MARCO BELINELLI

(Marco Stefano Belinelli)

 

nato a: San Giovanni in Persiceto (BO)

il: 25/03/1986

altezza: 196

ruolo: guardia

numero di maglia: 8 - 9 - 3 - 18

Stagioni alla Virtus: 2001/02 - 2002/03 - 2020/21 - 2021/22

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

palmares individuale in Virtus: 1 scudetto - 1 SuperCoppa

 

BIANCHINI SCOMMETTE SU BELINELLI

di Walter Fuochi - La Repubblica - 09/01/2003

 
Ci vuole un istrione come Bianchini (e una partita contro dei poveracci, va bene) per inventarsi il modo di far ripiegare i fazzoletti alle imminenti vedove Rigaudeau e offrir loro il balcone per sbirciare l'erede. Nulla sarà facile, ma Marco Belinelli, da San Giovanni in Persiceto, play di due metri scarsi, classe 1986, aveva appena sfondato i canestri del torneo giovanile di San Lazzaro, incassato un complimento non casuale del Vate («si muove come Antoine, si vede che ha passato questo tempo a spiarlo»), che ieri s'è goduto una lunga fetta di partita e gli applausi più caldi del pubblico: che ha così mandato a dire che, se la vita continua, deve farlo con questi ragazzi sodi e sani. Se poi sono allevati a tagliatelle (e sono talenti veri), tanto meglio. «Questa sera - ha poi narrato il Vate - avete visto una grande storia di sport: il passaggio del testimone da Rigaudeau a Belinelli, il segno che la Virtus andrà avanti. Rigaudeau che ci lascia ci ha dato un seme: poi, io spero ancora che non ci lasci». Ma il capitano, invece diceva che era finita: «Non so quando, ma parto presto. Non andrò a Reggio Calabria una gara che non sento. Ringrazio tutti, non mi aspettavo tanto affetto».
Col sosia designato e i due punti doverosi sul Partizan, la Virtus ha fatto serata. Poi, c'era Le Roi e la sua uscita di scena da autentica star. Non gli era cominciata bene, opposto a Vujanic, miglior bomber dell'Eurolega e stella già promessa ai New York Knicks. Al thè i suoi 9 punti erano il bottino più grasso di tutti, alla fine, nel quarto dell'addio, c´è stata l'ultima mitragliata.
Bianchini lo leva a 50" dalla fine e lui, sui cori, si sbraccia e ringrazia, chiarendo, a gesti, come sia davvero l'ultima volta. Commosso lui, finalmente scongelato anche il pubblico dalla strana, prolungata astenia di prima, abbraccia Consolini, l'ultimo pezzo di Virtus che fu, saluta lo striscione appena sbucato («Di qua e di là sarai sempre Le Roi»), spande e raccoglie entusiasmo, affetto, riconoscenza, amore. Fa il giro di campo a toccare tutti in prima fila, supera lo scranno dove il presidente non c'è, gli cingono una sciarpa al collo, si leva un metaforico cappello, s'inchina e, quando esce, l'abbraccio è con Sasha, prima che, dopo 7' di applausi, scorrano i titoli di coda.

 

BELINELLI, È BELLO DIVERTIRSI GIOCANDO A BASKET

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 10/01/2003 

 

Rigaudeau ha un solo timore. Che la stampa possa in qualche modo «traviare» Marco Belinelli. Forse privandolo del sorriso dei suoi 16 anni o, peggio ancora, rendendo il basket odioso a questo ragazzino di San Giovanni in Persiceto. Difficile, però, che Marco smarrisca la retta via. Perché lui, ci ha messo il talento, mamma e papà le regole che Marchino accetta (quattro chiacchiere sì, ma solo dopo aver pranzato).

Belinelli, l'abbiamo tirata giù dal letto?

Ci mancherebbe. Ho dormito un po' di più del solito, ma solo perché non sono andato a scuola.

Per la bella partita con il Partizan?

Per la neve. Oggi non ci si muoveva proprio.

Emozionato?

Tutt'altro. Tranquillo come sempre.

Possibile che non si lasci prendere dall'agitazione?

L'ho fatto. Quella volta che mi hanno chiamato in prima squadra. Poi mi sono adattato.

Ha letto i timori di Rigaudeau?

Li ho letti. Mi hanno fatto piacere le sue parole.

Marco Sanguettoli, il suo allenatore, dice che il suo pregio è giocare sempre allo stesso modo. Che ci siano i cadetti o che ci sia il Partizan lei si diverte.

La pallacanestro è un gioco, un divertimento.

Dica la verità: ha già il procuratore?

No. Mi hanno chiamato in tanti. Ma io non ho fretta.

Ma lei quanto guadagna?

Ho 16 anni. Ci sarà tempo anche per guadagnare. Adesso non prendo nulla.

Le magliette almeno gliele passano?

Sì (ride, ndr). Cambio spesso numero, ma la canotta non manca mai.

A fianco di giocatori che guadagnano centinaia di migliaia di dollari: le fa effetto?

Sinceramente no. Forse un giorno toccherà a me. Sono troppo giovane e il basket, per me, è un gioco.

Rigaudeau che cosa le ha insegnato?

Molto. È stato un po' come un padre. Sul parquet, intendo. Mi ha dato un sacco di consigli. Mi trovo bene con lui e con Frosini.

E con gli altri?

Anche con gli altri. Ma con alcuni c'è il problema della lingua. Non è facile comunicare.

Il suo sogno?

Giocare a basket. E diventare un giocatore importante per la Virtus.

E la Nba?

Chi non ha mai pensato alla Nba?

Chi preferisce dall'altra parte dell'oceano?

Nessun dubbio. Kobe Bryant…

Perché?

Tifo Lakers.

E domani a scuola in scooter.

Ma quale scooter. Mi sposto in bicicletta.

Firmata, però.

Un mio amico ce l'ha su misura. La mia è una bici normalissima.

Lasciamolo correre, così bello da sembrare costruito. E invece no: Marco Belinelli è proprio così, la Virtus può sognare.
 

VIRTUS, BELINELLI TESORO DA CUSTODIRE

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 12/06/2003 


L'unica certezza è rappresentata dai cadetti. Nel senso che l'impegno agonistico più ravvicinato è quello che costringerà, a pochi giorni di distanza dall'esperienza di Rimini, con gli junior, Sanguettoli agli straordinari. Domenica i cadetti partiranno per Biella dove, dal giorno successivo, scatteranno le finali del campionato italiano di categoria.
E la prima squadra? Per ora, appunto, resta un gigantesco punto interrogativo. Con alcune scadenze da onorare, quella del 15 luglio, fissata dalla Fip, per risolvere la questione Becirovic, e tante caselline da completare. Becirovic intanto ieri era a Treviso per un “try out” privato con dirigenti di Dallas e Indiana. Sani potrebbe essere scelto al draft Nba (è la sua ultima occasione), ma per un'altra stagione resterà in bianconero.
E sempre ieri giornata intensa negli uffici Cto. Più per questioni legate all'azienda, par di capire, che alla Virtus. Qualcosa, però, si muove. Perché restano quantomeno le parole pronunciate dall'amministratore delegato del club, Stefano Mazzoni, tre settimane or sono. La presenza di uno sponsor che abbia già sottoscritto un accordo pluriennale con la V nera. E il fatto che questo sponsor potrebbe venire dalla Slovenia. Marco Madrigali – ricordate le sue parole dopo la ricapitalizzazione della società – vorrebbe acquisire un club di prima o seconda divisione per consentire ai giovani di crescere.
E a proposito di giovani ce n'è uno, cresciuto da queste parti, del quale tutti parlano molto bene. Non solo per come riesce a stare sul campo, ma anche per l'atteggiamento positivo che riesce ad avere in qualsiasi contesto. Si tratta, lo avrete già intuito, di Marco Belinelli, che la società, però, dovrà “vincolare”. Marchino ha solo 17 anni ma in questa stagione, presenze alla mano (ha abbondantemente superato quota 18 partite), ha maturato il diritto ad avere un contratto da professionista. E se la Virtus non lo vuole perdere, dovrà formalizzare e depositare una proposta entro domenica. Per evitare che altri, poi, beneficino del talento di questo ragazzino di San Giovanni in Persiceto cresciuto a pane e Virtus. Tutto questo mentre Antoine Rigaudeau continua a lanciare messaggi: vorrebbe tornare in bianconero (ma anche il Valencia di Abbio punta su Le Roi).

 

HO SCELTO L'AQUILA E NON MI PENTO

di Francesco Forni - La Repubblica - 01/10/2003

 

Dopo un'estate di patemi, Marco Belinelli sa bene da che parte starà: alla Fortitudo. Talento numero uno a Bologna e tra i primi giovani d' Italia, il diciassettenne di San Giovanni in Persiceto in agosto era diventato l'oggetto del contendere sotto i portici. Lesto Savic a prenderlo, invocato e reclamato dai bianconeri, pre e post 31 agosto. Marco ha deciso, proverà a diventare giocatore con l'Aquila.

È stata una scelta difficile?

Andare via dalla Virtus, dopo quattro anni fondamentali per me, è stato doloroso. E sono stato male, anzi in casa mia abbiamo sofferto tutti parecchio: da ferragosto fino al 31, quando è finito tutto. A un certo punto temevo di tornare indietro: i ricordi dell'ultima stagione, dopo tre belle, non erano piacevoli. Non avrei voluto, anche perché nel gruppo Skipper avevo scoperto di trovarmi davvero bene.

Nessun rimorso o nostalgia della vecchia casa?

Domenica al PalaDozza dopo il nostro allenamento ho salutato tutti quelli della Virtus 1934. Consolini, Rimondini, il prof Grandi e gli altri. Tengo a dire che durante quelle due settimane di ansia quelli della vecchia guardia si sono comportati in modo estremamente corretto, non mi hanno messo nessuna pressione.

Gli appelli di Hruby prima e Sabatini poi non hanno mai fatto breccia?

Ho scelto la Fortitudo, preferendola anche a Siena, che offriva di più. Non mi pento di quel passo. Certo, la prima volta che giocherò contro la Virtus mi verrà un po' di magone, questo è normale. Adesso i compagni mi prendono in giro e mi dicono "hai visto che la tua squadra ha vinto domenica?", ma io già non ci penso più.

Cosa c'è di così bello nell'ambiente Fortitudo?

Tra Repesa e Messina e gli altri grandi che mi hanno allenato non ho notato tante differenze. Il coach pretende e dimostra di credere in me. Sono molto coinvolto con i ragazzi, specialmente con Pozzecco, uno che sa come tenere il morale alto. E anche in allenamento ci dà dentro, anche se ogni tanto qualche battuta gli scappa pure sul lavoro. Che siamo una squadra giovane lo si vede e lo sentiamo.

Toccati con mano i grandi squadroni bianconeri a che livello è la Skipper, manca ancora qualcosa (probabilmente non ci sarà Guyton, ora coi Pistons) o è a posto così?

Con gli arrivi di Basile e Vujanic siamo diventati davvero tosti. Voci da fuori dicono che per essere al meglio dovrebbero aggiungersi un'ala piccola e un centro puro: a essere pignoli potrebbe sembrare così, ma i nostri quattro lunghi hanno grande qualità e il talento è veramente per tutti di ottimo livello.

SANGUETTOLI: «CAPII SUBITO CHE ERA SPECIALE. MA DIVENNE GRANDE IN UN DERBY CONTRO MANCIO»

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 30/06/2007

 

Marco Sanguettoli, 51 anni, allenatore delle giovanili Virtus, è stato uno dei primi allenatori, praticamente il primo, del Fenomeno di San Giovanni in Persiceto.

Sanguettoli, ricostruiamo la storia di Belinelli.

Lo portò in Virtus Max Milli. Era un ‘allievo’, ma giocava già tra i ‘cadetti’ delle annate 1984 e 1985.

Capì subito che Marco sarebbe andato lontano?

Aveva qualcosa di speciale. Se l’abbia notata la prima o la seconda volta non ricordo, però era speciale. Nella fluidità e nei movimenti.

Subito campione?

No, in realtà per un anno e mezzo ha giocato senza ‘spostare’, come facevano altri suoi compagni più esperti. La consacrazione avvenne in un derby.

Sicuro?

«Sicurissimo. Lui da una parte, Mancinelli dall’altra. Marco ne fece 25, Mancio 30. Uno spettacolo, perché si sfidarono senza esclusione di colpi per vedere chi era il più forte».

Poi la prima squadra.

Messina gli offrì questa vetrina: subito un canestro all’esordio.

E lei aveva già capito che sarebbe andato nella Nba.

Questo no. Lo ammetto, seguo poco i professionisti Nba perché dal punto di vista tecnico possono insegnarti poco. Ma che sarebbe diventato un giocatore di livello era chiaro.

Difetti?

Quello principale era legato alla difesa, un po’ leggerino. Repesa ha lavorato tanto e bene su questo. Poi, rispetto ai tempi delle giovanili, rinuncia spesso alle penetrazioni. Ma ha tutto per avere un grande arresto e tiro. E pure per giocare spalle a canestro.

I pregi?

Persona serena, umile e disponibile, sempre. La sua forza per prendere tiri importanti. E poi dal punto di vista tecnico impara tutto alla svelta.

Insomma, tutto per diventare una prima scelta.

Tra i giovani non ci sono certezze. Lui è stato fortunato e bravo allo stesso tempo. Ha trovato allenatori che gli hanno dato fiducia e l’hanno messo in campo. Prima Tanjevic, poi Repesa che lo ha assistito e creduto in lui. Sono davvero contento che Marco sia entrato nella Nba dalla porta principale. Sono felice per lui. E adesso, se permettete, gli spedisco un sms di congratulazioni.

MARCO BELINELLI: "IL DERBY È UNA SFIDA UNICA, LA PRIMA VOLTA ME LA FACEVO SOTTO"

tratto da bolognabasket.it - 21/12/2016

 

A proposito di derby, Marco Belinelli, che ne ha giocati 5, di cui uno con la maglia Virtus e quattro in maglia Fortitudo, è stato intervistato da Luca Aquino sul Corriere di Bologna.

Ecco un estratto delle sue parole:

Cos’è il derby? Tutti nell’avvicinamento al match si sforzano di dire che è una partita come tutte le altre, ma invece non è così. È una gara a sé, l’ho provato sulla mia pelle. Ho avuto la fortuna di giocare il derby sia con una maglia sia con l’altra, non ne ho giocati tanti ma abbastanza per dire che è una sfida unica.

L’attesa è altissima? Ricordo che anche all’epoca se ne cominciava a parlare molto prima e nella settimana della partita diventava un pensiero fisso. Il derby lo senti arrivare ed è una partita bellissima da giocare».

Devo ammetterlo, prima del mio primo derby me la facevo sotto. Venivo da un piccolo paese alle porte di Bologna, era una partita che sentivo molto perché sapevo quanto fosse importante.
Il primo è indimenticabile. Ero molto giovane, Bianchini ebbe il coraggio di mettermi in campo e segnai subito un canestro da tre. Qualcosa che ricorderò per sempre.
Poi il passaggio alla Fortitudo? Ero più tranquillo anche se sapevo che sarei stato il giocatore più bersagliato dai tifosi della Virtus. Così è stato, ma non fu assolutamente un problema, fa parte del derby e lo accetto. Dentro e fuori dal campo l’atmosfera era sempre eccezionale.

Un’immagine che ricordo è la stoppata di Ginobili a Myers al PalaDozza. Un gesto incredibile da parte di un giocatore incredibile, che ho conosciuto da piccolo quando mi affacciavo in prima squadra alla Virtus e con il quale ho avuto la fortuna di giocare e vincere agli Spurs. L’ho sempre considerato un idolo da prendere ad esempio.
Oltre a Ginobili, ho sempre guardato con un occhio di riguardo Danilovic. Mi piaceva come entrambi giocavano i derby, venivano fuori sempre nel momento del bisogno per un canestro decisivo. Ovviamente il tiro da quattro è un altro dei momenti storici della sfida. In Fortitudo direi Myers, un giocatore che nei derby si esaltava: ricordo la sua uscita dal campo fra gli applausi molto belli dei virtussini nella finale 2001.

MARCO BELINELLI E’ UN NUOVO GIOCATORE DI VIRTUS SEGAFREDO BOLOGNA

tratto da www.virtus.it - 26/11/2020
 

Virtus Pallacanestro Bologna s.p.a. comunica di aver raggiunto un accordo fino al 30 giugno 2023 per Marco Belinelli.

“Il progetto della Virtus Segafredo Bologna è un progetto che mi ha interessato da subito. Un progetto stimolante, nel quale sono certo potrò contribuire in maniera importante.” – sono queste le prime parole di Marco da giocatore delle V Nere.

Marco Belinelli, torna a Bologna!

Il giocatore originario di San Giovanni in Persiceto torna a calcare i parquet italiani con la maglia della V Nera.
Belinelli, selezionato al Draft statunitense nel 2007 dai Golden State Warriors, è stato il primo ed unico giocatore italiano ad aver vinto il titolo NBA con la maglia dei San Antonio Spurs nella stagione 2013-2014. Con la maglia azzurra, Belinelli è il quarto miglior realizzatore di tutti tempi, con 2.258 punti segnati in 154 partite.

Il giocatore verrà presentato alla stampa nella giornata di sabato 28 novembre.

Virtus Segafredo Bologna dà il bentornato a Marco.

Belinelli torna dopo 17 anni: alla presentazione con Zanetti e la nuova maglia (foto tratta da www.virtus.it)

BENTORNATO A CASA

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Marco Stefano Belinelli fece una lunga strada nelle giovanili Virtus: dai propaganda ai cadetti, arrivò sognando Danilovic e finì ad esordire in prima squadra con Ginobili: Beli ne segnò 3 e Manu 31 il 4 aprile 2002. L'anno dopo una stagione non fortunata per le V nere, ma lui disputò 37 gare mettendo a segno 87 punti, con anche il debutto in Eurolega, per un totale di 90 punti in 38 partite con la Virtus. In quell'annata gioca anche nei cadetti e al Torneo Bruna Malaguti di San Lazzaro ne rifila 42 alla Scavolini di Hackett. Poi l'estate 2003, la Virtus che perde l'affiliazione e Marco emigra alla F, si afferma definitivamente, poi il volo in Nba, tante franchigie, con la perla dell'anello a San Antonio (con Ginobili, chi si rivede!) e la vittoria nella gara di tiro da tre punti. Ora finalmente il ritorno a casa.


 

BELINELLI: IL RITORNO IN VIRTUS E’ UNA BELLA FAVOLA. OBIETTIVI? NON HO MAI VINTO L’EUROLEGA…

tratto da bolognabasket.it - 27/11/2020

 

Le parole di Marco Belinelli alla Gazzetta dello Sport.

“In NBA sono arrivate delle offerte in questa free agency, ma nessuna mi avrebbe permesso di vivere una stagione con la motivazione e la carica giusta. Io amo la pallacanestro, amo giocare e lottare per obiettivi importanti. Io voglio giocare, essere protagonista. Quando non ho visto le offerte Nba che avrei voluto ho cominciato a guardarmi attorno e capire quale potesse essere il mio futuro. Si è presentata questa possibilità e l’ho colta: sono molto contento di iniziare questo progetto con la Virtus Bologna.
Ho deciso poche ore fa. È successo tutto molto in fretta. Ho parlato con le persone a me vicine. E ho fatto una scelta importante, dicendo sì ad una proposta che mi ha entusiasmato. Devo anche ringraziare i miei fratelli: sono stati molto bravi.
Il ritorno in Virtus? Una bella favola. Ho iniziato nelle giovanili della Virtus, ho esordito con loro. Poi la squadra purtroppo è fallita e ho cambiato. Torno in una grande organizzazione, in cui vedo persone cariche per fare bene e vincere. È questo che mi ha spinto a scegliere la Virtus. E’ un gruppo fondamentalmente giovane, con buoni giocatori, un grande allenatore e un grande talento come Milos Teodosic. Il fatto che ci fosse lui mi ha aiutato a fare questa scelta.
Il numero? Il 3. Mi ha portato bene in tante occasioni, speriamo possa andare bene anche nei prossimi tre anni con la Virtus.
Mi servirà tempo per riprendere il ritmo. Ho chiuso la stagione il 15 agosto, da allora ho seguito un programma di lavoro individuale allenandomi 3-­4 volte alla settimana con Marco Sanguettoli. Ho cercato di tenermi in condizione ma ovviamente non sono al massimo: credo che l’idea di riprendermi darà tanta carica per tornare in fretta al top.
Obiettivi? Non ho mai vinto l’Eurolega, ho vinto un grande scudetto con la Fortitudo di cui vado fiero. È il momento di inseguirne di nuovi”.

 

Nota di Ezio Liporesi
 
La Virtus perse l'affiliazione FIP numero 102, ma Sabatini, rilevata la società, pagò tutti i debiti, transando con quasi tutti e così la società non è fallita. Prese il titolo di Castel Maggiore e così giocò in A2. La FIP poi riconobbe più tardi che società Virtus e squadra erano un'unica entità e da quel momento tutto è tornato come prima, tranne il numero di affiliazione, ora 050294: Virtus a tutti gli effetti. Per fare un paragone, la Fortitudo invece è fallita e ha dovuto cambiare nome per creare una nuova società, la Fortitudo 103, esattamente come il Bologna F.C.  calcio è diventato Bologna F.C. 1909.

 

Belinelli, 25 punti contro Lubiana

BENTORNATO MARCO

di Emanuele Venturoli - lagiornatatipo.it - 03/12/2020

 

Un tizio chiama, dice che hanno appeso un cartello. Proprio lì, davanti a casa sua. Ma certo che lo vede dalla finestra, dice. Ozzano dell’Emilia, 13.770 anime, provincia di Bologna, patrono San Cristoforo. 26 Novembre, esterno sera. Nebbia, anzi, foschia. Il tizio dice che mezzora fa il cartello non c’era, ne è sicuro perché ha portato fuori il cane, che gli piace pisciare nel prato lì davanti, che c’è l’erba alta. Piace al cane, non a me, dice il tizio, con voce incerta. Il tizio dice anche che glielo può leggere direttamente dal telefono, che si vede benissimo, il cartello. Il tizio al telefono dice che sul cartello c’è scritto “Belinelli bavoso del cazzo. Mai più in questo palazzo”. Pronto? È ancora lì, chiede il tizio.

A Bologna tutti hanno una storia su Marco Belinelli da raccontarvi. Come quella volta che siamo andati al ristorante da Oltre, all’angolo di Via Belvedere, ed è arrivato Belinelli. Camicia bianca, giacca della felpa nera, cappello a tesa larga, nero pure quello. Si avvicina al cameriere, gli sussurra qualcosa all’orecchio, quello ride e se ne va. Ovviamente hanno servito prima lui di noi, manco a dirlo, neanche se ci eravamo seduti un quarto d’ora prima.

È necessario capire che non tutte le storie su Marco Belinelli che sentirete a Bologna sono vere, o perfettamente rispondenti alla realtà. Quella che avete sentito sul ristorante, ad esempio, non lo è. Neppure quella su quella volta che eravamo al Meloncello a giocare e sono arrivati i soliti ignoti, verso l’ora di cena, e ci hanno detto che dovevano giocare loro perché il campo era prenotato, mentre parcheggiavano i Cayenne sotto il portico.

È altresì necessario capire che a Bologna tutti -compreso il sottoscritto evidentemente- approcciano la propria opinione come fanno con la ricetta del ragù: ognuno ha la propria, che è necessariamente migliore di quella del vicino. Quando le presentiamo, sia l’opinione che la ricetta, alziamo le mani con i palmi verso il fuori, come a dire “per l’amor di Dio, io la penso così, ma la mia vale quanto la tua”. Un po’ come Bruno Barbieri con il meme del “Chiedo”. Fa ridere perché lui non stava chiedendo e noi non stavamo pensando davvero che il suo ragù potesse essere migliore nel nostro. Il segreto, ad ogni modo, è 3 foglie d’alloro, rigorosamente intero, da lasciare riposare. Poi, per l’amor di Dio, fate voi.

 

Marco Belinelli torna a casa dopo tredici anni di oltreoceano per ritrovare la sua città spaccata e livorosa come l’aveva lasciata nel 2007 quando se ne era andato. Questo la dice lunga sia sul ruolo del tempo nel capoluogo emiliano sia sul punto della narrativa sportiva italiana, che chissà perché manca sempre di centrare il bersaglio grande, concentrandosi sulla conquista della Kamchatka perché fa figo quando bisognava conquistare la Cina dalla quale si attacca più facilmente. Poi, per l’amor di Dio, a RisiKo ognuno gioca come vuole.

Buona parte della suddetta narrativa si concentra su una frase che Marco disse nel 2007, mentre lasciava Bologna alla volta dell’America e che recitava più o meno così: “Porterò sempre la Fortitudo con me, e per questo il giorno che tornerò a giocare in Europa lo farò solo qui a Bologna, la mia città, e con la maglia della Fortitudo. Questo è il mio impegno e la mia promessa”.

Erano le parole di un ragazzo di appena vent’anni, emozionato per la convocazione nel basket che conta e colto nell’urgenza di dire qualcosa di importante a chi lo vedeva andar via. Erano parole sincere, senza ombra di dubbio, ma anche ingenue. Erano una dichiarazione d’amore per la squadra che lo aveva consacrato come uno dei più grandi italiani di sempre e che erano sia un lascito per la sua città sia un ringraziamento ad una tifoseria esigente e da sempre amante delle bandiere. Chiedere che Marco tenesse fede, 13 anni dopo, a quelle parole, è assoluta follia.

Su questo punto nello specifico è bene intendersi e non lasciare spazio ad ipocrisie facili come a isterismi sguaiati. Le parole di Marco Belinelli del 2007 sono semplicemente le parole di Marco Belinelli nel 2007. Tanto è legittimo che un tifoso Fortitudo si senta deluso e tradito dal mancato ritorno del figliol prodigo, tanto non lo è chi invoca infortuni, premature scomparse e l’abduzione dei parenti più prossimi. Allo stesso modo, il virtussino giustamente lieto per il bell’acquisto, non si gonfi il petto di valori morali o di crociate gagliarde per il giusto, il bello e il buono: Belinelli ha giustamente scelto la parte di Bologna che può garantirgli più soddisfazioni sportive nel breve termine e garanzie economiche di spessore. Qui il romanticismo c’entra poco, poi, per l’amor di Dio, ognuno la pensa come gli pare.

In tredici anni lontano da casa Beli ha cambiato casacca 10 volte, girando l’America in lungo e in largo, da una costa all’altra, dalle enormi metropoli alla vita più lenta del Sud. Lungi dall’esistenza dell’uomo con valigia di cartone, questa è la carriera che l’NBA riserva agli specialisti: una vita di innesti continui, di perfezionamenti tattici, di micromissioni scientifiche. Migliaia di rimesse allo scadere, infinite serie di blocchi per liberare quei settanta centesimi di secondo che servono per lasciare andare un tiro, una serie interminabile di movimenti ripetuti fino all’ossessione perché -come diceva quel tizio- non ci si allena fino a quando non si fa una cosa bene, ma fino a quando non si sa più come farla sbagliata. Sportivamente, un incubo. Essere specialisti in un basket di specialisti come è quello americano significa dovere azzerare il margine d’errore su quell’area specifica, venire misurato esattamente per quel fondamentale, non avere scuse e andare dove c’è bisogno di te.

Belinelli in America ci sta proprio bene. Se facciamo eccezione per i primi due, tre anni a San Francisco e Toronto[1], la carriera di Marco in NBA è assolutamente di prim’ordine, e non di prim’ordine per un italiano. Belinelli in America ci vince un titolo, una gara del tiro da tre all’All Star Game, colleziona più di 200 presenze da titolare, spacca qualche cuore come quella sera a Philadelphia e lascia una casa e più di un allenatore a San Antonio. È uno che ha visto e giocato tanti playoff, che ha messo qualche trentello, che ha sempre tirato con percentuali attorno al 40% da tre punti e che è stato parte importante di più di un progetto, come quello degli Hornets del 2010-11 insieme ad Trevor Ariza, Chris Paul e David West.

Belinelli, che era un “cinno” quando se ne è andato, non è più un “cinno” oggi. Zanetti ha definito il suo ritorno in maglia Virtus come la firma più importante per il basket italiano degli ultimi 40 anni. Anche su Zanetti i bolognesi hanno sempre una storia e un’opinione, non sempre necessariamente vera, ma questa potrebbe essere quantomeno verosimile e come al solito è necessario vedere il valore assoluto, e non relativo, dell’operazione se si vuole parlarne con senso compiuto.

Che Marco Belinelli torni in Italia è un’operazione importante per il basket italiano. Uno come lui poteva benissimo andarsene a Madrid, a prender un sacco di soldi e cercare di vincere l’Euroega, al CSKA a prender un sacco di soldi e cercare di vincere l’Eurolega mentre imparava il russo o all’Efes, al Barcellona e via discorrendo a fare più o meno le stesse cose con più o meno coreografie sugli spalti. Oppure poteva pure prendersi una casetta su una collina di Ibiza, infilarsi un paio di ciabatte e un cappello di paglia e lamentarsi per tutta la vita di come siano i turisti a rovinare l’isola. Se Belinelli ha scelto Bologna e l’Italia è per un indiscutibile amore per questa terra, questa città e per la sua famiglia. Una terra e una famiglia che ha ricordato sempre, con orgoglio e senza retorica, in ogni giorno d’America. Si può dire che se è tornato a Bologna non è solo per il basket, e questo è umano e comprensibile, se non addirittura encomiabile e giusto.

Uscendo da questa infinita ed estenuante sineddoche, in cui la parte dell’uomo Belinelli sta prendendo il posto del Marco giocatore italiano che gioca in Italia, è tempo di lasciare che il campo parli di pallacanestro e che Belinelli parli per se stesso o non parli affatto. Per il movimento è il momento di gustarsi e sapere gestire la presenza di uno dei suoi esponenti più importanti nel suo campionato più importante. Per i tifosi è l’occasione di ammirare uno dei massimi interpreti italiani di quest’arte sui parquet nazionali. Per i bolognesi, infine, è il momento di pensare che anche chi ha vissuto a San Francisco ha voglia di ritornare qui, a camminare sotto un portico, a ridere con gli amici di sempre, a vedere San Luca che sbuca sulle colline mentre dalla bassa ci si avvicina al centro. Il ragazzo è tornato a casa. In fondo, non è una gran bella storia?

Ad ogni modo, una volta Belinelli mi ha rubato la palla e poi è andato dall’altra parte del campo a schiacciare. Io avevo 16 anni, lui 14. Palasport di Castel Maggiore, via Lirone, un martedì sera. Mi piacerebbe dire un sacco di cose sensate e ragionate sull’argomento, del tipo che già si vedeva che sarebbe diventato un campione, che si capiva da come si muoveva, da come guardava il campo, che certe robe sono scritte. Mi piacerebbe dirvi che tornando indietro e passandomi accanto ha mimato il gesto delle spallucce e delle mani verso il cielo, come chi dice “che vuoi farci amico? È così che va la vita”. Mi piacerebbe dirvi un sacco di cose, ma anche questa storia potrebbe essere vera oppure no.

Sapete perché ogni bolognese ha una storia su Belinelli, come su Cremonini o Lucio Dalla? È una ragione idiota, se volete, ma in fondo è il nostro modo di sentirci un po’ più vicini a quelle stelle che ammiriamo da sempre.

 


 

BELINELLI, “SONO TORNATO PER VINCERE LO SCUDETTO. DELL’NBA NON MI MANCA NULLA, NON HO VISTO NEMMENO UNA PARTITA”

tratto da bolognabasket.it  - 15705/2021

 

Marco Belinelli è stato sentito da Umberto Zapelloni per Il Foglio. Un estratto dell’intervista.

“Cosa mi è mancato dell’NBA? Niente. Se devo essere sincero proprio niente. Non ho visto neppure una partita in tv. Sono contento al mille per mille della mia scelta e quando vado ad allenarmi lo faccio con il sorriso. Dopo 13 anni avevo voglia di tornare a casa e di mettermi in gioco in un campionato diverso dall’Nba. In America si giocava molto, si volava tantissimo, eravamo sempre in viaggio. Qui ho la fortuna di poter passare molto più tempo con mia moglie, di essere più vicino alla mia famiglia e ai miei amici che per me sono sempre stati molto importanti.
Penso che sia un bel campionato. Bello e particolare. Ci sono squadre che sulla carta sono più forti come Milano, Venezia, Sassari, Brindisi, noi, ma è un campionato così equilibrato che non bisogna mai dare nulla per scontato. Non si può sottovalutare nessun avversario, altrimenti finisce come a noi all’ultima della stagione regolare che abbiamo perso con Trento. Bisogna avere rispetto di ogni avversario. Sono contento di giocarci e di farlo con la Virtus una squadra che giustamente ha delle ambizioni. Sono tornato per questo. Perché il progetto punta in alto, perché possiamo sognare di vincere il campionato. Vogliamo centrare l’obbiettivo per noi, la società e la città di Bologna, sperando di poter presto riavere i nostri tifosi.
Avevo voglia di tornare a essere un leader. Una cosa che mi mette pressione, ma ne avevo bisogno. C’è una società che vuole crescere e vincere. Avevo bisogno di sentirmi così. Di poter dare il contributo della mia esperienza in spogliatoio, in campo, ma anche in società perché in America ne ho viste davvero tante e qualcosa avrò pure imparato da organizzazioni perfette come quella di San Antonio. Non sono una persona che parla tantissimo, ma amo questo sport e credo di esser capace di trasmettere la mia passione. Ho un ottimo rapporto con il presidente Zanetti, con Baraldi, con Paolo Ronci e cerco di dare il mio contributo anche dal punto di vista organizzativo e vedo che possiamo crescere e raggiungere traguardi importanti. Uno scudetto io l’ho già vinto, ma sono qui per riprovarci. E poi resta il sogno dell’Olimpiade”.

BELINELLI: SONO CARICO E ORGOGLIOSO. QUI PER VINCERE CON LA VIRTUS

tratto da bolognabasket.it - 05/06/2021

 

Marco Belinelli è stato intervistato da Corriere dello Sport e Tuttosport.
Un estratto delle sue parole.

Sono carico e orgoglioso, era uno degli obiettivi.
Contro Treviso abbiamo giocato un buon basket contro un’avversaria che ha lottato e ci ha complicato la serie. Facendoci arrivare pronti contro Brindisi. Siamo stati davvero bravi, soprattutto a vincere la prima che in trasferta è molto complicato. Quel successo ci ha dato grande carica, è stato un lavoro di gruppo, dove ognuno ha dato qualcosa: sarà ancora più importante ripeterci contro Armani. Milano è davvero fortissima e molto ben allenata. È andata a un tiro dalla finale di Eurolega. Ha vinto su tutti i campi più difficili. Sicuramente avranno studiato come togliere alcune nostre chiavi: il pick and roll di Teodosic, le mie uscite dai blocchi. Dovremo essere bravi a trovare le soluzioni alternative, soprattutto a giochi rotti”.
Il ritorno in Italia? Non è stato semplice, anche perché iniziare a dicembre mi ha tolto qualcosa sul piano fisico, ho perso una parte importante. Adesso sto bene.
La reazione dopo Kazan? Siamo stati bravissimi a reagire immediatamente dopo quell’eliminazione, anche se abbiamo perso contro Milano, ma lottando, giocandocela contro la migliore e concentrandoci per puntare all’altro obiettivo, questo finale. Ora ci proveremo in ogni modo. Abbiamo perso tre volte con l’Armani, ma bisogna sempre avere fiducia. Del resto in giro sentivo che non avremmo vinto nemmeno una gara con Brindisi. Ripeto sono orgoglioso di quello che stiamo facendo. Ogni partita può essere diversa.
Con Milano è 0-3 in stagione? Se avessimo sentito quello che si diceva in giro, non avremmo dovuto passare il turno. Questo ci ha caricato ancora di più. Sono orgoglioso, come dice Teodosic, di essere arrivati qui. Ora dovremo restare uniti cercando di fare cose semplici.
Se arrivasse una chiamata NBA? Potevano pensarci prima, no? Hanno perso tempo. Sono qui per il progetto Virtus e per vincere.


 

BELINELLI: AVEVO TANTA VOGLIA DI VINCERE. SPERIAMO DI ESSERE SOLO ALL’INIZIO

tratto da bolognabasket.it - 12/06/2021

 

Le parole di Marco Belinelli a fine partita.

Avevo bisogno di obiettivi, di motivazioni e di sentirmi vivo. Avevo tanta voglia di vincere e lo abbiamo dimostrato. Ho vinto con la Fortitudo, ho vinto con gli Spurs e ho vinto qui, al primo colpo. Nell’ultimo mese abbiamo giocato una pallacanestro clamorosa: non è la vittoria del singolo ma di tutta la squadra, e tutti lo hanno notato. Ringrazio un grande Djordjevic, tutto lo staff, la società e i tifosi. Sapevamo di poterci andare vicino anche se in autunno tutti pronosticavano Brindisi o Milano, ma noi abbiamo dimostrato di avere gli attributi. Ho scelto bene, speriamo di essere solo all’inizio. Questo deve essere il primo passo per salire sempre più in alto nei prossimi anni. Con Teodosic formiamo una bella coppia, dentro e fuori dal campo. Ci troviamo a bere il caffè… ovviamente Segafredo”.

MARCO BELINELLI È IL NUOVO CAPITANO DELLA VIRTUS BOLOGNA

tratto da bolognasportnews.it - 27/08/2021

 

Il giocatore ha comunicato personalmente la notizia durante la presentazione della squadra a Folgaria.

Marco Belinelli è il nuovo capitano della Virtus Segafredo Bologna. Il campione di San Giovanni in Persiceto ha annunciato la novità sul palco del Palaghiaccio di Folgaria, in occasione della presentazione della squadra in vista della stagione 2021/2022. Una decisione presa di comune accordo da tutti i membri del roster, che hanno scelto Belinelli come guida in campo e nello spogliatoio.

Le parole di Marco Belinelli:  “Ringrazio i tifosi per essere qui. Stiamo lavorando molto bene, ci vorrà tempo per perfezionare tutto ma siamo una grande squadra e cercheremo di dimostrarlo. Abbiamo un giusto mix di giovani e atleti esperti. Dovremo arrivare il prima possibile nelle condizioni migliori. Quando sono arrivato avevo l’obiettivo di vincere il prima possibile, non mi aspettavo di poter dominare il playoff e vincere lo scudetto. Questo ci aiuterà a crescere”.

BELINELLI: DA CAPITANO DARO’ IL MASSIMO. LE POLEMICHE SULLA NAZIONALE? FASTIDIOSE, NON STAVO BENE

tratto da bolognabasket.it - 01709/2021

 

Marco Belinelli è stato intervistato da La Domenica Sportiva su Rai 2.

Le sue parole

Vincere per me, per tutti, è la cosa che mi importa di più. Riuscire a vincere lo scudetto, appena arrivato a Bologna, è qualcosa di ancora più valido. Una vittoria davvero importante».

Il ruolo di capitano? Ieri mi ha scritto Luca Vitali che mi ha ricordato che a 15/16 anni lo ero nelle giovanili. Non so se sia vero, ma se fosse sarebbe la seconda volta. Darò il massimo».
Le polemiche per aver rinunciato alla Nazionale? Fisicamente non stavo bene. Ne avevo già parlato con la mia società e con Petrucci. Capisco che ci siano rimasti male, ma come ci sono rimasti male loro, ci sono rimasto male io. E’ stato sicuramente fastidioso.


 

BELINELLI: ESSERE CAPITANO E’ UN ONORE. AL PRIMO POSTO METTO LA QUALIFICAZIONE IN EUROLEGA

tratto da bolognabasket.it - 25/09/2021

 

Marco Belinelli è stato sentito da Davide Chinellato per la Gazzetta dello Sport. Un estratto dell’intervista.

“Sono molto più concentrato su quello che sto facendo: il campionato italiano, l’Eurocup. E guardo molte partite di Eurolega, obiettivo molto importante per me e per la Virtus.
Essere capitano è un onore, un ruolo che cercherò di interpretare al meglio. Sono disponibile ad essere un esempio per i giovani, voglio aiutare i miei compagni cercando di essere un leader silenzioso e dimostrare la mia passione e la mia voglia di vincere.
Pajola? Io lo amo. È un giocatore che parla poco, ma fa tanto in campo. Difende come non ho mai visto nessuno fare, per me sarà lui quello che ci darà tanto fuoco per avere una stagione importante. E sono super contento di giocare con Teodosic: anche il nostro rapporto è cresciuto tantissimo e siamo super amici.
Sono stati fatti acquisti di talento, giovani che vogliono vincere. La cosa più bella sarebbe vincere tutto, sia personalmente che per la società. Al primo posto però metto la qualificazione per l’Eurolega, affrontare squadre di livello altissimo. Ne abbiamo avuto un assaggio durante la preparazione, nel torneo di Monaco: ci è servito molto. Lo scudetto resta chiaramente un traguardo importante.”