STAGIONE 1950/51

 

Bersani, Lanzarini, Rapini, Ferriani, Dario Zucchi

Bendandi, Dino Zucchi, Rinaldi, Bonaga, Carlo Negroni

 

Virtus Bologna

Serie A: 3a classificata su 14 squadre (16 vittorie, 2 pareggi, 8 sconfitte)

 

FORMAZIONE
Gianfranco Bersani (cap.)
Mario Bendandi
Roberto Bonaga
Sergio Ferriani
Giorgio Lanzarini
Carlo Negroni
Luigi Rapini
Rinaldo Rinaldi
Dario Zucchi
Dino Zucchi
Riserve: Giuseppe Benchimol, Paolo Zacchi
Solo amichevoli: Giancarlo Marinelli, Franco Montagnani, Giuliano Battilani (in prestito dal Gira Bologna), Ildaco Minelli (in prestito dalla Victoria Pesaro), Renzo Ranuzzi (in prestito dal Gira Bologna)
 
Allenatore: Dino Fontana

 

Partite della stagione

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

Tratto da "Virtus - Cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

Il 1951 è l'anno che vede la fuga di Ranuzzi al Gira (la società fondata da un gruppo di tifosi di Girardengo, come suggerisce il nome) e che cerca di fare da contraltare cittadino alla Virtus che tuttavia, almeno sotto le Due Torri mantiene la sua supremazia vincendo entrambi i derby. Il titolo è del Borletti, che accanto ai vari Stefanini, Pagani, Miliani, chiama anche Meo Romanutti consentendo sonni tranquilli a Cesare Rubini che può vincere con 4 lunghezze di margine il secondo titolo consecutivo per la squadra di Bogoncelli.

La Virtus, dal canto suo, termine anche alle spalle della Ginnastica Roma di Giancarlo Primo, con 8 sconfitte e 2 pareggi, con 1055 punti all'attivo (40,5 di media) e 807 subiti (31 di media). Nella classifica marcatori Stefanini non ha rivali con i suoi 473 punti e i bolognesi si devono accontentare del 9° posto di Rapini 238 punti (9,1 di media).

 

IL "TRADIMENTO" DI RANUZZI

tratto da "Il Mito della V Nera" 1871-1971 di A. Baraldi e R. Lemmi Gigli

 

Le vicissitudini conclusive del campionato precedente e le polemiche interne susseguitesi hanno posto i responsabili del sodalizio nella necessità di dare alla squadra una guida tecnica qualificata. La stessa evoluzione del gioco sempre più orientato verso moderni concetti tecnico-tattici impone la presenza di un allenatore-cambista in grado di dirigere la squadra dalla panchina. Finora per l'espletamento di tali mansioni alla Virtus ci si era affidati all'esperienza degli anziani, in particolare di Giancarlo Marinelli, "regista" in campo come si direbbe oggi, coadiuvato al tavolo dall'accompagnatore Renzo Poluzzi. Assumendo Dino Fontana, allenatore giovane e applicato, la conduzione diventa più tecnica e meno empirica. Chiaro comunque che l'innovazione non può di colpo risolvere i molti problemi della squadra connessi al fatale declino degli anziani ed alla maturazione delle giovani forze. Una Virtus dunque in fase di transizione e oer giunta fortemente indebolita dal ritiro di Giancarlo Marinelli, la bandiera della squadra, e dalla partenza del suo attaccante più incisivo, Renzo Ranuzzi, trasferitosi per questa stagione nelle file rivali del Gira in cambio di Roberto Bonaga, una buona pedina di ricambio. Fontana in sostanza può contare su un quintetto tipo Bersani-Ferriani-Rapini-Negroni-Zucchi Dino, con Zucchi Dario, Rinaldi e Bonaga primi rincalzi integrati da Bendandi e Lanzarini ed in alcune occasioni dalle giovani riserve Paolo Zacchi e Benchimol. L'esordio non è dei più incoragginati: sconfitta a Viareggio, sconfitta a Pavia, stentato pareggio ad Ancona. Ma poi la squadra raggiunge progressivamente una propria stabilità, soprattutto nelle partite in Borsa sprigiona ancora una certa forza vendicandosi fra l'altro di Ranuzzi e del Gira con due pesanti passivi inflitti nei derbies ai cugini arancioni. In casa anzi sono tutte vittorie; in trasferta viceversa 3 soli successi contro 2 pareggi e 8 sconfitte. Così la Virtus non riesce ad annullare le distanze che già al termine dell'andata la separano da Borletti e Roma, peraltro orgogliosamente battuti a Bologna, rispettivamente per 30-29 e 52-32, nelle ultime due giornate di campionato. La classifica finale vede primo il Borletti (rinforzatissimo dall'innesto di Romanutti) con 45 punti, seconda la Roma con 41, terza la Virtus con 34.

Tecnicamente, accanto alla bella forma sfoderata da Rapini, terzo tiratore scelto del campionato con 238 punti, i progressi più sensibili sono di Dino Zucchi (199 p.) che in questo anno va in Nazionale a Genova contro la Francia e poi, assieme a Bersani, ai campionati europei di Parigi che gli azzurri concludono al quinto posto. Nel bilancio internazionale rientrano anche due partite in Sala Borsa contro la Stella Rossa di Belgrado ed il Lausanne Basket (entrambe vinte col medesimo punteggio di 35-33), nonché il vittorioso Torneo di Mentone - battenco 47-35 l'A.S. Monaco e 36-30 l'Olympique Antibes - al quale la Virtus si ripresenta capitanata per l'occasione da Marinelli (è questo il suo canto del cigno) con l'aggiunta dei "prestiti" di Ranuzzi (già in predicato di tornare), battilani e del pesarese Minelli. Altro successo all'estero nel Trofeo Livchitz a Bruxelles, a livello universitario, vinto appunto dalla squadra del CUS bologna imperniata sui virtussini Rapini, Dino e Dario Zucchi, Bonaga, Rinaldi e Bendandi. Da rilevare infine l'ottimo comportamento della squadra juniores curata da Giuseppe Palmieri (Zaniboni, Carpani, Benchimol, Carestia, Benati, Baietti, Cuppini, Giuliani, Ferrari, Galletti, Venturoli) vittoriosa nel campionato emiliano di categoria e poi quinta alle finali nazionali di Napoli. C'è pure la squadra allievi, seconda nel campionato regionale, mentre Paolo Zacchi capeggia una Virtus B impegnata nel campionato provinciale di 1a Divisione,

 

GLI EX CAMPIONI DELLA VIRTUS NUTRONO NON POCHE AMBIZIONI

Se n'è andato Ranuzzi ma...

Stadio - 01/10/1950

 

Domenica 8 ottobre il massimo campionato cestistico nazionale inizierà la sua lunga fatica. In questi ultimi giorni tutte le squadre stanno ultimando la loro preparazione onde presentarsi sin dalle prime partite nelle migliori condizioni di forma. Anche la Virtus da oltre un mese svolge silenziosamente nella palestra dell'Istituto Righi una meticolosa e razionale preparazione sotto la guida del nuovo allenatore Dino Fontana.

Il compito che attende quest'anno gli ex campioni è particolarmente gravoso: la formazione ha subito alcune modifiche da quella degli ultimi anni. Qualche atleta ha cessato l'attività, altri hanno invece cambiato colori sociali. Tra questi il più importante trasferimento è stato quello del nazionale Ranuzzi passato al "Gira"; e ciò va segnalato come atto di sportività dimostrato dalla Virtus nel concedere a Ranuzzi il nulla-osta di trasferimento, ben sapendo che l'atleta sarebbe andato a rinforzare il quintetto rivale del "Gira".

Inoltre il "capitano" Marinelli che per ben tre lustri è stato l'alfiere della pallacanestro bolognese probabilmente limiterà la propria attività agonistica. E ciò per ragioni di età.

Nonostante ciò i virtussini saranno tra le squadre più complete ed interessanti. La forza della Virtus è sempre intatta: i nazionali Bersani, Ferriani, Rapini e Negroni rappresentano per la loro classe eccelsa delle sicure pedine; al loro fianco i giovani Rinaldi, Dino e Dario Zucchi, già collaudati nello scorso campionato, sapranno certamente essere degni dei loro predecessori e dimostrare che le speranze in loro riposte dai dirigenti potranno realizzarsi in un prossimo avvenire. Oltre ai suddetti elementi la formazione sarà completata dall'ex girino Bonaga e dal promettente Giorgio Lanzarini, proveniente dai "Ferrovieri", che per la sua giovane età (18 anni) si è già messo ripetutamente in luce sì da far prevedere in lui una sicura promessa.

Non è altresì escluso che durante il corso del Campionato altri giovani elementi virtussini già delle squadre "Juniores", che disputeranno il campionato di 1.a Divisione, quali Zacchi, Zaniboni, Costa, ecc., facciano il loro esordio in Serie A.

Con ciò il glorioso Sodalizio bolognese intende proseguire in quella graduale valorizzazione del proprio vivaio giovanile che, come per il passato, ha fornito al cestismo nazionale tanti indimenticabili campioni.

Questa la Virtus che non sarà certo inferiore all'attesa e che ancora reciterà il ruolo di protagonista nel prossimo campionato.

Ecco pertanto - distinti per ruolo .- gli elementi a disposizione di Fontana nel prossimo campionato:
Difesa: Bersani (capitano), Ferriani, Rinaldi, Lanzarini; centro: (Marinelli), Rapini, Dario Zucchi; ala: Negroni, Dino Zucchi, Bonaga, Bendandi.

STAMURA - VIRTUS: 33-33

Pareggio in extremis e finale giallo

di Arturo Mercatali - Stadio - 30/10/1950

 

Stamura Ancona: Bianchini (3), Masi (3), Censi (3), Anselmi (2), Romani (2), Urbani (16), Giampieri (4), Belardinelli, Mancini, Tremolini.

Virtus Bologna: Bersani (6), Ferriani (4), Rapini (6), Negroni (2), Bonaga (12), Zucchi Dino (2), Zucchi Dario (1), Lanzarini, Rinaldi, Bendandi.

Arbitri: Dina (Roma) e Cippone (Bari),

Successione del punteggio - Primo tempo: 0-1, 2-1, 4-1, 4-3, 6-3, 8-3, 10-3, 10-4, 12-4, 14-4, 16-4, 16-5, 16-7, 17-7, 17-9, 17-10, 17-11, 17-13, 18-13. Secondo tempo: 18-15, 18-16, 18-17, 19-17, 19-19, 20-19, 21-19, 23-19, 23-21, 25-21, 25-23, 25-25. 27-25, 27-27, 28-27, 29-27, 31-27, 31-29, 31-20, 33-30, 33-32, 33-33.

 

Ancona, 29 - Mai sul campo cestistico anconetano si era vista una partita più infuocata ed entusiasmante di quella odierna. Una Stamura maiuscola ha saputo magnificamente gareggiare per tecnica e stile con la Virtus Bologna. Sempre in vantaggio dal principio dell'incontro la Stamura non ha mai ceduto anche quando, nel secondo tempo, la squadra bolognese si è rivelata in tutta la sua superiorità ed esperienza e solo all'ultimo secondo - decisione arbitrale molto discutibile - la Virtus è riuscita a conquistare il pareggio. Infatti dopo un secondo tempo caratterizzato da un'appassionante lotta per il punteggio fatto di botta e risposta di discese e contropiede, la Stamura si era mantenuta in vantaggio di un punto, conducendo 32-33. Proprio allo scadere del tempo l'arbitro concedeva alla squadra bolognese un doppio personale per un fallo di Giampieri su Ferriani; fallo che, però, non essendo stato commesso su tiro sarebbe stato passibile di un personale soltanto. Tra le proteste della folla Ferriani realizzava il secondo tiro dopo aver sbagliato il primo e portava la sua squadra in parità. Immediatamente dopo il fischio della fine.

A questo punto finale giallo perché il pubblico, esasperato di vedere sfuggire alla sua squadra la vittoria, cercava di scagliarsi contro gli arbitri che hanno dato l'impressione fi favorire la squadra bolognese. A stento il pubblico era trattenuto dai giocatori stessi e dagli agenti. In poco tempo tutto tornava sereno. Partita interessantissima, ripetiamo, in cui si è potuto vedere una Stamura autoritaria tenere in scacco la Virtus in verità al di sotto della sua fama. Della Stamura ottimo Urbani oggi centratissimo, Censi e Bianchini; della Virtus si sono distinti Bersani, Ferriani, Rapini e Bonaga.



 

Girotondo sotto canestro: dopo 30 secondi di Virtus - Reyer del 12/11/1950 Carlo Negroni riceve un passaggio in diagonale di Bersani e realizza. Osservano in cerchio da sinistra i veneziani Geroli, Italo Campanini, Borsoi, Fagarazzi e il virtussino Rapini.

VIRTUS-REYER: 42-28 (25-9)

Combattuto incontro come voleva la tradizione

di Roberto T. Fabbri - Stadio - 13/11/1950

 

Virtus Bologna: Bersani (2), Ferriani (2), Bonaga (8), Rapini (9), Negroni (8), Zucchi Dino (1), Rinaldi (2), Zucchi Dario (8), Lanzarini (2).

Reyer Venezia: Geroli, Marsico, Borsoi (3), Fagarazzi (4), Campanini I. (10), Girardo (4), De Biasi (6), Minetto (1), Barretta, Campanini L.

Arbitri: Casini e Pinto di Roma.

Successione punteggio - Primo tempo: 2-0, 4-0, 4-2, 6-2, 8-2 (sosp. Reyer al 6'), 9-2, 10-2, 11-2, 13-2, (sosp. Virtus all'11'), 13-4, 15-4, 16-4, 18-4, 18-5, 18-6, 19-6, 20-6, 20-7, 20-9, 22-9, 24-9, 25-9.

Secondo tempo: 27-9, 29-9, 31-9, 31-11, 32-11, 34-11 (sosp. Reyer al 5'), 34-13, 36-13, 36-15, 36-17, 37-17, 37-18, 37-20 (sosp. Reyer al 10'), 37-21, 39-21, 39-23, 39-24, 39-25 (sosp. Virtus al 16'), 39-27, 41-27, 41-28, 42-28.

 

Vuole la tradizione che tra Virtus e Reyer ogni confronto sia combattuto e contrastato. L'ultima contesa tra bolognesi e veneziani non è mancata alle prerogative cui abbiamo fatto cenno anche se la partita è stata più combattuta che contrastata in quanto il successo dei virtussini, fin dalla metà del primo tempo, si è delineato con tutta chiarezza.

I bolognesi hanno fatto sfoggio di una buona giornata, si potrebbe dire anche ottima se posta in raffronto alla prestazione di otto giorni fa. Hanno iniziato con decisione e subito sono andati a saggiare la difesa degli avversari con un velocissimo contropiede che alla base ha avuto una palla in diagonale di campo di Bersani ed alla sommità lo scattante Negroni che bloccata la sfera con rapidità l'insaccava nel canestro veneziano. Su questo ritmo e pressoché sempre alla stessa maniera, la Virtus ha condotto, dominando, per tutto il primo tempo.

Inizio della ripresa sul facsimile di quanto aveva fatto in apertura di partita poi, vuoi per la stanchezza e vuoi per aver immesso in campo i rincalzi, la Virtus rallentava l'andatura e di ciò ne profittavano gli ospiti che riuscivano a neutralizzare gran parte del passivo. Tuttavia il rientro in campo dei migliori bolognesi impediva che la marcia di avvicinamento potesse divenire pericolosa.

Questa la velocissima partita disputata in Sala Borsa tra bolognesi della Virtus e lagunari della Reyer. Non molto questa contesa ha mostrato sul metro tecnico, niente ha fatto vedere la Reyer, ma è ugualmente piaciuta per quella vivacità - nel finale anche troppa - che l'ha caratterizzata impedendo che si registrassero periodi morti. Dalla Reyer ci attendevamo di più ma la squadra veneziana non ha trovato a Bologna la sua giornata di estro ed anzi quando la Virtus ha preso decisamente il comando, si è disunita quasi completamente vivendo sulle prodezze di qualche giocatore. Vero che Marsico è stato vittima di uno stiramento all'inizio di partita ed altrettanto vero che Geroli e Fagarazzi non sono stati impiegati che pochissimo in quanto indisposti, ma è pur vero che al di fuori di "baby" Campanini, Borsoi, De Biasi e Girardo, è stato difficile vedere emergere qualche altro veneziano. Tuttavia la Reyer non va giudicata su quanto ci ha fatto vedere, bensì su quello che farà.

La Virtus è apparsa migliore soprattutto nel morale: ci ha dato l'impressione di poter far dimenticare il grigiore che l'ha mimetizzata in questo inizio di campionato. Il pubblico l'ha applaudita perché è così che vuol vederla giocare; speriamo ora che non si tratti di un episodio che resterà isolato. Bersani, Ferriani e Negroni sono stati i migliori: al loro gfianco vanno posti Rapini, non sempre pronto però, Bonaga e il resuscitato Dario Zucchi. Bene Rinaldi e citazione per l'esordiente Lanzarini che ha fatto vedere di non emozionarsi, e non è poco. Mancava Bendandi: si dice per dissensi con la società. Speriamo non sia vero. I due arbitri romani hanno diretto bene, anche in quel finale che non ha trovato il consenso del pubblico. quando le partite si scaldano a tal punto, di meglio non si può fare; a meno che non si voglia buttar fuori non meno della metà dei giocatori.

Bersani, qui a canestro, migliore in campo nel derby contro il Gira del 19/11/1950

Ferriani acrobatico in Virtus - Itala Gradisca del 10 dicembre 1950

NEL SEGNO DELLA CLASSE LA VIRTUS SI AGGIUDICA IL PRIMO TROFEO "PIBIGAS"

di Roberto T. Fabbri - Stadio - 01/01/1951

 

Reggio Emilia 31.

Con la vittoria della Virtus Bologna, successo del resto preventivato, si è concluso il primo torneo nazionale di pallacanestro di squadre maschili, "Trofeo PIBIGAS", qui iniziatosi ieri con la partecipazione di sette squadre (l'ottava, la Ginnastica Torino, ha rinunciato all'ultimo momento dimostrando scarsa sportività e serietà, ma non per questo il torneo ne ha patito).

Dire che la competizione reggiana è pienamente riuscita è quanto doverosamente va asserito. Riuscita spettacolare, ottima propagandisticamente, ed impeccabile per signorilità e perfezione di organizzazione. I fratelli Giorgio e Gino Farioli, della Pibigas, possono andar fieri di questo loro esordio in campo cestistico; speravano in animo di dare a Reggio una grande manifestazione e vi sono riusciti. Peccato che il pubblico non abbia risposto completamente, come presenza, all'avvenimento. Chi è mancato ha perduto la buona occasione per assistere ad uno spettacolo che è stato di primo ordine.

A tanto hanno contribuito in primo luogo le protagoniste e queste meritano tutte, anche quelle che per sfortuna o manifesta inferiorità non hanno potuto conseguire risultati e piazzamento migliori. Così la Robur Ravenna ed altrettanto il Csi Pesaro, due squadre di serie A che quelle della serie "cadetta" si sono presi il gusto  di liquidare quasi in segno di protesta e vendetta per la differenza di casta. E buona  l'impressione anche sollevata dal Pibigas Reggio, la squadra della società organizzatrice, che pur palesando manchevolezze tecniche è riuscita a cogliere risultati - imprevisti dal pronostico - in virtù del suo piglio garibaldino  con il quale si è battuta.

Una buona squadra la veneziana Laetitia che ha avuto il difetto maggiore nel nervosismo troppo spesso affiorante di alcuni suoi elementi. La squadra di Lelli poteva anche fare di più , ma il capitano dei lagunari può essere notevolmente soddisfatto poiché il torneo reggiano ha dato la possibilità di constatare la reale ripresa della sua compagine. Inferiore alle sue possibilità la bolognese OARE che può forse accampare attenuanti nell'assenza di alcuni suoi uomini che vanno per la maggiore. Sia detto però a completa assoluzione che quelli scesi in campo a Reggio Emilia si sono battuti con molta gagliardia e se si fa eccezione per il negativo esordio, poi se la sono cavata brillantemente.

Menzione del tutto speciale merita la Cremonese. No la conoscevamo e le sue prestazioni nelle due giornate reggiane ci hanno favorevolmente impressionato. È una squadra solida non solo fisicamente ma anche tecnicamente; il suo gioco è convincente soprattutto per la lucidità con cui viene eseguito, deciso e positivo. Ha il cervello in Vucich e Guerreschi il filtrador; ma in gamba sono anche gli altri e particolarmente Primavera, Zini e Zovoli. L'impianto grigiorosso si è fatto notare principalmente nei due incontri con la Virtus che, se anche perduti hanno confermato la bontà del complesso e della loro scuola. Meritato il secondo posto conquistato e tale piazzamento va considerato il massimo di quanto i Cremonesi - e non solo loro in ogni caso - potevano fare.

Come era nelle generali previsioni, la Virtus si è aggiudicata il Trofeo poiché realmente la squadra migliore e superiore a tutte. Aveva lasciato incerti oggi nel primo confronto con la Cremonese, ma ha fugato i dubbi quando ha giocato per la vittoria finale. Solo in qualche raro momento Bersani e compagni (mancavano Ferriani e Negroni) hanno dato spettacolo; comunque nessuna delle squadre che li ha incontrati è mai riuscita a porli in imbarazzo od in difficoltà. La Virtus è stata applauditissima (ma i consensi non sono mancati nemmeno alle altre squadre, ché il pubblico reggiano si è dimostrato di una sportività esemplare) e lo ha meritato come ha meritato il primo posto finale. C'è la classe, quella con la lettera maiuscola, nella squadra bolognese; e per essa, completa o no, con formule normali o no, quando c'è di mezzo il prestigio non esistono ostacoli. Passa tutto travolgendo come un compressore,  pur senza mostrare mai la grinta feroce.

Il torneo si è svolto con una formula tutta nuova: tempi ridotti (sette minuti e mezzo l'uno), squadre di sei giocatori con sostituzione ammessa  solo all'inizio della ripresa od in caso di infortunio o di espulsione di un elemento. Fade eliminatoria dopo due sconfitte anche non consecutive, poi via fino alla fine sulla scorta dei risultati. Il criterio che ha suggerito e disciplinato  questa manifestazione ha i suoi lati buoni e no.  Parlarne in questa sede sarebbe finire molto lontani, lo faremo nei prossimi giorni. Diciamo subito che l'iniziativa è stata quanto mai coraggiosa, ma è pienamente riuscita. E questo aggiunto a quanto detto in generale sulla competizione, significa assolvere in pieno la fatica dei dirigenti reggiani del Pibigas.

Si dovrebbe dire qualcosa sulla partita finale. Il tabellino che pubblichiamo sull'incontro Virtus-Cremonese parla con sufficiente chiarezza. I lombardi hanno retto bravamente nella prima parte tanto da chiudere in parità, poi sono capitolati quando la Virtus ha premuto sull'acceleratore del suo gioco. Le squadre, agli ordini degli arbitri Mariani e Turbacco, si sono così allineate:

Virtus Bologna: Bersani, Rinaldi, Zucchi Dario, Rapini, Zucchi Dino (Bonaga). Cremonese: Guerreschi, Zini, Vucich, Primavera, Zovoli (Silvi).

Successione punteggio - Primo tempo: 0-1, 0-3, 0-5, 2-5, 2-7, 3-7, 5-7, 7-7. Secondo tempo: 8-7, 8-9, 10-9, 11-9, 13-9, 15-9, 16-9, 16-10, 18-10, 20-10.

Nella classifica dei tiratori scelti domina Guerreschi con 21 punti, seguito da Dino Zucchi con 20, Del Zotto (Laetitia) con 17, Rapini e Ruozzi (Pibigas) con 13.

Si sono alternati alla direzione degli incontri, con gli arbitri già menzionati, Piccoli (Ferrara) e Pioppi (Reggio E.).

Ecco il dettaglio

Eliminatorie

Pibigas Reggio Emilia - OARE Bologna 14-8 (8-2)

Laetitia Venezia - Robur Ravenna 11-10 (8-3)

Cremonese - Csi Pesaro 14-12 (d.t.s.)

Virtus - Pibigas Reggio Emilia 16-11 (11-8)

Csi Pesaro - Robur Ravenna 11-10 (7-7)

Cremonese - Laetitia Venezia 20-14 (5-7)

Semifinali

OARE Bologna - Csi Pesaro 16-10 (9-5)

Laetitia Venezia - Pibigas R E.13-10 ( 10-7)

Virtus - Cremonese 8-5 (5-5)

OARE Bologna - Laetitia Venezia 11-8 (3-5)

Cremonese - OARE Bologna 18-9 (14-3)

Finale

Virtus Bologna - Cremonese 20-10 (7-7)

Classifica finale

1.Virtus Bologna; 2. Cremonese; 3. OARE Bologna; 4. Laetitia Venezia; 5. Pibigas Reggio Emilia; 6. Csi Pesaro; 7. Robur Ravenna.

 

 


 

I CESTISTI DELLA VIRTUS BOLOGNA SI AGGIUDICANO IL I. TROFEO PIBIGAS

di Dario Iotti - Gazzetta di Reggio - 02/01/1951 - articolo fornito da Lamberto Bertozzi

 

La Virtus di Bologna, come il pronostico voleva, si è aggiudicata il 1. Trofeo Pibigas ed ha messo una grossa ipoteca per l'aggiudicazione della grande coppa di argento messa in palio dai signorili organizzatori.

Ha dovuto in certi incontri impegnarsi a fondo la squadra bolognese specialmente contro i locali, sabato sera, e contro la Cremonese successivamente. Ma in fondo la classe cristallina ed inconfondibile di Bersani e Rapini, coadiuvati egregiamente dai compagni, si è imposta nettamente.

Subito dopo i vincitori va posta la Cremonese: i grigio-rossi hanno confermato ancora una volta di essere una compagine che va per la maggiore.

Vuchic e Guerreschi sono due atleti che si stanno imponendo in campo nazionale. Dietro ai lombardi sono finiti i bolognesi dell'OARE che devono ringraziare per questo piazzamento la dea bendata che li ha favoriti nel sorteggio opponendoli al Torino, compagine questa che poco sportivamente ha defezionato all'ultimo momento, e da compiacenti arbitraggi. I veneziani della Laetitia, che saranno domenica alla Magenta per la settima di campionato, hanno fornito una prestazione ottima e Del Zotto, Lelli e Scattolin sono apparsi in forma perfetta. (Attenti quindi atleti del Pibigas). Le due compagini di serie A, Pesaro e Ravenna, sono state complessivamente inferiori alla loro forma, forse perché incomplete, forse perché poco abituate a giocare su un terreno coperto, certo è che si sono fatte superare e nettamente da compagini della serie inferiore.

I locali del Pibigas non hanno avuto fortuna. Superata brillantemente l'OARE nella gara di apertura, il sorteggio li ha mesi a confronto subito dopo con i campioni della Virtus ed era logico che non riuscissero a superare la massiccia compagine bolognese.

De Lucio, Colli e Ruozzi (un superbo rientro quello dell'atletico attaccante) sono stati i migliori.

L'organizzazione è stata perfetta e di questo bisogna dare merito ai fratelli Giorgio e Gino Farioli che non hanno lesinato nelle spese e si sono prodigati incessantemente. Un esordio il loro pieno di ottimo auspicio ed i dinamici dirigenti hanno già assicurato che il prossimo anno faranno ancora meglio.

Il pubblico ha risposto in modo normale ed è ovvio che ci si aspettasse qualcosa di più ma gli assenti una volta di più hanno avuto torto.

Il torneo si è svolto in una formula del tutto nuova: due tempi di sette minuti e mezzo (tempi effettivi di gioco), squadre a sei giocatori con sostituzione all'inizio del secondo tempo in caso di infortunio o di quattro falli personali.

In complesso la manifestazione ha superato felicemente la prova. Sono affiorati anche, ed è ovvio, certe pecche che potranno essere con facilità eliminate. Le gare, pur nella loro brevità, hanno avvinto gli spettatori e sono apparse, per lo più, molto incerte ed equilibrate, tuttavia il loro numero è apparso eccessivo. Troppe sei gare consecutive! Ma di questo ed altro avremo tempo per parlare in un secondo tempo.

Nella partita di finale i cremonesi hanno resistito tutto il primo tempo terminato in parità 7 a 7 e nei primi tre minuti della ripresa, 9 a 8 in loro favore, poi la Virtus ha sfoderato un finale irresistibile ed è passata.

A Bersani e compagni quindi la magnifica coppa in custodia sino alla fine del 1951, poi i bolognesi dovranno rimetterla in palio in quanto il trofeo è biennale anche se non consecutivo.

Ai cremonesi è andata la coppa del Comitato Provinciale FIP.

Un successo quindi completo questo Primo Trofeo Pibigas: unica nota veramente stonata gli arbitraggi (e questo non tocca o tocca minimamente i "locali" Pioppi e Turbacco), troppi gli errori e le indecisioni con valutazioni completamente cervellotiche dei falli.

Ricorderemo qui che alla Laetitia è stato annullato un canestro perché Del Zotto si era appoggiato al compagno Lelli e non solo annullato, ma fu assegnato anche un personale a sfavore. Anche di questo ne riparleremo: per ora archiviamo questo torneo constatandone il completo e promettente successo.

Ecco il dettaglio:

Eliminatorie

Pibigas R.E. - OARE Bologna 14-8 (8-2)

Laetitia Venezia - Robur Ravenna 11-10 (8-3)

Cremonese - Csi Pesaro 14-12 (d. i  t. s.)

Virtus Bologna - Pibigas R.E. 16-11 (11-8)

Csi Pesaro - Robur Ravenna 11-10 87-7)

Cremonese - Laetitia Venezia 20-14 (5-7)

Semifinali:

OARE Bologna - Csi Pesaro 16-10 (9-5)

Laetitia Venezia - Pibigas R.E. 13-10 (10-7)

Virtus Bologna - Cremonese 8-5 (5-5)

OARE Bologna - Laetitia Venezia 11-8 (3-5)

Cremonese - OARE Bologna 18-9 (14-3)

Finale:

Virtus Bologna - Cremonese 20-10 (7-7)

Classifica finale:

1) Virtus Bologna 2) Cremonese 3) OARE Bologna 4) Laetitia Venezia 5) Pibigas Reggio Emilia 6) Csi Pesaro 7) Robur Ravenna

 


 

CAROVANA BOLOGNESE PER BOROLYMPIA-VIRTUS

Stadio - 03/01/1950

 

Domenica prossima la squadra della Virtus sarà in trasferta a Milano sul campo del Borolympia, campione d'Italia. Confronto quanto mai impegnativo e sentito; lo documenta il particolare che molti appassionati seguiranno la squadra nel capoluogo lombardo. Per tale ragione la Società virtussina ha organizzato un pullman oramai quasi completato. Per i posti ancora disponibili, gli interessati potranno rivolgersi alla Virtus (palestra Righi, porta Saragozza, telefono 25796, oppure in Sala Borsa nelle serate di mercoledì e venerdì).

La squadra, reduce dal successo conseguito a Reggio Emilia nel primo trofeo Pibigas, ha ripreso la sua normale preparazione. È incerto se si trasferirà a Milano nella giornata di sabato oppure solo nella mattinata di domenica.

 

IL BOROLYMPIA SUPERA LA VIRTUS IN UN EMOTIVO FINALE: 40-37

Una partita da scudetto quella di Milano

di Roberto T. Fabbri - Stadio - 08/01/1951

 

Borolympia Milano: Acerbi, Sforza (49, Romanutti (14), Rubini (6), Stefanini (15), Pagani (1), Crivelli, Miliani, Pegurri, Baruffi.

Virtus Bologna: Bersani (5), Ferriani (3), Negroni (10), Rapini (6), Zucchi Dario (7), Zucchi Dino (2), Rinaldi (4), Bonaga, Bendandi, Lorenzini.

Arbitri: Cenni (Trieste) e Testa (Torino).

Primo tempo: 0 a 2; 1 a 2; 1 a 4; 1 a 6 (sospensione Borolympia al 3'); 3 a 6; 3 a 7; 4 a 7; 4 a 9; 5 a 9; 7 a 9; (sospensione Virtus al 9'); 7 a 10; 9 a 10; 9 a 12; 11 a 12; 11 a 14; 13 a 14; 15 a 14; 16 a 14; 16 a 16; 18 a 16; 18 a 17 (sospensione Virtus al 18'); 19 a 17.

Secondo tempo: 21 a 17; 21 a 19; 21 a 21; 23 a 21; 23 a 22; 23 a 23; 25 a 23; 25 a 24; 27 a 24; 29 a 24; 31 a 24; 31 a 25; 31 a 27 (sospensione Borolymoia); 32 a 27; 34 a 27; 34 a 29; 34 a 31; 36 a 31; 36 a 33; 36 a 35; 38 a 35; 38 a 37 (sospensione Borolympia al 18'30"); 40 a 37.

 

Dal Nostro inviato

Milano, 7 - A un minuto e mezzo dalla fine il Borolympia conduceva con un punto di vantaggio. L'esito era tutt'altro che deciso e difficile ancora restava il prevedere chi delle due squadre contendenti avrebbe colto la palma del successo. In tale momento la squadra milanese chiese la sospensione certo per organizzare il suo "finale" e in pari tempo frenare il "ritorno" dei bolognesi. Ma anche costoro non dormivano e alla ripresa del giuoco davano subito vita a un "pressing" che, registrato magistralmente da Bersani, avrebbe potuto dare anche la vittoria.

Questo non venne poiché nella fase conclusiva Rapini, evidentemente emozionato, si lasciò sfuggire la palla che, raccolta da Rubini, fu subito lanciata a Stefanini in contropiede appostato quasi sotto il canestro bolognese. Il tiro del nazionale fallì e sull'immediata risposta la stessa occasione si presentò a Negroni che tagliò fuori Rubini e in velocità lanciò da sotto la sfera. La palla batté sul cerchio e rimbalzò in campo, ricuperata da Pagani che tagliò a Rubini il quale, con tutta calma, non fallì il bersaglio dopo la veloce discesa. Mentre la palla sfilava dalla rete del canestro bolognese, veniva fischiata la fine. Entusiasmo in campo milanese; giustificato rammarico in quello petroniano.

Una gran bella partita, giuocata sulla linea della combattività più sostenuta e della più perfetta cavalleria; un incontro magistralmente diretto dal triestino Censi e dal torinese Testa, una contesa spettacolo che ha mandato in delirio il foltissimo pubblico accorso. Per noi è la più bella partita vista in questo campionato e riteniamo che sarà difficilmente superata da altre nel suo contenuto tecnico e agonistico.

Ha meritatamente vinto il Borolympia, che ai bolognesi nulla ha derubato con questo suo successo; poteva vincere anche la Virtus, che ha giuocato una partita magistrale per intelligenza e rendimento, confermando il suo stato di grazia e meritando ancora una volta di restare nel novero delle migliori se non pure la migliore delle squadre d'Italia.

Il Borolympia ci è piaciuto moltissimo: l'abbiamo ritrovato più squadra, più chiaro d'idee e sicuro nel giuoco. Ha posto in evidenza che la presenza di Romanutti - ma nessuno ne dubitava - ha fornito l'occasione non solo per rafforzare la squadra, ma addirittura per darle un autentico volto. E Romanutti è stato forse il migliore della compagine milanese, seppure questa deve molto a Sforza - i suoi due canestri consecutivi da media distanza al 5' di gioco della ripresa sono stati forse risolutivi per il risultato - oggi utilizzato con molta accortezza. Stefanini è sempre il solito: tenerlo non è facile e con quel suo doppio scatto in elevazione, riesce quasi sempre a farla franca. In gambissima Rubini, cervello e registro autentico del Borolympia, protagonista di una partita, che per altro oggi gli si addiceva con la lettera maiuscola. Molto bravo Pagani e redditizio Acerbi. Questi i giocatori milanesi scesi in campo.

La Virtus va posta tutta sul piedistallo della gloria. Ha giuocato da campione autentico, senza mai cedere nemmeno quando il passivo sembrava dover essere incolmabile, sempre tenendo il campo con autorità - e nella prima fase e nell'ultima fece trepidare i milanesi - ponendo in evidenza un'efficace forza che, forse, fino ad oggi non le si poteva con sicurezza accreditare.

Ancora una volta il migliore - anche in senso assoluto - in campo è stato Bersani; dopo di lui Negroni, riapparso in felice forma, e Dario Zucchi. Bravo sempre in campo Ferriani, anche se non molto appariscente, e Dino Zucchi che ha giuocato quasi febbricitante, e anche Rinaldi, mobilissimo e deciso.

Le note tecniche di questo confronto, che forse in futuro potrà pesare anche decisamente sulla conquista del titolo, le rinviamo al rituale commento del mercoledì. Diremo che l'arma migliore  sfoggiata dal Borolympia è stato il contropiede e la sua "zona" si è fatta notevole anche se la Virtus ha saputo perforarla con molta abilità. Squadre però come la Virtus, il Borolympia non le incontra tutti i giorni.

Dal canto suo la compagine bolognese ha esordito con un indovinatissimo "1-3-1" e poi ha ribadito che è in grado di contrapporre a ogni avversario qualsiasi schema  di attacco e di difesa. in questo il merito va a Dino Fontana che questa volta non ha motivi di versare lacrime sulla sconfitta. La sua squadra è caduta in piedi: degna dei vincitori e anch'essa se fosse stato possibile, meritevole della vittoria o quanto meno, regnando Salomone, di un verdetto di parità.

 

MINUTO PER MINUTO

Primo minuto: Negroni apre la segnatura con un'azione triangolata che buca il pentagono della fortissima "zona" milanese. Rubini raccorcia le distanze con un personale. Siamo nel periodo migliore della Virtus che costruisce azioni su azioni che portano dopo tre minuti di gioco il vantaggio a 6-1. Il Borolympia non regge a questo ritmo e Rubini chiede un minuto di sospensione per riorganizzare le file. Sono ora i milanesi a contrattaccare. Segna Romanutti su azione; subito dopo, su personale di Acerbi, Rapini centra un tiro libero. Seguono momenti di studio reciproco e di azioni veloci e pungenti fino a  quando, in vantaggio per 9 a 7, la Virtus al 9' chiede a sua volta sospensione.

Ancora azioni in profondità dei bolognesi. Sforza fallisce alcuni tiri liberi da lontano, ma il Borolympia piano piano sta risalendo la corrente con azioni di contropiede velocissime. La Virtus mantiene il vantaggio fino all'11' (14-13) poi su tiro di Romanutti i milanesi acquistano un minimo vantaggio (15-14). sono momenti in cui il pubblico ha il fiato mozzo per l'emozione. Incitamenti dalle due parti. I bolognesi, arrivati in carovana a Milano, fanno scandire il: "Vir-tus, Vir-tus".

Il punteggio danza sul pareggio o su uno scarto massimo di due punti a favore dei milanesi. A due minuti dal termine del primo tempo sospensione della Virtus. Punteggio sul 18 a 17. Il trillo dell'arbitro a metà gara vede le squadre con 19 a 17 per i campioni d'Italia.

Se il primo tempo è stato emozionante il secondo ha fatto soffrire il cardiopalma ai presenti. Al primo gioco Stefanini segna (21-17). Rimonta e pareggio della Virtus (21-21). Vantaggio milanese ed ancora pareggio (23-23). È l'ultimo pareggio bolognese. È arrivato il momento migliore dei milanesi, che riescono ad accumulare sette punti di scarto mediante classici e velocissimi contropiede (31-24).

La Virtus passa ancora all'attacco. Al 9' di gioco si è 31 a 27; al 10' Stefanini, lanciatissimo, tenta il gran tiro: girandosi di scatto, Rinaldi salta contemporaneamente e involontariamente urta l'attaccante che sbilanciandosi cade di schiena. È un colpo un po' duro, ma nulla di grave, tanto che "Sergio" rientra in campo subito. La Virtus preme ancora e arriva a raccorciare più volte le distanze prima sul 34 a 31, poi sul 36 a 35. Siamo a cinque minuti circa dalla fine. Stefanini intercetta una palla su Bersani, scatta e si trova solo sotto canestro: sbaglia.

Quando il disco dei tre ultimi minuti di gioco si alza siamo sul 38 a 37. La Virtus passa "uomo contro uomo" e adotta il "pressing". Negli ultimi due minuti la palla è in mano dei virtussini. I bolognesi si studiano di bucare la "zona" milanese per annullare con un tiro improvviso il minimo distacco. Ma Rapini perde la palla. È stato questo un duro colpo. Palla nelle mani del Borolympia che gioca a perditempo (siamo a 1'30" dalla fine).

"Pressing" della Virtus. I secondi passano veloci e l'orgasmo dei bolognesi cresce, quando Rubini si trova solo e aggiudica definitivamente a 5 secondi dalla fine la vittoria alla squadra: 40 a 37.

Chiusa la partita, gli arbitri Cenni e Testa siedono stanchissimi e sudati sulle panchine lasciate vuote dai giocatori.


 

Olimnpia - Virtus del 7 gennaio 1951: Ferriani sta per stoppare Rubini

GINNASTICA ROMA - VIRTUS: 36-35

Annullato il canestro della vittoria! Partita dominata dai petroniani e guastata dai direttori di gara

di Roberto T. Fabbri - 15/01/1951

 

Ginnastica Roma: Primo (5), Margheritini (3), Marietti (2), De Carolis (4), Cerioni (10), Ferretti (7), Palermi (1), Gambino, Paveri (4), Giordani.

Virtus Bologna: Ferriani (1), Rinaldi (2), Zucchi Dino (12), Rapini (10), Negroni (6), Bersani, Zucchi Dario (4), Bonaga, Bendandi, Lanzarini.

Arbitri: Andri (Trieste) e Sticotti (Udine).

Successione del punteggio - Primo tempo: 1-0, 3-0, 3-2, 3-4, 3-5, 3-6, 3-8, 3-10 (sospensione Ginnastica Roma all'8'), 3-11, 4-11, 5-11, 7-11, 8-1, 10-11, 10-13, 10-15, 10-16, 10-17, 12-17, 12-19, 14-19, 16-19, 18-19.

Secondo tempo: 18-21, 18-23, 20-23, 22-23, 22-24, 24-24, 24-25, 26-25, 28-25 (sospensione Virtus al 9'), 30-25, 32-25, 32-27, 32-29, 32-31 (sospensione Ginnastica Roma al 13'), 33-31, 33-33, 35-33, 35-35 (sospensione Virtus al 16'30"), 36-35.

Dal nostro inviato

Roma, 14 - Questa volta non rubiamo nulla alla squadra vittoriosa, la Ginnastica Roma, asserendo subito che il suo successo è tutt'altro che limpido. La colpa non è però sua; va riversata sugli arbitri - e il fatto ci desta meraviglia specie perché solitamente Andri è in gamba - che, a parte certe discutibili decisioni nella valutazione dei "falli", hanno negato alla Virtus una vittoria conquistata con molto sudore, ma pienamente meritata. Ma sarà bene procedere con ordine e precisamente dalla fine, anzi a 5" dallo scadere del tempo.

Su contropiede la Virtus giungeva sotto canestro romano; la palla finiva nelle mani di Negroni che, quasi da sotto, era svelto a lanciarla nel bersaglio. Mentre la sfera compiva la parabola e stava per infilare il cesto giungeva il fischio di chiusura del cronometrista. i due trilli non erano ancora stati emessi che la palla sfilava dalla rete. Canestro, secondo il regolamento, validissimo, e quindi vittoria della Virtus che stava perdendo per 36 a 35. Invece gli arbitri, fischiando la fine alzarono le braccia agitandole in segno negativo. Il canestro, per loro, non era buono.

Lo immaginate voi cosa sia accaduto, entusiasmo dei romani e costernazione dei bolognesi; giustificati gli uni e gli altri per i sentimenti opposti che tale decisione generava.

Adesso, amici lettori date un'occhiata al tabellino della successione del punteggio.

La squadra romana, certo inferiore alla sua fama, è stata dominata nel primo tempo e anche nel secondo durante il quale riusciva, per la prima volta, a portarsi in vantaggio solo tra l'ottavo ed il nono minuto di gioco. Dominata su tutta la linea, anche nei rimbalzi, per concezione e lucidità di gioco; e tutto questo malgrado l'assenza notevole di Bersani che sceso in campo nella ripresa, dopo tre minuti doveva uscire per l'impossibilità di usare la mano sinistra dalla quale era stato tolto il gesso a mattino.

Doveva dunque vincere malgrado tutto la Virtus. Invece no, la vittoria gliela hanno negata proprio gli arbitri. Cioè coloro che al contrario avrebbero dovuto convalidarla. Un successo rubato, una sconfitta che è una beffa; un insuccesso che i direttori di scontro hanno sulla coscienza come l'inesistente "fallo" fischiato a Dario zucchi - a un minuto dalla fine - che è significato per quanto poi è accaduto, lo striminzito punto che per la Ginnastica Roma ne vale due, a meno che la Virtus non presenti il preannunciato reclamo per errore tecnico, e questo venga accolto. Ed allora, in sede di ripetizione, tutto sarà ancora da decidere.

Sta di fatto oggi che, se nulla otto giorni fa v'era da dire sulla sconfitta virtussina a Milano, in questa circostanza molto ve n'è.

Ed è un peccato perché partite perdute in questa maniera non giovano in nessun senso allo sport; senza tener conto poi delle conseguenze per chi è vittima degli errori altrui.

Per il resto va detto che, come era nelle previsioni, è stata una bella partita, l'emotività è già nota, la combattività è intuibile. In linea tecnica, oggi, la Virtus è superiore di una spanna alla ginnastica Roma. Dei protagonisti sugli scudi Negroni, Ferriani, i due Zucchi, Rinaldi, Rapini e Bersani per la volontà che aveva mostrato, cioè i virtussini scesi in campo; dei romani Cerioni, Paveri, Ferretti, Primo e Margheritini.

 


 

ATTRAVERSO EMOZIONANTI ALTERNATIVE LA VIRTUS BATTE LA STELLA ROSSA: 35-33

L'incontro internazionale di Bologna

di Roberto T. Fabbri - Stadio - 25/01/1951

 

Virtus: Bersani, Ferriani (5), Rinaldi (3), Negroni (1), Rapini (7), Zucchi Dino (10), Bonaga, Zucchi Dario (9), Bendandi, Lanzarini.

Stella Rossa Belgrado: Ghetz (1), Rochlitzer (8), Gogich (3), Bjegojevich, Andriasevich, Demsar (10), Alacich, Sokolovich (4), Kalember, Jovanich (4), Ciurcich (3).

Arbitri: Ugolini e Valvola di Bologna.

Successione punteggio - Primo tempo: 0-2, 0-4 (sosp. Virtus al 4'), 2-4 (sosp. Stella Rossa al 7'), 2-5, 3-5, 3-7, 3-8, 3-9, 3-10, 5-10, 7-10.

Secondo tempo: 9-10, 11-10, 13-10, 13-12, 13-14, 13-16, 15-16, 15-17, 15-19, 17-19 (sosp. Stella Rossa all'8'), 19-19, 20-19, 22-19, 24-19, 25-19, 25-20, 26-20, 28-20, 28-22, 28-23, 30-23, 30-25, 31-25, 31-27, 31-29 (sosp. Virtus al 14'), 31-30, 33-30, 33-32, 35-32, 35-33 (sosp. Stella Rossa al 19'25").

 

È doverosa una premessa: se la squadra jugoslava non fosse giunta a Bologna un'ora prima dell'incontro, l'esito sarebbe stato senz'altro diverso (supposto sempre che la Virtus avesse giocato così come ha fatto martedì sera), in quanto la superiorità della Stella Rossa è apparsa nitida e su di essa non si possono avere dubbi. Gioca bene, ancor meglio di quanto mostrò la stagione scorsa; più affinata nella tecnica, abilissima nei "rimbalzi", sempre atleticamente a posto. Con in più nel bagaglio dell'esperienza, qualche "numero" all'americana evidentemente appreso ai mondiali di Buenos Aires dai cinque della Stella Rossa che in quell'occasione hanno fatto parte della nazionale jugoslava.

Malgrado quanto detto va posto subito in giusta luce che la vittoria della Virtus è regolare seppure è stata chiara la sua inferiorità di fronte all'avversaria. Alla prestazione tecnicamente non certo maiuscola, i bolognesi hanno supplito con una grande volontà alla quale va l'esclusivo merito del loro successo. Si sono battuti gagliardamente e favoriti da qualche momento felice, nella ripresa, sono riusciti a regalare al loro pubblico anche questa vittoria. Ma il confronto ha posto in chiara evidenza la grave lacuna che attualmente affligge la squadra virtussina, cioè la mancanza - quando gli incontri sono difficili, e quello di martedì lo era così come lo sono stati quelli di Milano e Roma, e il complesso non riesce a sfoderare la grande giornata - dicevamo si nota la mancanza dell'uomo che porti la squadra all'attacco.

Martedì non era in grado di farlo Rapini, piuttosto giù di tono; ha tentato Ferriani e poi volta a volta gli altri (compreso Bersani però troppo timoroso per la sua mano infortunata), ma nessuno è riuscito pienamente nell'impresa. Vero anche che quando sono di fronte due squadre che giocano alla stessa maniera, prevale quella che oltre ad essere più preparata dispone di elementi di maggior classe. In questa circostanza la considerazione non vale poiché ha vinto la Virtus.

Ciò premesso è altrettanto chiaro che tecnicamente la partita non è stata bella; è risultata però interessantissima poiché, - proprio per la situazione in cui sono venute a trovarsi le due squadre: una stanca, l'altra giù di tono - in fatto di emotività il pubblico è stato tenuto sospeso fino all'ultimo secondo. Per convincervene è sufficiente diate un'occhiata al tabellino della successione del punteggio.

Dei protagonisti Ghetz, Demsar, Rochlitzer, Sokolovich e Gogich sono, tra gli ospiti, gli atleti che maggiormente hanno impressionato; in campo bolognese l'elogio va distribuito globalmente per lo spirito che ha sostenuto la squadra. La citazione particolare è principalmente per i due Zucchi, Negroni, per il lavoro di copertura effettuato, Ferriani e Rinaldi. Di Rapini si è detto. Qualche dissenso ha sollevato la direzione arbitrale; senz'altro qualche decisione può essere stata discutibile ma la combattuta ripresa impone di assolvere l'operato dei due direttori.

Prima di questa partita si è disputato un incontro femminile tra le squadre della Cestistica  Bologna e Juves Modena. Hanno vinto le bolognesi per le 28 a 18 dopo che il primo tempo era terminato, sempre in loro favore, per 16 a 10. Hanno arbitrato Costantino e Zaniboni di Bologna. Pubblico record in Sala Borsa.

LEGA NAZIONALE TRIESTE - VIRTUS: 35-35

I bolognesi raggiunti negli ultimi secondi

di Franco Tononi - Stadio - 29/01/1951

 

Lega Nazionale Trieste: Miliani (11), Prodi (10), Bernardis (2), Porcelli (7), Breceli, Fornasier (2), Covi, Grandi, Vidulli (3).

Virtus Bologna: Rapini (11), Zucchi Dino (8), Zucchi Dario, Bonaga (2), Lanzarini, Bersani (1), Ferriani (3), Negroni (8), Rinaldi (2), Bendandi.

Arbitri: Sussi e Chimenti di Livorno.

Successione punteggio - Primo tempo: 2-0, 4-0, 6-0, 6-2, 8-2 (sospensione Virtus), 9-2, 11-2, 11-4, 12-4, 14-4, 15-4, 15-6, 15-8 (sospensione Lega), 17-8, 17-10, 17-12, 18-12, 19-12, 20-12, 20-1320-15, 22-15.

Secondo tempo: 24-15, 24-17, 24-19, 26-19, 28-19, 28-21, 28-23, 28-24, 28-26, 28-28 (sospensione Lega), 30-28, 32-28, 33-28, 33-30, 33-31 (sospensione Lega), 33-32, 33-33 (sospensione Virtus), 33-35, 34-35, 35-35.

 

Trieste, 28 - Bella e combattuta la partita disputatasi oggi nella palestra di via della Valle. Erano di scena gli ex campioni della Virtus che godono a Trieste grandi simpatie sin da quando erano i temibili avversari dell'allora grande Ginnastica. La Virtus non ha smentito la sua fama di signora del gioco con la schiera dei suoi nazionali ed ha dato vita ad una magnifica gara che ha entusiasmato fino all'ultimo istante di gioco. la Lega ha ritrovato per l'occasione la vena dei giorni migliori e pur priva di Lucev, Salvi e Presca, ha disputato una stupenda partita come quella che le aveva permesso di fermare nelle prime giornate di questo campionato il Borolympia.

Gli azzurri locali sono passati subito all'attacco e ben presto accumulavano un forte vantaggio grazie ai magnifici tiri da lontano di Prodi ed ai cesti di Miliani. I bianchi bolognesi apparivano disorientati e continuavano nella girandola di sostituzioni senza trovare il ritmo giusto; solamente negli ultimi minuti del primo tempo, sospinti da Bersani e Ferriani, gli ospiti accorciavano le distanze rimettendo in sesto una partita che stava assumendo per loro una brutta piega. Il pubblico sosteneva i locali che chiudevano il primo tempo in vantaggio di 7 punti. Un'altra fisionomia ha assunto la gara nella ripresa allorché la Virtus ha schierato la formazione tipo (Bersani, Ferriani, Zucchi Dino, Rapini, Negroni) mentre la Lega incominciava a risentire della stanchezza dei suoi atleti che avevano usufruito nel primo tempo di un solo cambio. Dopo due altre segnature di Miliani, la Virtus assumeva l'iniziativa del gioco e per mezzo di Zucchi accorciava le distanze e riusciva a portarsi in parità (28-28) con un canestro di Negroni dopo nove minuti di gioco. Reazione degli azzurri che si portano nuovamente in vantaggio, ma a tre minuti dal termine i due quintetti sono ancora alla pari. È Negroni che con un magnifico cesto porta avanti la Virtus. Il finale è emozionante: la Lega rinuncia ad un tiro libero e poco dopo fruisce di altri due che Vidulli mette a segno. L'ultima azione è della Virtus che manca il canestro con Bersani. Difficile elencare i migliori; tuttavia dobbiamo ricordare Miliani e Prodi per la Lega; Bersani e Negroni per la Virtus.


 

LA VIRTUS IN GRAN FORMA TRAVOLGE IL PAVIA: 56-20

di Roberto T. Fabbri - Stadio - 05/02/1951

 

Virtus: Bersani (1), Ferriani (8), Zucchi Dino (14), Rapini (18), Negroni (12), Zucchi Dario (3), Rinaldi, Bendandi, Bonaga, Lanzarini.

Pavia: Casali, Gervasi (7), Montemartini, Zatti, Rossolen (2), Pisati, Cervi, Geronazzo (11), Molina.

Arbitri: Caracoi (Trieste) e Zaccaria (Treviso).

Successione punteggio - Primo tempo: 2-0, 4-0 (sosp. Pavia al 1'), 6-0, 8-0 (sosp. Pavia al 4'), 9,0, 9-2, 9-4 (sosp. Virtus al 12'), 10-4, 11-4, 13-4, 15-4, 17-4, 19-4, 20-4, 22-4, 24-4.

Secondo tempo: 26-4, 28-4, 28-6, 30-6, 30-8, 30-10, 31-10, 33-10, 33-12, 35-12, 37-.12, 37-14, 39-14, 39-16, 41-16, 42-16, 44-16, 46-16, 46-18, 48-18, 48-19, 50-19, 52-19, 52-20, 54-20, 56-20.

 

Alla partita era presente il Commissario tecnico della nazionale maschile, il prof. Albino Bocciai. Il comportamento della squadra bolognese è meglio che nelle parole commentato dagli applausi con cui il C.T. ha sottolineato frequentemente la prestazione degli ex campioni d'Italia. Una prova maiuscola, di quelle che entusiasmano e trascinano; di quelle che inginocchiano l'avversario senza remissione. E così è stato dal principio alla fine dell'incontro. Azioni ben congegnate, triangolazioni fulminee, canestri centrati con estrema abilità; il tutto svolto in gran velocità così che agli ospiti non è mai stato possibile organizzare una difesa capace di frenare l'offensiva dei bolognesi, ed ancora poi inscenare autentiche azioni d'attacco. E si noti che il Pavia si è battuto sempre con tenacia, ha cercato di reagire anche, ma non è riuscito nemmeno a contenere il passivo in proporzioni modeste.

Ma quando la Virtus gioca così non ci può essere avversario che regga, avversario capace di contenere il gioco dei bolognesi nella sua qualità e nella sua irruenza. E ieri il Pavia avrebbe potuto anche essere battuto più clamorosamente solo che i virtussini  non avessero "ricamato" troppo su certe azioni per la ricerca del "meglio" o del più "difficile". Una partita dunque che è stato uno spettacolo, una contesa servita ancora una volta a dimostrare la forza e le possibilità della Virtus, in questa fase del torneo senz'altro la squadra più brillante tra tutte.

In gran forma tutto il complesso, in stato di grazia particolare il quintetto costituito da Bersani, Ferriani, Zucchi Dino, Rapini e Negroni: cinque uomini che ieri giustamente si possono essere sentiti "azzurri", compreso Dino Zucchi,  che Bocciai certo ha osservato con particolare attenzione così come nel campo opposto ha tenuto d'occhio Rosolen e Montemartini. Non è il caso di andare alla ricerca del "migliore" o dei migliori; i cinque virtussini nominati hanno tutti fatto cose egregie che sarebbe difficile scinderli da un comune elogio. Tra i pavesi oltre ai due citati Geronazzo e Gervasi sono quelli che maggiormente si sono fatti notare.

Senza pecche la direzione arbitrale, peraltro favorita dalla correttezza dei giocatori. Tra gli spettatori i giocatori del Varese, reduci da Pesaro, e quelli del Borolympia, di ritorno da Ravenna. Nell'intervallo della partita il Presidente della Virtus, comm. Brini, ha offerto al campione d'Europa di marcia dei 50 km, Giuseppe Dordoni, una medaglia d'oro ricordo e riconoscimento della società per le brillanti prestazioni conseguite dall'atleta piacentino militante nella Virtus.


 

Virtus - Lausanne: 35-33

Amichevoli internazionali

di Renato Tinti - Stadio - 26/03/1951

 

Virtus: Bersani, Ferriani (5), Negroni (1), Zucchi Dino (12), Rapini (7), Bonaga (2), Zucchi Dario (6), Rinaldi, Bendandi, Lanzarini (2), Montagnani, Benchimol.

Lausanne: Gujer (5), Bongh (6), Moreillow, Pasche, Janz (2), Chevallaz, Gentil (2), Bujard (2), Joly (4), Monnier, Lechaire (12).

Arbitri: Mariani e Valvola di Bologna.

 

La partita ha un inizio velocissimo, ma il punteggio tarda a prendere quota per l'imprecisione dei tiratori. Tutto l'interesse dei numerosi spettatori si appunta subito sul lavoro dell'americano Bongh rivelatosi fin dalle prime battute atleta di eccelsa classe. È lui infatti che argina tutto l'attaccare dei virtussini e lancia i suoi verso il canestro avversario. Poco costrutto però e al decimo minuto di gioco si è ancora sul 6-5. A questo punto la partita ha una svolta decisiva. Bongh passa in pivot per organizzare le offensive dei suoi, ma Fontana ha messo in campo Zucchi Dino. Ne consegue un'immediata presa di quota dei virtussini che con diversi contropiedi felicemente e brillantemente portati a conclusione dal neo-nazione acquistano sul finire del primo tempo un vantaggio che appare per chiari segni incolmabile (23-10).

La Virtus riparte con la cosiddetta "formazione giovane" e presto Dino mette a segno un magnifico pallone. Questi due punti però nonostante la bella manovra a largo respiro non hanno altro seguito per qualche tempo e gli avversari accorciano le distanze (25-15). Fino al 13' il gioco si trascina piuttosto scialbo e sconclusionato e vive più che altro su spunti individuali tra cui notevoli soprattutto quelli di Zucchi Dino e Bongh che viene spesso applaudito a scena aperta. Siamo a 31-19. La Virtus cambia tutto il quintetto, ma la musica si mantiene modesta ed è il Lausanne che ne trae vantaggio (31-24).

A tre minuti dalla fine i bianchi tornano al quintetto base ma ormai l'andatura di riposo si è fatta cronica e fronteggiano con scarsa convinzione il ritorno degli ospiti che è invece assai pericoloso e per poco non porta le squadre alla parità.

Una partita di modesta levatura proprio da giorno pasquale. Va precisato che la Virtus ha forse preso alla leggera il confronto, mentre la squadra elvetica vive esclusivamente sul valore dell'americano Bongh; certo priva di questo la sua efficienza risulterebbe di ben modeste proporzioni.


 

VIRTUS-ITALA 28-25 (9-13)

E. M. - Il Piccolo - 16/04/1951
 
Gradisca. Pur non essendo la grande squadra di un tempo, la Virtus si è tuttavia dimostrata un bel complesso nel quale sono emerse soprattutto le notevoli qualità di Bersani, Negroni e Dino Zucchi che sono stati i registi dell'appassionante contesa in cui i bolognesi hanno dimostrato di possedere una levatura tecnica non certo inferiore a quella dei gradiscani e un più armonioso gioco di assieme. Il sesto incontro tra i quintetti di Berani e di Zimolo si è quindi concluso con la meritata vittoria dei felsinei, della quale nessuno sportivo potrebbe, alla prova dei fatti, logicamente contestare le legittimità.
 
Dopo aver conluco il primo tempo in vantaggio di 4 punti e averlo portato a otto nella prima fase della ripresa, ciò che lasciava sperare nell'affermazione dei padroni di casa, l'Itala non è più riuscita a penetrare nella munitissima difesa avversaria. Infatti con una decisa e costante rimonta inziata al 10' i bolognesi riuscivano dapprima a colmare lo svantaggio e successivamente a capovolgere le sorti dell'incontro in un finale arroventato che ha dimostrato in entrambi gli arbitri qualità inadeguate alla situazione. In campo giallo azzurro sono state notate le maiuscole prestazioni di Zimolo, Canna e Zia Oscar.
 
Dato il bel tempo, all'atteso incontro è accorso un folto pubblico tra il quale abbiamo notato il commissario tecnico Boccia e l'allenatore federale Van Zandt.
 
 

 

LA SALA BORSA SI FA STRETTA

Tre ad alta quota: anche l’Oare si affaccia alla Serie A

Tratto da “I Canestri della Sala Borsa” – Marco Tarozzi

 

Gli anni Cinquanta iniziano dunque con lo scudetto appena salito da Bologna a Milano, e con un tocco di basket continentale: nell’aprile del ’50 va in scena la prima edizione della Coppa Città di Bologna. In Sala Borsa, Virtus e Gira se la vedono con Barcellona e Racing Bruxelles. Gli spagnoli vincono il torneo battendo il Gira e poi, in finale, la Virtus di un punto (45-46). La stagione successiva si apre con il primo clamoroso salto di sponda della Città dei Canestri. Altri ne verranno, fino ai nostri giorni, ma quando il cavalier Pirazzini, per rafforzare il Gira, strappa alla Virtus nientemeno che Renzo Ranuzzi la sorpresa è notevole. “Non si vedono davvero le ragioni per cui l’atleta avrebbe dovuto disertare le file della squadra d’adozione. Esisterebbero semmai motivi contrari”, commenta il “Carlino”. Invece l’affare va in porto. La Virtus riceve in cambio Bonaga e vive la stagione ’50-51 sull’entusiasmo di Rapini e la definitiva consacrazione di Dino Zucchi, che si guadagna la maglia azzurra. Milano e Roma si giocano il titolo, le V nere si devono accontentare del terzo posto e (come volevasi dimostrare) dell’imbattibilità casalinga. Il Gira prende ancora due schiaffi nei derby (48-29, davanti a tremila spettaroi, e 54-42), ma si toglie la soddisfazione di battere il Varese di Tracuzzi e Alesini e di stendere il Gradisca di Canna e Macoratti in Sala Borsa. Attenti dietro, però. Sta crescendo una terza forza nella Bologna sempre più innamorata del basket: l’Oare gioca il campionato in Serie B da neopromossa, dopo aver inaugurato il nuovo campo di via Castelmerlo. E in una sola stagione fa un altro salto di categoria, guadagnandosi il paradiso dei canestri. E va in Serie A con Rizzi, Sangirardi, i due Bertelli, Rinaldi, Nesti, Randi.

 

VITTORIA DI RAPINI

Quando si giocava Virtus - Pesaro... Il primo match è datato 17 dicembre 1950, con 31 punti proprio di Rapini
di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - Stadio - 14/11/2020

 

Il primo incontro tra Victoria Pesaro e Virtus Bologna si svolse il 17 dicembre 1950 in Sala Borsa. I pesaresi erano neopromossi e non potevano certo impensierire i bolognesi, reduci da quattro scudetti e un secondo posto nei precedenti cinque campionati, ma non si sono mai arresi, dimostrando grande temperamento. Ad assistere alla partita alcune centinaia di persone. Sottotono Carlo Negroni, le V nere sono state trascinate da Luigi Rapini, per tutti Gigi, autore di trentuno punti e se non fosse stato sostituito nel finale avrebbe potuto migliorare il record stagionale che fino a quel momento era detenuto da Stefanini del Borolympia Milano con trentatré punti. Rapini stabilì comunque il suo record personale, che avrebbe poi migliorato due volte nella stagione 1952/53, portandolo prima a trentadue punti, il 2 novembre nella vittoriosa trasferta di Napoli, poi a trentotto quattro settimane dopo quando le V nere vinsero a Trieste. Soprattutto, però, quei trentuno punti rappresentavano il maggior punteggio personale realizzato da un giocatore della Virtus fino ad allora. Essendo un gioco di squadra, Gigi beneficiò anche dell'aiuto dei compagni: l'intelligente regia di Bersani, ben coadiuvato da Ferriani, il felice esperimento di Rinaldi all'ala, nonché la felice serata dei due fratelli Dario e Dino Zucchi. Tra gli ospiti si sono alternati in regia Fulvio Ragnini e Fava e hanno fornito una buona prova Minelli e Bontempi, i più continui nell'infilare il canestro bolognese. Buono l'arbitraggio di Maifredi di Milano e Ravazzini di Bergamo. Virtus subito avanti 4 a 0, i marchigiani si avvicinano sul 4 a 3, poi nuovo allungo della squadra di Dino Fontana, 10 a 3 al quinto minuto e sospensione chiesta da Pesaro, ma la Virtus continua nella sua progressione fino al 14 a 3. Un paio di canestri degli ospiti inducono l'allenatore bianconero a chiamare una sospensione e così Bologna vola fino al più quindici, 22 a 7. La squadra pesarese vive un buon momento e con un parziale di 1 a 7 torna a meno nove, 23 a 14. Le V nere si ridestano dal torpore e chiudono il primo tempo con un rassicurante 29 a 16. Nella ripresa la Victoria torna un paio di volte a meno undici, ma il distacco non va mai sotto la doppia cifra, poi verso la metà del tempo la squadra di casa rompe gli indugi e allunga. Nonostante una sospensione chiesta dalla formazione in maglia gialla al dodicesimo, i bianconeri raggiungono il massimo vantaggio sul 52 a 30 e chiudono vittoriosi, 58 a 38 il risultato finale. La gara di ritorno vedrà le V nere soccombere 34 a 25, in un ambiente molto meno confortevole della sala Borsa, l'ostico campo all'aperto dove la squadra di Pesaro giocò fino al 1957, prima di trasferirsi nell'"hangar" di viale dei Partigiani.

Virtus Bologna: Bendandi, Bersani, Ferriani 10, Lanzarini, Carlo Negroni 2, Gigi Rapini 31, Rinaldi 5, Dario Zucchi 4, Dino Zucchi 2, Roberto Bonaga 4. All. Fontana.

Victoria C.S.I. Pesaro: Gaetano Lanfernini, Fulvio Ragnini 5, Cioppi, Angelini, Fava 2, Bontempi 14, Minelli 13, Pensalfini, Giorgio Lanfernini 2, Renato Ragnini 2. All. Fava.