una faccia? Le mie squadre hanno una faccia, questo posso dirlo. L’attuale Virtus sta costruendo le basi. Io sono un entusiasta, ma anche realista. Siamo all’inizio, credo in quello che stiamo facendo e vedo che i ragazzi ci credono.

 

 

 

DJORDJEVIC, “ANDIAMO AVANTI SENZA FERMARCI. L’INTERCONTINENTALE? UN OBBLIGO CERCARE DI VINCERLA”

tratto da bolognabasket.it - 30/11/2019

 

Le parole di Djordjevic alla vigilia della gara con Cantù.

“Dopo qualche trasferta importante, sia in campionato che in coppa, siamo di ritorno qua, davanti ad un’altra partita importante per il nostro percorso. Tutte le gare casalinghe sono cruciali per i nostri obiettivi, e siamo consapevoli delle difficoltà: tutte le squadre contro di noi avranno motivazioni per batterci vista la nostra posizione. Questo non deve preoccuparci, ma deve essere una campana d’allarme per chi comunque lavora seriamente. Io ho preparato la partita con serietà, e sappiamo che loro possono vincere qui come hanno fatto a Cremona, per dimostrare il loro valore. L’allenatore è molto esperto, e cercherà di metterci in difficoltà. Noi torniamo in Fiera, torneremo ad allenarci lì dopo aver lavorato alla Porelli a inizio settimana: non sempre al completo, Gaines ha avuto un piccolo incidente casalingo tagliandosi con un bicchiere la mano sinistra anche se sta riprendendo ma andrà rivisto. Gli altri sono andati con continuità, e svolgendo un lavoro fisico importante, vedremo quando questo ci darà dei frutti, forse già domani ma forse più avanti perché il campionato è ancora lunghissimo.”

Hai visto cambiamenti dopo gli stimoli che hai dato in Coppa, tenendo alcuni titolari a riposo nel finale? “In società, non solo chi va in campo, tutti possono dare di più per crescere, e questo lo hanno capito anche i giocatori. Io sono un allenatore contento di avere questi ragazzi, che percepiscono i miei messaggi nella maniera giusta e io cerco di evitare l’errore di esagerare. Non c’è un manuale che spieghi quando finisce il coaching e inizi l’overcoaching: parliamo tanto, analizziamo tanto, e queste cose ci aiutano nel lavoro quotidiano. Ma, ripeto, non ci sono critiche verso singoli, solo il fatto che tutti possiamo fare meglio, e che io sono felice di allenarli”

Cantù segna poco, voi vincete quando ne fate tanti, sarà gara ad alto punteggio? “Difficile prevederlo dopo lo stop, tutti dovremo cercare di leggere la partita e capire se andare verso l’attacco o la difesa per portarla a casa. Possiamo segnare, possiamo difendere, ma ogni partita fa storia a sé e così sarà sempre, 60 o 90 punti, ma con l’obiettivo di farne fare uno di meno”

In settimana è arrivato un altro impegno per la stagione, la cosa cambierà i vostri programmi? “Toglieremo una trasferta impegnativa come quella con Varese e giocheremo questa final four, accolta con entusiasmo dal Dottor Zanetti e condivisa da tutti noi. E’ una opportunità di giocare per un titolo, è quello che si sogna quando inizi a lavorare, e la società di permette di farlo. Non conta il momento in cui arriverà, conta fare bene ed è un nostro obbligo cercare di vincerla. Dal punto di vista fisico e mentale sarà una estrema spesa, poi ci sarà subito dopo la Coppa Italia, quindi sarà compito mio ricaricarci per ripartire, dopo l’Intercontinentale, a prescindere dal risultato, verso quello che all’inizio era il nostro primo obiettivo stagionale. Ma ora è giusto pensare a Cantù”

Come ti è sembrata Cantù domenica? “L’ho vista, ma non solo quella partita. E’ squadra che se non togli quelli che sono i suoi punti di riferimento può infastidirti, noi siamo rispettosi e conosciamo le nostre qualità. E’ una signora squadra, con tante cose che possono fare bene, e tocca a noi fermare la loro fisicità, il loro gioco in campo aperto, e l’atleticità di chi può inventare tante cose”

Dicembre ha tante partite importanti, cambierai qualcosa nella gestione dei giocatori? “Si valuta partita per partita quella che è la condizione dei singoli, perché posso avere delle idee adesso e non sapere se saranno le stesse a fine mese. Vedremo poi in Eurocup, a seconda degli incroci che avremo, perché il primato è un dato che va bene, ma noi continueremo a giocare ogni partita”

Affrontare la capolista è uno stimolo in più per le avversarie. “E’ un cliche. Papaloukas aveva in mente l’idea di essere sempre meglio degli altri, uno dopo l’altro, per poi arrivare e non trovare davanti più nessuno. Si parla tanto della quinta, sesta, settima vittoria in fila, ma vogliamo evitare che qualcuno ci fermi. Non lavoriamo nell’imminente, ma cercando di limare e aggiungere particolari che ci possono dare ancora un salto di qualità, fisico e non solo”

Un commento sulla conferenza stampa di Mihajlovic, che ha commosso tutti? “Ieri sera gli ho parlato. Il mio rispetto verso di lui cresce di giorno in giorno, e lui sta dando un messaggio non solo a Bologna ma a tutto il mondo: la sua sincerità, la sua forza, è un comportamento esemplare. Sono orgoglioso di essere suo amico, imparo da lui tante cose come fanno tutti, e chapeau a lui come soprattutto alla sua famiglia”

Sai chi sarà fuori tra gli stranieri? “Vediamo come starà Gaines, poi ci ripenseremo. Ora non lo so, ma non che lo avrei detto, comunque, perché i giocatori devono stare sempre concentrati.”

Durante la sosta hai fatto recuperare il lavoro perso, per vari motivi, da Teodosic e Weems? “Weems ha ripreso con normalità e grande approccio mentale, oltre alla gratitudine verso la società che gli ha permesso di vivere questa situazione. Quando non c’era lo abbiamo pagato. Milos ha saltato qualche giorno, ma continua a lavorare come era stato inizialmente pensato. Io ci tengo però a dire che tutti i giocatori devono avere la sicurezza di essere fisicamente al top, leggo sui giornali che sarebbero stanchi, che l’allenatore può avere detto qualcosa, ma non è vero, siamo tutti freschi”.