FIERO GANDOLFI

(Franco Gandolfi)

nato a: Bologna

il: 08/04/1940 - 09/05/2015

altezza:

ruolo: centro

numero di maglia: -

Stagioni alla Virtus: 1956/57 - 1957/58 - 1958/59

(in corsivo le stagioni in cui ha disputato solo amichevoli)

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FIERO GANDOLFI

tratto da Yearbook 1974/75

 

È decisamente uno dei presidenti più "cestizzati" di tutta la pallacanestro italiana, se non altro per i suoi concreti trascorsi agonistici. È anche il più... alto dei presidenti in attività, dunque, uno dei più "qualificati".

Fiero Gandolfi è nato a Bologna 34 anni fa (che sia anche uno dei presidenti più giovani). È sposato, ha due bimbe. Sulla carta d'identità c'è scritto industriale: opera nel ramo della carne suina, il che, per un emiliano, non può non essere un merito. Due anni fa, in occasione di quella simpaticissima baldoria che è la festa del basket bolognese, organizzata dal gruppo degli arbitri felsinei, mise in palio un porcellino vivo il quale, grufolante e impaurito, fece il suo trionfale ingresso nella sala fra smoking, abiti lunghi e "all stars" (quelle di Fultz).

Gandolfi ha iniziato a giocar a basket molto giovane, a quattordici anni. Altrettanto giovane era quando appese le scarpette al chiodo per completare gli studi. Ha sempre militato, è pacifico, fra le fila della Virtus, giungendo fino alla prima squadra. Nel '58 la sua massima gloria sportiva: venne selezionato per essere visionato quale possibile P.O.

E in quei tempi, in Nazionale (quella stessa Nazionale che si sarebbe classificata quarta alle Olimpiadi) giocavano personaggi come Vianello, Lombardi, Calebotta, Riminucci, Pieri, Vittori, Gamba...

Detiene un record invidiabile: quello delle segnature. In una partita realizzò la bellezza di 52 punti.

Dal 1970 è presidente della Virtus. La sua biografia sembra più quella di un cestista che non di un dirigente. Ma è un record anche questo.

 

www.virtus.it - 10/05/2015

 

La famiglia di Virtus Pallacanestro perde un figlio appassionato e fedele. Se ne è andato, all’età di 75 anni, Fiero Gandolfi, che fu prima giocatore poi presidente, negli anni della rinascita “porelliana”, dal 1971 al 1976, e sempre con la V nera sul petto e nel cuore. Da giocatore iniziò giovanissimo, arrivando nel giro della prima squadra, dove giocò due partite nella stagione ‘57/58 (dopo aver fatto cose egregie nelle categoria giovanili, compresa una storica partita da 52 punti realizzati) e si mise in luce tanto da essere selezionato per essere visionato quale possibile probabile olimpico per Roma 1960.

Altrettanto giovane, appese le scarpette al chiodo per completare gli studi, ma all’inizio degli anni Settanta si trovò, chiamato dall’avvocato Porelli, al vertice della società come presidente. Furono anni di rinascita, con lui al timone: la Virtus di Fultz, che vinse la Coppa Italia nel 1974, quella di McMillen e poi di Driscoll (con Dan Peterson come denominatore comune), che vinse lo scudetto nel 1976, dopo vent’anni di attesa. Da imprenditore di razza, ha dedicato la sua vita lavorativa al ramo immobiliare, con grande successo. Fiero era, tra l’altro, zio di un altro grande talento dello sport bolognese, Alberto Tomba, che di recente ha ricordato in un’intervista al nostro sito di aver ricevuto proprio da lui l’eredità della passione per la V nera.

Virtus Pallacanestro si stringe con affetto, in questo momento di immenso dolore, alla moglie Anna Rosa, alle figlie Simona e Stefania a tutta la famiglia di un grande virtussino. Oggi, prima della partita Dolomiti Trento-Granarolo Bologna, verrà osservato un minuto di silenzio in suo ricordo.

 

GANDOLFI = VIRTUS

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Da tutti conosciuto come Fiero Gandolfi, in realtà aveva come primo nome Franco. Era figlio di Fermo, che aveva come fratelli Franco, Fiero e Forte, a testimonianza della marcata matrice virtussina della famiglia: infatti le quattro F, che compaiono nello stemma della Virtus a fare da cornice alla V nera, stanno proprio a significare fermo, forte, franco e fiero.

FIERO GANDOLFI E L'ARTE DEL BUON GUSTO

 

Essere vincente per Fiero Gandolfi era naturale, sia nella sfera lavorativa che nella sua vita di sportivo. Fu infatti imprenditore abile, iniziando la sua carriera nel ramo alimentare per passare poi all’immobiliare: proprietario di vari palazzi tra via Clavature, il Quadrilatero e Ozzano dell’Emilia, è protagonista del passaggio di mano di molti edifici di pregio del centro storico della città, come l’Hotel Baglioni e Palazzo Fava (che nelle tre sale del piano nobile conserva importanti affreschi dei Carracci). Ma Fiero Gandolfi fu anche sportivo di vaglia: giovanissimo giocatore della Virtus Bologna, arriva nel giro della prima squadra, dove gioca nella stagione ‘57/58 (dopo aver brillato nelle categorie giovanili, si ricorda una storica partita da 52 punti realizzati), e giungendo ad essere selezionato come probabile titolare per le Olimpiadi di Roma del 1960.

Giovane, decide di appendere le scarpette al chiodo per completare gli studi: ma solo per trovarsi, all’inizio degli anni Settanta, al vertice della società come presidente, chiamato dall’avvocato Porelli. Furono anni di rinascita, con lui al timone: quella Virtus di Fultz, che vinse la Coppa Italia nel 1974, quella di McMillen e poi di Driscoll (con Dan Peterson come denominatore comune), che vinse lo scudetto nel 1976, un risultato questo atteso da vent’anni.
Innamorato della famiglia (la moglie Annarosa e le figlie Simona e Stefania) coltivava con passione il piacere del bello, ma anche della caccia e del tiro del piccione, specialità agonistica che gli valse il mondiale in Messico. L’amore per l’arte ebbe, per Fiero Gandolfi, il suo palcoscenico nella casa di campagna affacciata su Bologna, chiamata con affettuosa ironia Casa Bianca. Arredata con passione insieme ad Annarosa, la residenza è caratterizzata da un gusto essenziale ed elegante, per molto verso simile a quelli di una casa inglese di campagna, confortevole ma scandito da arredi di grande qualità ed impatto decorativo.