DERBY

 

Un derby dei primi anni '70: Schull cerca di stoppare Albonico

 

GUELFI E GHIBELLINI DEL DUEMILA SU UNA STRADA INFINITA COME IL DERBY

di Enrico Schiavina - tratto da "DERBY! Fortitudo-Virtus - Storia di una rivalità senza fine

 

Prima della pallacanestro ci erano riusciti solo gli antichi romani. C'è una cosa sola che spezza in due Bologna come il derby di basket: la via Emilia. Una linea retta che taglia in due la città in modo netto, come un'arancia: da una parte la collina, dall'altra la pianura. Ma non è una divisione in parti uguali - un po' più grande e popolata la metà sopra, un po' più ricca e verde quella sotto - come non lo è la divisione della città secondo credo cestistico.

Illustri osservatori della vita cittadina dicono che a Bologna ormai non si discute più di nulla, che tutto si è appiattito. Non fanno discutere la politica, l'economia, la cultura, la vita sociale. L'unica cosa che veramente divide la città, ormai, sarebbe la pallacanestro. Non sapremmo dire se veramente Bologna è così ferma in tutto il rsto, di certo sappiamo però che non è mai stata così ferocemente schierata dietro alle sue due squadre di basket.

E se la divisione forse non è una buona cosa, almeno il confronto, anche se acceso, talvolta aspro, è sicuramente un valore.

Per questo il derby di basket di Bologna è un grande patrimonio della città, un qualcosa che la fa discutere, fremere, soffrire, amare. Che la tiene viva, anche spezzandola in due, proprio come la via Emilia. "Dividere per unire" è il concetto che ricorre spesso quando i cittadini di Siena cercano di spiegare il significato del loro Palio: l'uno contro l'altro fino alla morte nei giorni della grande sfida, tutti assieme sotto i colori cittadini il resto dell'anno, con un senso civico che ha pochi confronti nel resto d'Italia.

Qualcosa di simile succede a Bologna, anche se è certamente fuori luogo e abusato il paragone derby-Palio che talvolta capita di sentire. Palio e derby sono diversissimi, ma qualcosa in comune ce l'hanno. Non tanto perché forgiano un fortissimo senso di appartenenza verso il proprio clan, e di conseguente avversione verso quello opposto, al punto di sperare prima nell'altrui sconfitta che nella propria vittoria: questo accade anche in altre rivalità sportive.

Sono uniche piuttosto le capacità di catalizzare l'attenzione di tutta una città verso una competizione di cui il resto d'Italia capisce poco - una corsa di cavalli in piazza, il gioco del basket - scatenando passioni violente e altrove quasi incomprensibili. E la conseguente convinzione che la propria festa, e più in generale la propria città, sia unica, sia la più bella del mondo. Credersi meglio degli altri in fondo non è peccato, se si lavora onestamente, e magari si finisce per esserlo veramente, migliori. Almeno in qualcosa. Che Bologna sia un'isola felice, da un punto di vista cestistico, non ci sono assolutamente dubbi: in nessun altro posto i bambini piccoli imparano prima il terzo tempo che lo stop di petto, appendono prima i poster di Myers o Danilovic di quelli di Baggio o Signori. Canestri in ogni condominio, squadre di tutti i livelli e per tutte le età, ovunque gente che gioca, o che allena, o che organizza, o che guarda giocare, testimoni attivi di un immenso amore per questo sport, più della solita, trita osservazione sul fatto che nei bar i-quotidiani-sono-sempre-piegati-alla-pagina-del-basket, peraltro verissima.

Isola felice la città, nella testa di chi viene da fuori, spesso lo è ancora. La recente campagna elettorale per il governo della città - o i fatti, a seconda di come la si vede - ha un po' lavato il cervello alla sua gente, convincendola di non essere più il Bengodi, ma una via di mezzo tra il Bronx e Calcutta, quanto a delinquenza, degrado e povertà. Anche se poi per i "forestieri" da noi si lavora, si mangia, ci si diverte, si vive meglio. Non sarà più la Bologna di una volta, come dicono gli anziani oggi, ma c'era chi diceva la stessa cosa negli anni '80 pensando ai '60, e chi lo diceva nei '70 rimpiangendo i '50... Il fatto è che non può più essere la Bologna di una volta, il mondo gira veloce e tutto cambia, deve cambiare. Persino a Palazzo d'Accursio la cui storica "presa" ci ha dimostrato che i bolognesi sono ancora capaci di litigare per la politica, di sfidarsi in una dura competizione (come un derby, finita all'ultimo tiro: 50,69 a 49,21 dopo un "supplementare") su campi diversi dalla pallacanestro.

Lungi da qui un tentativo di trovare accostamenti politici, o anche solo sociologici, alle due grandi matrone del basket bolognese. La politica non c'entra se Dio vuole, e non per disprezzo alla politica stessa, ma perché il derby è qualcosa di veramente trasversale, ed è bello per questo, quando propone contrasti stridenti nella vita quotidiana, tipo professore F contro studente V, capufficio V contro impiegato F, salumiere V contro casalinga F...

Ci hanno provato in tanti a mettere altri colori vicino al biancoblù (il rosso della Bologna più popolare, operaia e comunista) o al bianconero (il bianco della classe medio-alta ieri, l'azzurro di commercianti e professionisti oggi) ma sono abbinamenti che ormai non hanno nessun significato, se mai ne hanno avuto in passato.

Perché di contraddizioni a questo teorema se ne trovano a volontà: la Fortitudo ha radici fortemente cattoliche, in passato è stata molto vicina alla Dc, ed oggi è retta da mani capitaliste; mentre la Virtus, tradizionalmente laica, è stata in affari con l'imprenditoria rossa e le Coop, pesca nei ceti medi, era (è?) la favorita della classe dirigente di sinistra. Nel calderone delle contraddizioni politiche poi possiamo purtroppo metterci anche qualche spiacevole infiltrazione di estrema destra, in certe espressioni di tifo più crudo, da entrambe le parti, fortunatamente emarginate. Per quasi tre decenni Virtus-Fortitudo ha voluto dire ricchi contro poveri, patrizi contro plebei, ma oggi moltissimi nuovi ricchi tengono alla F, mentre il tifo virtussino si è tolto parte di quella patina nobiliare che ha avuto per una vita, anche se le poltrone di prima fila a Casalecchio costano 4 milioni l'una, e la gente fa la fila per comprarle.

Impossibile tracciare l'identikit del virtussino e del fortitudino medio del Duemila. Alla Virtus spesso ci si avvicina per tradizione familiare, perché qualcuno ti presta una tessera, anche se grazie agli spazi di Casalecchio sono finiti i tempi nei quali i non abbonati non entravano praticamente mai, e le liste d'attesa duravano anni.

Un'epoca nella quale accadeva spesso che chi veniva respinto andava a vedere la Fortitudo, dove il posto si trovava sempre, e ne rimaneva avvinghiato, anche se non è questa la genesi tipica del tifoso blù. Piuttosto, negli anni '70 e '80 si diventava fortitudini per spirito di contraddizione ("ribellione" ci sembra un termine eccessivo), per non seguire la massa, e perché a certuni nello sport viene spontaneo schierarsi con i più deboli.

Vale anche il discorso contrario, ovviamente: nelle (poche) stagioni di predominio fortitudino sul campo, i bastian contrari neutrali finivano per simpatizzare Virtus.

Ma nel derby, come nel resto del mondo, l'omologazione avanza, la globalizzazione incombe.

E le due Nazioni, così diverse per storia e ideologia, oggi sono vicinissime per organizzazione, solidità economica, obiettivi: un occhio all'Europa, l'altro ai cuginastri, ma prima di tutto professionalità.

Vale anche per i tifosi, non solo per le società. Loro spesso non lo sanno, ma ormai si somigliano moltissimo, a parte alcune eccezioni ancora valide (la Fossa, il parterre Virtus, sono ancora quelli di una volta) e si stanno venendo incontro a una velocità sorprendente. Gli uni acquisiscono i pregi (calore, colore e ironia biancoblù, compostezza bianconera) e i difetti (irosità e vittimismo biancoblù, snobismo, atteggiamenti alla andiamo-via-prima-che-sennò-becchiamo-il-traffico bianconeri) degli altri.

Il pubblico fortitudino si è virtussinizzato, quello virtussino si è fortitudinizzato, su questo non ci sono dubbi. Un processo di osmosi ben simboleggiato dai due uomini-faro, le guide materiali e spirituali dei due schieramenti. Alfredo Cazzola, dalla Bolognina all'impero-MotorShow, self made man ruspante e battagliero, sempre pronto a sfidare il mondo nell'interesse dei suoi colori: in poche parole, un fortitudino perfetto. E Giorgio Seragnoli, famiglia potentissima, tycoon dell'industria e della finanza che può comprarsi tutto, senza limite di spesa: il prototipo del presidente virtussino. Accanto a lui il presidente degli industriali, Volta, e adesso persino un petroliere libico, che ha fatto mettere una doppia V (lettera che nell'alfabeto di Pellacani era stata soppressa) vicino al sacro simbolo della F scudata. Non c'è niente da fare, il mondo cambia.

Per i notabili della città, per le camicie di sartoria con iniziali ricamate, resta comunque il parterre Virtus il luogo più in della Città del Basket; la costosissima tessera che hanno in tasca dà loro diritto di mostrare l'abbronzatura e insultare pesantemente gli arbitri ad ogni chiamata contraria, o magari sventolare banconote da centomila - almeno quattro o cinque, se no si fa la figura dei pidocchiosi - sotto il naso dei direttori di gara, sempre e comunque comprati da Seragnoli. In questo, i fortitudini da parterre sono lievemente diversi: anche loro sfilano sorridenti prima della partita, indossando abiti casual ma all'ultima moda con studiata nonchalance, poi, quando le cose si mettono male, agli arbitri (ovviamente istruiti da Cazzola) vorrebbero saltare direttamente al collo, e qualche volta serve la polizia per impedire che lo facciano davvero.

... omissis (si parla della Fossa dei Leoni) ...

Tutti gli altri hanno bisogno di essere guidati, così come i virtussini per sostenere la squadra hanno bisogno di essere trascinati dalle trombe dell'orchestra, mai viceversa. Ma è soprattutto a questo esercito di gente normale, di una parte e dell'altra, che deve dire grazie il basket: sono loro che hanno costruito il mito di "Basket City". Grazie alla loro perseveranza negli anni, alla loro passione per il gioco, al loro presenzialismo, fedeltà ai colori, o qualsiasi cosa sia che li spinge a cadenza settimanale o persino bisettimanale a prendere posto sulla solita poltroncina.

Non importa se qualche volta le partite sono brutte, o senza storia fin dal primo minuto: loro ci sono sempre. E ogni estate, anno dopo anno, ce ne sono circa 10.000 disciplinatamente pronti a versare in anticipo sui conti correnti dei due club i soldi che giustificano la costruzione di due delle squadre più forti d'Europa nella stessa città.

Tra abbonamenti e biglietti le due bolognesi fatturano quasi come tutto il resto del basket italiano messo assieme, ma oltre agli incassi del botteghino (nel 1998/99, sommando le due società, 10.582 abbonati, quasi 400.000 presenze, oltre 20 miliardi in incassi) c'è un flusso indiretto meno evidente, ma non meno importante. A Bologna il basket fa vendere magliette e cappellini, quotidiani e riviste specializzate, panini e caffè, mantiene aperti due negozi di gadget monotematici (F e V in tutte le salse) in pieno centro, fa lavorare decine di persone per i due staff societari, giocatori e procuratori - quelli che si arricchiscono di più -  ma anche maschere, parcheggiatori, baristi, agenzie viaggi, fino alle pizzerie e ai pub del dopopartita... Un fiume di denaro indotto, che crea occupazione per un bel po' di famiglie, bolognesi e non, visto che una parte finisce fuori città con le trasferte, ormai spesso anche fuori Italia.

Tutto questo grazie al basket, o meglio grazie a quella incredibile passione-fedeltà di cui sopra, figlia della tradizione, certo, ma vigorosamente corroborata dalla rivalità. Per fare Basket City servono l'una e l'latra, la cultura cestistica e la rivalità F-V: non ci fosse questo dualismo, non ci sarebbe nemmeno il resto.

Diciamolo: alla Fortitudo serve la Virtus, alla Virtus serve la Fortitudo. è la competitività, il senso del campanile coniugato alla storia, che negli anni ha continuamente spronato l'una a far meglio dell'altra. Da sempre, per la gente di via San Felice la Virtus è una specie di balena bianca (... e nera), il grande nemico inseguito da una vita, l'obiettivo di tutti gli sforzi, perennemente, ottusamente nel mirino. In Virtus forse non è sempre stato così, quando la Fortitudo era povera la si guardava freddamente come una vicina antipatica più che una rivale, ma la sua crescita e la sua aggressività hanno alimentato un'avversione di rimando non meno profonda, non meno accanita.

Interpretando bene i sogni del fortitudino medio, Seragnoli fin dall'inizio della sua gestione spiegava che tutti quei soldi non li spendeva per diventare il numero uno d'Italia, o il numero uno in Europa, ma solo perché voleva essere il numero uno a Bologna. Per un po' c'è anche riuscito, ma Cazzola, competitivo come pochi, dalla sfida che gli veniva dai vicini di casa ha saputo trarre la spinta per costruire la Virtus più vincente di sempre, quella del 24 aprile e 31 maggio 1998. Così si è arrivati alla corsa agli armamenti di fine anni Novanta, alle due superpotenze contrapposte capaci di saccheggiare l'intero basket italiano pur di non perdere colpi nella folle guerra cittadina. Al punto da inimicarsi tutto il resto d'Italia, da sentirsi accusate di aver rovinato il campionato con la troppa bolognesizzazione, e tutto per una sciocca lite di cortile.

Fini pensatori da un po' di tempo ammoniscono le due contendenti a smetterla di ragionare in termini così provinciali, ci spiegano che esiste un mondo anche al di fuori dei confini di Bologna, e persino in città qualcuno se ne è convinto... Così quando sul tabellone luminoso del palazzo passano i risultati dagli altri campi e "loro" hanno perso, il boato di esultanza si continua a sentire, forte e spontaneo, ma prima ci si preoccupa dei "nostri". Se poi a "loro" è andata male, tanto meglio...

Per tutte e due ormai conta solo vincere, scudetti, coppe, qualsiasi cosa, altrimenti la stagione è un fallimento, indipendentemente da com'è andata ai cugini. E il derby non è solo la sfida diretta, ma il confronto di quel che rimane nelle due reti alla fine della stagione: io ho vinto una coppetta, tu una coppina, qual'è la più bella?

Questi Guelfi e Ghibellini del ventesimo secolo (e presto del ventunesimo) sono gli unici in Italia, forse al mondo, ad aver scelto il basket come terreno di confronto. Nello sport italiano di derby veri, capaci di spaccare letteralmente in due una città, ce ne sono solo quattro: quelli di calcio, Roma-Lazio, Milan-Inter, Toro-Juve, Genoa-Samp.

Gli altri sono surrogati di derby, sono solo rivalità fra città vicine che magari corrono per lo stesso obiettivo, ma non durano nel tempo (ricordate i rancori di Bologna-Cesena nel calcio? Oggi chi ci pensa più?...) e non sono degni della parolina magica - derby - usata ed abusata nelle cronache sportive.

Nel basket è esistito un solo altro derby, vero e sanguigno come quello bolognese: quello di Livorno, ma è sparito con una insana fusione nel 1991. Ci sono stati derby a Milano e Roma, ma facevano ridere, ce ne sono di sentiti in altri sport, ma niente di paragonabile. In America ci sono molte, storiche rivalità del basket-college, bellissime e antiche, ma figlie di un'altra cultura, che non c'entra col campanile. Restando al basket, ci sono derby infuocati e di altissimo livello tecnico a Atene e Istanbul, ma quelle sono grandissime città e le squadre ne rappresentano una porzione, un quartiere.

Il derby di Bologna invece è unico anche perché non divide la città in zone, ma arriva dappertutto con entrambi i partiti: in ogni casa, in ogni scuola, in ogni ufficio c'è la V e c'è la F. Sì, una volta esisteva un "Rione Fortitudo", quello attorno alla vecchia sede di via San Felice, e una teoria (mai provata) vuole che tutta la parte ovest della città, da via Saffi a Santa Viola a Borgo Panigale, tenda verso il biancoblù. Indimostrabile, come l'impressione che sia invece la parte nord, da via Milazzo all'Arcoveggio passando per la Bolognina cara a Cazzola, il territorio più bianconero. In realtà oggi la V e la F sono distribuite ovunque: in centro, in periferia e anche in provincia, sia la metà di collina che la metà di pianura, dove la febbre è più recente, ma non meno forte.

Pianura-collina, colina-pianura. Virtus-Fortitudo, Fortitudo-Virtus. Per dividere (e unire) le prime, c'è voluta la via Emilia, tracciata dal console Marco Emilio Lepido nel II secolo avanti Cristo e resistita per più di due millenni quasi identica, solo ingrandita e ammodernata, ma mai modificata nella sua idea originale, quella di correre fino al Mare.

Per dividere (e unire) le secondo è stato inventato il derby, anche lui è diventato sempre più grande, importante, ricco, ma rimasto immutato nello spirito.

Durerà come la via Emilia, altri duemila anni? Vorremmo poterlo verificare, vivendoli tutti a Bologna.

Danilovic-Myers: l'essenza stessa dei derby degli anni '90

IL SALTO DEL FOSSO

di Roberto Cornacchia per Virtuspedia

 

Sono molti i giocatori che hanno indossato le maglie sia di Virtus che di Fortitudo, a sono ancora di più se consideriamo anche le squadre del passato come il Gira, l'Oare e il Moto Morini, senza contare il periodo precedente alla partecipazioni ai campionati ufficiali dove si annoverano anche le formazioni dell'A.P. Galvani (dall'omonimo istituto scolastico), della Pro Juventute, della G.U.F. (Gioventù Fascista Universitaria), della Bologna Sportiva (società con la quale vi sarà la fusione nel 1935). Era un'epoca in cui il professionismo non era neanche lontanamente concepibile e quando un giocatore usciva da una squadra l'opzione automatica era cercare ingaggio presso una delle altre squadre della città.

Se si escludono gli studenti americani e stranieri in genere che frequentavano l'università bolognese, i primi "forestieri" portati dal basket a Bologna furono quelli del trio Galliera: Calebotta, Canna e Alesini nei primi anni '50 e all'epoca gli ingaggi erano sotto forma di una Lambretta o di un impiego. Ciò nonostante lo scambio di canotta cittadini rimase una costante fino agli anni '70, periodo in cui il basket cominciò a mostrare i primi "sintomi di professionismo" diffuso.

Quindi, non essendoci più la sottintesa necessità di rimanere in città, a determinare i passaggi da una sponda all'altra del basket felsineo furono dapprima il volere rimanere in un ambiente apprezzato e già evidentemente conosciuto, e poi i soldi veri e propri soprattutto da quando la Fortitudo ha cominciato a rivaleggiare per capacità di spesa con la Virtus, con i derby di mercato che si svolgevano d'estate, fra i presidenti che si sfidavano a suon di acquisti di giocatori.

Per molti si è trattato di un "normale" passaggio da una squadra ad un'altra, alcuni invece furono vissuti come dei veri e propri tradimenti: forse i più sofferti sono stati quelli di Frosini dalla Fortitudo alla Virtus e quelli di Lombardi e Belinelli nel senso inverso. Segue un elenco di coloro che hanno indossate le canotte di più di una squadra di Bologna, anche se probabilmente, soprattutto per giocatori degli anni '60 e precedenti qualcuno mi sarà sfuggito.

I SALTAFOSSI

Giocatori, allenatori e dirigenti tesserati per le squadre bolognesi che, nella loro storia, sono state in Serie A

(aggiornata alla stagione 2018/19)

 

Nome Fortitudo Gira Oare Moto Morini
Stefano Attruia G Stefano Attruia G      
Giuliano Battilani G/A   Giuliano Battilani G    
Sani Becirovic G Sani Becirovic G      
Marco Belinelli G Marco Belinelli G      
Loris Benelli G Loris Benelli G      
Gianni Bertolotti G Gianni Bertolotti G      
Valerio Bianchini A Valerio Bianchini A      
Brett Blizzard G Brett Blizzard G      
David Bluthenthal G David Bluthenthal G      
Roberto Bonaga G   Roberto Bonaga G    
Marco Bonamico G Marco Bonamico G      
Giorgio Bongiovanni G   Giorgio Bongiovanni G    
Matteo Boniciolli A Matteo Boniciolli A      
Alberto Bucci A/D Alberto Bucci A      
Massimo Bulleri G   Massimo Bulleri G    
Carlo Caglieris G Carlo Caglieris G      
Luigi Camosci G Luigi Camosci G      
Achille Canna G   Achille Canna G    
Roberto Casoli G Roberto Casoli G      
George Chaloub G       George Chaloub G
Roberto Chiacig G Roberto Chiacig G      
Paolo Conti G   Paolo Conti G   Paolo Conti G
John Douglas G John Douglas G      
Mauro Di Vincenzo A Mauro Di Vincenzo A Mauro Di Vincenzo A    
Matteo Fantinelli G Matteo Fantinelli G      
Vittorio Ferracini G Vittorio Ferracini G      
Maurizio Ferro G Maurizio Ferro G/D      
Alessandro Finelli A Alessandro Finelli A      
Alessandro Frosini G Alessandro Frosini G      
Germano Gambini G Germano Gambini A/D      
Renzo Garbellini G   Renzo Garbellini G    
Gelsomino Girotti G Gelsomino Girotti G      
A.J. Guyton G A.J. Guyton G      
Kenny Hasbrouck G Kenny Hasbrouck G      
Marko Jaric G Marko Jaric G      
Beppe Lamberti G Beppe Lamberti G/A Beppe Lamberti A    
Aristide Landi G Aristide Landi G      
Raniero Lebboroni G   Raniero Lebboroni G    
Alberto Locci G   Alberto Locci G    
Dado Lombardi G/D Dado Lombardi G      
Silvio Lucev G   Silvio Lucev G/A    
Walter Magnifico G Walter Magnifico G      
Paolo Magnoni G   Paolo Magnoni G    
Zare Markovski A Zare Markovski A      
Emilio Marcheselli G Emilio Marcheselli G Emilio Marcheselli G    
Moris Masetti G Moris Masetti G Moris Masetti G    
Domenico Mele G Domenico Mele G      
John McMillen G John McMillen G/A      
Marco Milic G Marco Milic G      
Riccardo Morandotti G   Riccardo Morandotti G    
Paolo Moretti G Paolo Moretti G      
Carlo Muci G   Carlo Muci G    
Eric Murdock G Eric Murdock G      
Luigi Mutti G Luigi Mutti G      
Giuseppe Nannucci G   Giuseppe Nannucci G    
Romano Nardi G Romano Nardi G Romano Nardi G    
Carlo Negroni G   Carlo Negroni G    
Aza Nikolic A Aza Nikolic A      
Daniel O'Sullivan G Daniel O'Sullivan G      
Gianni Paulucci G Gianni Paulucci G/D      
Marco Pedrotti G   Marco Pedrotti G    
Corrado Pellanera G Corrado Pellanera G      
Stefano Pillastrini A Stefano Pillastrini A      
Pierluigi Poggioli G Pierluigi Poggioli G      
Concetto Pozzati G Concetto Pozzati G      
Patricio Prato G Patricio Prato G      
Maurizio Ragazzi G   Maurizio Ragazzi G    
Antonio Randi G     Renzo Randi G  
Renzo Ranuzzi G/A   Renzo Ranuzzi G   Renzo Ranuzzi G
Luigi Rapini G   Luigi Rapini G/A    
Tomas Ress G Tomas Ress G      
Rinaldo Rinaldi G     Rinaldo Rinaldi G  
Franco Rizzi G Franco Rizzi A   Franco Rizzi G  
Guido Rosselli G Guido Rosselli G      
Gherardo Sabatini G Gherardo Sabatini G      
Sandro Samoggia G Sandro Samoggia G Sandro Samoggia G   Sandro Samoggia G
Gianfranco Sardagna G Gianfranco Sardagna G     Gianfranco Sardagna G
Zoran Savic G Zoran Savic G/D      
Giovanni Setti G   Giovanni Setti G    
Matjaz Smodis G Matjaz Smodis G      
Marcel Starks G Marcel Starks G      
Verardo Stivani G Verardo Stivani G      
James Larry Strong A   James Larry Strong A/G    
Mario Suttini G   Mario Suttini G    
Emidio Testoni G   Emidio Testoni G    
Piero Valenti G Piero Valenti G      
Mario Viscardi G Mario Viscardi G Mario Viscardi G    
Ettore Zuccheri G/A Ettore Zuccheri A Ettore Zuccheri A    
Dario Zucchi G       Dario Zucchi G
Dino Zucchi G       Dino Zucchi G

 

Legenda (elenco aggiornato alla stagione 2017/18)

G: giocatore

A: allenatore

D: dirigente

 

Essendo questo virtuspedia e non basketcitypedia ho messo solo i giocatori che hanno fatto parte della Virtus, escludendo quindi giocatori che sono stati solo in altre squadre bolognesi come Albertazzi, Dalla Mora, Blasi, ecc.

Gli ex-virtussini che hanno giocato in altre squadre bolognesi, li considero anche se hanno giocato in serie inferiori alla A (come Morandotti e Ragazzi nel Gira in B1). So che la tifoseria Fortitudo potrebbe inorridire, ma ho tenuto conto dei giocatori che hanno giocato nella Biancoblù Basket in LegAdue e non di eventuali che hanno giocato negli Eagles, quando questa era in pratica diventata una succursale giovanile della Virtus.

IL MIO DERBY SBAGLIATO

di Lorenzo Sani - Il Resto del Carlino - 05/02/1994

 

Marco Bonamico (1976)
"Ero un giovane che lottava per affermarsi e i quella Fortitudo trovai la stessa voglia di arrivare. Ma nel mio cuore c'è solo la V".

 

Correva l'anno 1976 e quell'anno è proprio corso via. L'anno dell'unico "derby sbagliato" di Marco Bonamico, maglia Alco, vittoria Sinudyne 89-80. "Vogliamo parlare della preistoria, sono un vecchietto, non posso ricordarmi cosa facevo da bambino".

Gli altri, i "cugini" di Bonamico si ricordano e non solo come avversario. Dicono che fra tutti i virtussini lei sia quello che sentono più vicino a via San Felice. Accetta o rifiuta sdegnosamente?

"Beh, premesso che l'anagrafe non si cancella ed io sono Virtus dalla nascita, posso prendere questo concetto anche come un complimento. Ricordo che quell'anno per me non è stato difficile identificarmi con lo spirito Fortitudo e con quell'attaccamento alla maglia. Il non arrendersi mai, la voglia di prendersi rivincite contro tutti e contro tutto era la mia stessa matrice in quegli anni, io stesso lottavo per affermarmi come giocatore, lottavo per venirne fuori e la parentesi in maglia Alco contribuì certamente".

Marco Bonamico sta con gli indiani o coi cowboy?

"Sto con gli indiani, anche se porto gli stivali da cowboy. Ma sono anche convinto che ogni tanto non sia sbagliato dare spazio al maraglino che è dentro di noi.

Possono rivivere oggi derby e sfide leggendarie come quelle di una volta?

"Sono cambiati molto i tempi. Io posso solo augurarmi che non cambi lo spirito di chi vive questa nostra pallacanestro. Forse la Fortitudo sa un po' di parrocchia, ma è una parte importante della città. La Virtus rappresenta più il sistema solido, rodato in tutti questi anni, la macchina che va da sola. Il senso di partite come quella di stasera mette a confronto anche quelle realtà che probabilmente una volta erano più distanti di oggi, questo è vero. Ma l'importante, ripeto, è che non vada perso lo spirito, parlando di noi giocatori penso che il professionismo non debba diventare un paravento, ma alla fine debba sempre emergere in uguale maniera l'amore per le cose che si fanno, intese non solo come freddo lavoro".

Perché allora è così difficile trovare campioni-bandiera, uomini simbolo per le nostre squadre?

"Penso, a questo proposito, che ci sia un preciso disegno destabilizzante che sta prendendo piede da diverso tempo. Un giocatore simbolo può diventare anche scomodo e forse un caso paradigmatico  potrebbe essere quello di Albertazzi. Non voglio entrare in analisi tecniche o mettere il naso nelle strategie di mercato in casa altrui, ma secondo me era doveroso, dopo tanti anni di battaglie per la sopravvivenza in Serie A, di lotta col coltello tra i denti, di salvezze conquistate all'ultima giornata, ora che la società ha un respiro diverso e soprattutto altri traguardi, offrire un posto a Tazzi. E il suo caso non è certo l'unico. Nel dubbio, noi giocatori, ormai da tempo, siamo abituati a non aspettarci niente, men che meno quel pizzico di sacrosanta riconoscenza".

Si sente davvero tanto un derby giocato?

"Poche storie, si sente un casino. L'altro giorno, prima di andare ad Udine, sono passato da Piazza Azzarita ed ho incontrato Brunamonti. Secondo voi di cosa abbiamo parlato?".

 

 

Maurizio Ferro (1981)
"Fu un errore andare alla Virtus, ma con quella squadra conobbi compagni eccezionali. Il danno per me fu mostruoso: persi tutto"

 

Un solo derby da nemico, un solo derby sbagliato per Maurizio Ferro, fondatore della Fossa dei Leoni, cuore e anima Fortitudo, ceduto nell'80 alla Virtus, rimasto ancora una stagione in via San Felice e approdato all'altra sponda l'anno successivo. Nella sua unica partita di campionato in maglia Sinudyne, contro il Latte Sole realizzò 16 punti, che non bastarono però alla sua squadra per vincere (85-96).

Ricordi, immaginiamo, che sono ancora abbastanza vivi.

""Ricordo quel giorno, come se fosse ieri. Come ricordo tutti i derby, uno ad uno, quelli vissuti prima da tifoso, in Fossa, e poi da giocatore. La prima volta che mi capitò di giocare contro la Fortitudo, io in maglia Virtus, er ain precampionato. La vigilia fu per me veramente angosciante, c'erano state anche molte polemiche all'epoca del mio trasferimento. In molti ci rimasero male ed è una cosa che mi ha fatto soffrire. Tanto più che in quell'unico derby di campionato stavo per fare l'ex per davvero, cioè quello micidiale che colpisce la sua squadra del cuore. Mi buttarono dentro nel secondo tempo ed ho fatto sempre canestro".

Sono passati più di dieci anni, come giudica oggi quel salto di barricata?

"Per me fu un errore tremendo andare alla Virtus, lo dico con estrema serenità. Poi quando ti ci trovi in mezzo accetti anche volentieri il destino, tra l'altro ho trovato gente eccezionalein squadra, come Bonamico, Villalta e tanti altri".

Si dice che il suo passaggio alla Virtus fu anche un colpo al cuore che Porelli volle dare alla tifosertia Fortitudo. Vero o falso?

"Sinceramente è una storia che non ho mai capito e circolano disparate versioni. Di sicuro col mio passaggio alla Sinudyne il colpo basso arrivò. Eravamo in ballottaggio io e magnifico e fu John McMillen a convincere l'avvocato. So che un mio sponsor era Lucio Dalla, mi ha detto Porelli che ha insistito parecchio perchè mi acquistasse. Non so se poi è tutto vero o sono leggende, perché in verità l'avvocato mi disse pure che ero incedibile e l'anno dopo ero a Rieti. Sì, quel trasferimento mi procurò un danno mostruoso, prima mi tolsero dalla Fortitudo, poi mi sradicarono da Bologna. Ma non posso certo negare di avere sbagliato anch'io".

Maurizio Ferro sta con gli indiani o coi cowboy?

"Sono sempre stato con gli indiani, quindi nel basket a Bologna, con la Fortitudo. Per me San Felice è l'infanzia, don Corrado Parisini, il cavalier Lucchini e noi, in 50, io, mio fratello Tullio, Valentini, Manservisi ed altri a fondare la Fossa per seguire la squadra. Siamo sempre stati in pochi contro tanti, poveri contro borghesi, quando arrivavano Siena, Pesaro, oppure i derby, subivamo. Fu allora che nacqua il gemellaggio con la curva Andrea Costa, quelli del Bologna. Così abbiamo ristabilito un attimo le proporzioni. Noi abbiamo la faccia tosta e l'anima un po' maraglia ma, credetemi, va vene così".

Cinque giocatori da Fortitudo che non hanno mai indossato la maglia biancazzurra?

"Gentile, Myers, Morandotti, Pittis e poi ci meto anche Mario Boni che, nonostante le recenti disavventure, mi sembra proprio uno vero".

Il derby per eccellenza, almeno per noi

DERBY GRAFFITI

di Franco Montorro - Giganti del Basket - 7-13/06/1993

 

È "Il derby", l'unico rimasto a disposizione degli appassionati dopo la scomparsa della stracittadina di Livorno e in attesa che l'Aresium erediti definitivamente il ruolo che fu dell'All'Onestà-Mobilquattro-Xerox (ricordate Chuck Jura contro il Simmenthal?). Sul numero 22 di Giganti abbiamo parlato delle molte squadre concentrate nel raggio di pochi chilometri: una volta accadeva anche di... peggio, con diverse formazioni in una sola città, e le conseguenti rivalità. Era situazione comune a Bologna, ma anche a Roma. Oggi quel sapore particolare e del tutto irripetibile della "lontananza-vicinanza" fra due tifoserie lo possono apprezzare solo all'ombra delle Due Torri (per chi farà il tifo l'Asinelli? E la Garisenda? è una domanda campata in aria solo perché le pietre non hanno un'anima, ma scommettiamo che tutti i tifosi bolognesi vorrebbero identificare la loro squadra con l'Asinelli, più alta, più dritta, più spettacolare e rappresentativa della corta, tozza e stortignaccola Garisenda?). Questo è l'anno del derby ritrovato, dopo tre stagioni passate dalla Fortitudo nel purgatorio (anzi, inferno dell'A2). Un derby che ha corso il rischio di diventare lontanissimo, non più tardi di un anno fa, quando la Mangiaebevi respinse il fantasma della Serie B solo all'ultima partita. Un derby che ha un grande avvenire dietro le spalle. Un derby, "Il derby", perché comunque vadano le cose a Milano o altrove rimarrà sempre la stracittadina con il maggior carico di storia e leggenda; la partita che si vive per 365 giorni all'anno, la rivalità che infiamma gli animi anche e soprattutto fuori dal palasport. A proposito di palasport, la Fortitudo ha annunciato l'intenzione di giocare le due o tre partite più importanti della prossima annata nel nuovo impianto di Casalecchio, quello finora "abiurato" dalla Virtus. E volete che fra le partite più importanti non ci sia il derby? Magari "i" derby, perché complice la Coppa Italia potrebbero essere quattro. E complice il destino, ai augura qualcuno, potrebbero diventare sei, sette, magari anche nove. Sì, ma in quel caso, nel caso di una finale scudetto fra Virtus e Fortitudo basterebbe allestire il parquet al centro dello stadio Dall'Ara per soddisfare tutte le richieste? Sogni di Bologna, dolci come i ricordi del passato. Soprattutto quelli di una ventina d'anni fa, illustrati dalle fotografie di queste pagine, quando popolavano le scene fior di primattori. Li vedete, Driscoll e Schull (anche nelle vesti di cantante), Serafini con Andrea Mingardi, che da giovane sembrava vecchio e adesso, "over 50", è in una forma mai vista) e Polesello. Poi, Lombardi, Bonamico e Bertolotti, che sono stati soldati per entrambi gli eserciti. E infine Sacchetti "intruso" perché iscritto nelle file di "partiti" che non ci sono più, come il Gira, grande rivale Virtus. Tutto intorno, il pubblico: compreso Jimmy il Fenomeno, compresa una ragazza che non sa darsi pace per la vittoria delle "odiate" V nere. Tutto quanto fa spettacolo.

TUTTI I DERBY

in ordine crolonogico

(aggiornata alla stagione 2018/19)

 

n. stagione competizione in casa p in trasferta p   V 59 F 46 scarto
1 1966/67 stagione regolare Fortitudo Cassera 66 Virtus Candy 73   1   +7
2 1966/67 stagione regolare Virtus Candy 63 Fortitudo Cassera 78     1 -15
3 1967/68 stagione regolare Virtus Candy 69 Fortitudo Eldorado 57   1   +12
4 1967/68 stagione regolare Fortitudo Eldorado 78 Virtus Candy 68     1 -10
5 1968/69 stagione regolare Fortitudo Eldorado 86 Virtus Candy 65     1 -21
6 1968/69 stagione regolare Virtus Candy 62 Fortitudo Eldorado 66     1 -4
7 1969/70 stagione regolare Fortitudo Eldorado 67 Virtus 64     1 -3
8 1969/70 stagione regolare Virtus 71 Fortitudo Eldorado 70   1   +1
9 1970/71 stagione regolare Virus Norda 53 Fortitudo Eldorado 71     1 -18
10 1970/71 stagione regolare Fortitudo Eldorado 83 Virtus Norda 60     1 -23
11 1971/72 stagione regolare Fortitudo Eldorado 73 Virtus Norda 78   1   +5
12 1971/72 stagione regolare Virtus Norda 59 Fortitudo Eldorado 61     1 -2
13 1972/73 stagione regolare Virtus Norda 75 Fortitudo Alco 68   1   +7
14 1972/73 stagione regolare Fortitudo Alco 58 Virtus Norda 71   1   +13
15 1972/73 Coppa Italia Fortitudo Alco 67 Virtus Norda 61     1 -6
16 1973/74 stagione regolare Fortitudo Alco 65 Virtus Sinudyne 73   1   +8
17 1973/74 stagione regolare Virtus Sinudyne 62 Fortitudo Alco 60   1   +2
18 1974/75 stagione regolare Fortitudo Alco 66 Virtus Sinudyne 91   1   +25
19 1974/75 stagione regolare Virtus Sinudyne 67 Fortitudo Alco 83     1 -16
20 1975/76 poule scudetto Virtus Sinudyne 88 Fortitudo Alco 71   1   +17
21 1975/76 poule scudetto Fortitudo Alco 81 Virtus Sinudyne 84 dts 1   +3
22 1976/77 stagione regolare Virtus Sinudyne 89 Fortitudo Alco 80   1   +9
23 1976/77 stagione regolare Fortitudo Alco 77 Virtus Sinudyne 82   1   +5
24 1977/78 stagione regolare Fortitudo Alco 82 Virtus Sinudyne 84   1   +2
25 1977/78 stagione regolare Virtus Sinudyne 88 Fortitudo Alco 83   1   +5
26 1978/79 stagione regolare Virtus Sinudyne 79 Fortitudo Mercury 77   1   +2
27 1978/79 stagione regolare Fortitudo Mercury 68 Virtus Sinudyne 79   1   +11
28 1980/81 stagione regolare Fortitudo I&B 100 Virtus Sinudyne 102 dts 1   +2
29 1980/81 stagione regolare Virtus Sinudyne 101 Fortitudo I&B 107 dts   1 -6
30 1981/82 stagione regolare Fortitudo Latte Sole 79 Virtus Sinudyne 81   1   +2
31 1981/82 stagione regolare Virtus Sinudyne 85 Fortitudo Latte Sole 96     1 -11
32 1981/82 fase a orologio Virtus Sinudyne 92 Fortitudo Latte Sole 71   1   +21
33 1982/83 stagione regolare Fortitudo Latte Sole 93 Virtus Sinudyne 95   1   +2
34 1982/83 stagione regolare Virtus Sinudyne 97 Fortitudo Latte Sole 85   1   +12
35 1983/84 Coppa Italia Fortitudo Yoga 79 Virtus Granarolo 99   1   +20
36 1983/84 Coppa Italia Virtus Granarolo 92 Fortitudo Yoga 76   1   +16
37 1984/85 stagione regolare Fortitudo Yoga 78 Virtus Granarolo 85   1   +7
38 1984/85 stagione regolare Virtus Granarolo 89 Fortitudo Yoga 79   1   +10
39 1985/86 Coppa Italia Fortitudo Yoga 69 Virtus Granarolo 58     1 -11
40 1985/86 Coppa Italia Virtus Granarolo 91 Fortitudo Yoga 64   1   +27
41 1986/87 Coppa Italia Virtus Dietor 82 Fortitudo Yoga 67   1   +15
42 1986/87 stagione regolare Virtus Dietor 82 Fortitudo Yoga 83     1 -1
43 1986/87 stagione regolare Fortitudo Yoga 85 Virtus Dietor 108   1   +23
44 1987/88 Coppa Italia Virtus Dietor 82 Fortitudo Yoga 78   1   +4
45 1987/88 ottavi play-off Virtus Dietor 75 Fortitudo Yoga 85     1 -10
46 1987/88 ottavi play-off Fortitudo Yoga 77 Virtus Dietor 70     1 -7
47 1988/89 stagione regolare Fortitudo Arimo 83 Virtus Knorr 100   1   +17
48 1988/89 stagione regolare Virtus Knorr 70 Fortitudo Arimo 102     1 -32
49 1989/90 stagione regolare Fortitudo Arimo 67 Virtus Knorr 77   1   +10
50 1989/90 stagione regolare Virtus Knorr 78 Fortitudo Arimo 90     1 -12
51 1993/94 Coppa Italia Fortitudo 81 Virtus Buckler 83   1   +2
52 1993/94 Coppa Italia Virtus Buckler 101 Fortitudo 60   1   +41
53 1993/94 stagione regolare Fortitudo 72 Virtus Buckler 75   1   +3
54 1993/94 stagione regolare Virtus Buckler 78 Fortitudo Filodoro 70   1   +8
55 1994/95 stagione regolare Virtus Buckler 85 Fortitudo Filodoro 81   1   +4
56 1994/95 stagione regolare Fortitudo Filodoro 84 Virtus Buckler 83     1 -1
57 1994/95 fase a orologio Virtus Buckler 82 Fortitudo Filodoro 70   1   +12
58 1995/96 stagione regolare Virtus Buckler 76 Fortitudo Teamsystem 73   1   +3
59 1995/96 stagione regolare Fortitudo Teamsystem 82 Virtus Buckler 71     1 -11
60 1995/96 fase a orologio Fortitudo Teamsystem 87 Virtus Buckler 71     1 -16
61 1996/97 stagione regolare Fortitudo Teamsystem 80 Virtus Kinder 63     1 -17
62 1996/97 stagione regolare Virtus Kinder 63 Fortitudo Teamsystem 67     1 -4
63 1996/97 play-off (semifinali) Fortitudo Teamsystem 71 Virtus Kinder 62     1 -9
64 1996/97 play-off (semifinali) Virtus Kinder 62 Fortitudo Teamsystem 75     1 -13
65 1996/97 play-off (semifinali) Fortitudo Teamsystem 95 Virtus Kinder 80     1 -15
66 1997/98 stagione regolare Virtus Kinder 78 Fortitudo Teamsystem 77   1   +1
67 1997/98 Coppa Italia Fortitudo Teamsystem 73 Virtus Kinder 64     1 -9
68 1997/98 stagione regolare Fortitudo Teamsystem 71 Virtus Kinder 69     1 -2
69 1997/98 eurolega (quarti) Virtus Kinder 64 Fortitudo Teamsystem 52   1   +12
70 1997/98 eurolega (quarti) Fortitudo Teamsystem 56 Virtus Kinder 58   1   +2
71 1997/98 play-off (finale) Virtus Kinder 80 Fortitudo Teamsystem 81     1 -1
72 1997/98 play-off (finale) Fortitudo Teamsystem 76 Virtus Kinder 78   1   +2
73 1997/98 play-off (finale) Virtus Kinder 69 Fortitudo Teamsystem 76     1 -7
74 1997/98 play-off (finale) Fortitudo Teamsystem 57 Virtus Kinder 59   1   +2
75 1997/98 play-off (finale) Virtus Kinder 86 Fortitudo Teamsystem 77 dts 1   +9
76 1998/99 Supercoppa Virtus Kinder 59 Fortitudo Teamsystem 66     1 -7
77 1998/99 stagione regolare Fortitudo Teamsystem 57 Virtus Kinder 56     1 -1
78 1998/99 Eurolega (girone) Virtus Kinder 72 Fortitudo Teamsystem 74 dts   1 -2
79 1998/99 stagione regolare Virtus Kinder 74 Fortitudo Teamsystem 87     1 -13
80 1998/99 Eurolega (girone) Fortitudo Teamsystem 67 Virtus Kinder 65     1 -2
81 1998/99 Eurolega (semifinale) Virtus Kinder 62 Fortitudo Teamsystem 57   1   +5
82 1999/00 stagione regolare Fortitudo Paf 72 Virtus Kinder 56     1 -16
83 1999/00 stagione regolare Virtus Kinder 66 Fortitudo Paf 74     1 -8
84 2000/01 stagione regolare Virtus Kinder 99 Fortitudo Paf 62   1   +37
85 2000/01 stagione regolare Fortitudo Paf 71 Virtus Kinder 66     1 -5
86 2000/01 Eurolega Virtus Kinder 103 Fortitudo Paf 76   1   +27
87 2000/01 Eurolega Virtus Kinder 92 Fortitudo Paf 84   1   +8
88 2000/01 Eurolega Fortitudo Paf 70 Virtus Kinder 74   1   +4
89 2000/01 play-off (finale) Virtus Kinder 86 Fortitudo Paf 81   1   +5
90 2000/01 play-off (finale) Fortitudo Paf 71 Virtus Kinder 77   1   +6
91 2000/01 play-off (finale) Virtus Kinder 83 Fortitudo Paf 79   1   +4
92 2001/02 stagione regolare Fortitudo Skipper 80 Virtus Kinder 79     1 -1
93 2001/02 stagione regolare Virtus Kinder 94 Fortitudo Skipper 63   1   +31
94 2002/03 stagione regolare Fortitudo Skipper 80 Virtus 71     1 -9
95 2002/03 stagione regolare Virtus 70 Fortitudo Skipper 82     1 -12
96 2005/06 stagione regolare Fortitudo Climamio 93 Virtus Vidivici 81     1 -12
97 2005/06 stagione regolare Virtus Vidivici 84 Fortitudo Climamio 86     1 -2
98 2006/07 stagione regolare Virtus Vidivici 64 Fortitudo Climamio 60   1   +4
99 2006/07 stagione regolare Fortitudo Climamio 81 Virtus Vidivici 92   1   +11
100 2007/08 stagione regolare Fortitudo Upim 80 Virtus La Fortezza 63     1 -17
101 2007/08 stagione regolare Virtus La Fortezza 92 Fortitudo Upim 95 dts   1 -3
102 2008/09 stagione regolare Virtus La Fortezza 93 Fortitudo Gmac 67   1   +26
103 2008/09 stagione regolare Fortitudo Gmac 74 Virtus La Fortezza 75   1   +1
104 2016/17 stagione regolare A2 Virtus Segafredo 87 Fortitudo 103 Kontatto 86 dts 1   +1
105 2016/17 stagione regolare A2 Fortitudo 103 Kontatto 79 Fortitudo 103 Kontatto 72     1 -7

 

La bomba di Vukcevic che ha deciso il secondo derby del 2008/09.

DERBY AMICHEVOLI

(aggiornata alla stagione 2018/19)
di Ezio Liporesi per Virtuspedia
 
 
ANNI '30

Luogo

Data

Partita

Risultato

V

F

ND

Bologna

27/11/1932

Virtus Bologna – Fortitudo Bologna

13-10

1

 

 

Bologna

19/03/1933

Fortitudo Bologna - Virtus Bologna A

5-18

1

 

 

Bologna

02/04/1933

Fortitudo Bologna - Virtus Bologna B

39-6

 

1

 

Bologna

29/05/1933

Virtus Bologna B - Fortitudo Bologna

10-20

 

1

 

Bologna

26/11/1933

Fortitudo Bologna A – Virtus Bologna B

12-39

1

 

 

Bologna

10/12/1933

Fortitudo Bologna B – Virtus Bologna A

3-50

1

 

 

Bologna

07/01/1934

Virtus Bologna A – Fortitudo Bologna

14-23

 

1

 

Bologna

14/01/1934

Fortitudo Bologna - Virtus Bologna B

14-11

 

1

 

Bologna

1934

Virtus Bologna B – Fortitudo Bologna

38-14

1

 

 

Bologna

15/12/1934

Virtus Bologna C – Fortitudo A

23-44

 

1

 

Bologna

26/12/1934

Virtus Bologna B - Fortitudo B

 

 

 

1

Bologna

1935

Virtus Bologna A - Fortitudo A

53-34

1

 

 

Bologna

08/11/1936

Virtus Bologna Sportiva A - Fortitudo Bologna

24*-18

1

 

 

Bologna

16/05/1937

Virtus Bologna Sportiva – Fortitudo Bologna

 

 

 

1

*Virtus partita con svantaggio di 10 punti.

 

Disputati

Vinti

Persi

Non disponibile

14

7

5

2

 

 

ERA MODERNA

Luogo

Data

Partita

Risultato

V

F

ND

Piacenza

1965

Fortitudo Cassera Bologna - Virtus Candy Bologna

67-97

1

 

 

Bologna

15/10/1966

Fortitudo Cassera Bologna - Virtus Candy Bologna

86-68

 

1

 

Bologna

1967

Fortitudo Cassera Bologna - Virtus Candy Bologna

76-51

 

1

 

Faenza

1967

Fortitudo Eldorado Bologna - Virtus Candy Bologna

68-66

 

1

 

Vidiciatico

1967

Fortitudo Bologna - Virtus Candy Bologna

55-76

1

 

 

Boario

05/10/1968

Fortitudo Eldorado Bologna – Virtus Candy Bologna

80-64

 

1

 

Bologna

09/11/1968

Fortitudo Eldorado Bologna - Virtus Candy Bologna

54-68

1

 

 

Bologna

16/04/1970

Fortitudo Eldorado Bologna - Virtus Bologna

58-71

1

 

 

Bologna

14/10/1972

Virtus Norda Bologna – Fortitudo Alco Bologna

84-62

1

 

 

Bologna

26/10/1973

Virtus Sinudyne Bologna – Fortitudo Alco Bologna

81-66

1

 

 

Imola

15/12/1973

Fortitudo Alco Bologna - Virtus Sinudyne Bologna

79-78

 

1

 

Borgotaro

14/09/1975

Virtus Sinudyne Bologna – Fortitudo Alco Bologna

67-75

 

1

 

Reggio Emilia

20/09/1976

Virtus Sinudyne Bologna – Fortitudo Alco Bologna

99-85

1

 

 

Bologna

01/10/1976

Virtus Sinudyne Bologna – Fortitudo Alco Bologna

76-67

1

 

 

Rieti

02/10/1977

Virtus Sinudyne Bologna – Fortitudo Alco Bologna

102-83

1

 

 

Piacenza

1977

Fortitudo Alco Bologna - Virtus Sinudyne Bologna

84-80

 

1

 

Reggio Emilia

26/10/1978

Virtus Sinudyne Bologna – Fortitudo Mercury Bologna

95-96 dts

 

1

 

Reggio Emilia

16/09/1980

Virtus Sinudyne Bologna – Fortitudo IeB Bologna

93-103

 

1

 

Bologna

02/09/1981

Fortitudo Latte Sole Bologna - Virtus Sinudyne Bologna

83-80

 

1

 

Bologna

11/09/1981

Virtus Sinudyne Bologna – Fortitudo Latte Sole Bologna

102-66

1

 

 

Bologna

09/09/1983

Virtus Granarolo Felsinea Bologna – Fortitudo Yoga Bologna

79-67

1

 

 

Bologna

26/01/1984

Virtus Granarolo Felsinea Bologna – Fortitudo Yoga Massalombarda Bologna

 

 

 

1

Bologna

23/02/1984

Virtus Granarolo Felsinea Bologna – Fortitudo Yoga Massalombarda Bologna

 

 

 

1

Bologna

12/09/1986

Virtus Dietor Bologna  – Fortitudo Yoga Bologna

100-87

1

 

 

Bologna

25/03/1987

Virtus Dietor Bologna – Fortitudo Yoga Bologna

 

 

 

1

Bologna

15/09/1987

Fortitudo Yoga Bologna - Virtus Dietor Bologna

110-103

 

1

 

Bologna

26/11/1987

Virtus Dietor Bologna – Fortitudo Yoga Bologna

 

 

 

1

Teramo

26/11/1989

Virtus Knorr Bologna – Fortitudo Arimo Bologna

95-89

1

 

 

Bologna

14/09/1990

Fortitudo Aprimatic Bologna - Virtus Knorr Bologna

84-71

 

1

 

Bologna

26/09/2006

Fortitudo Climamio Bologna – Virtus Vidivici Bologna

77-68

 

1

 

Casalecchio

28/09/2006

Virtus Vidivici Bologna – Fortitudo Climamio Bologna

65-79

 

1

 

Bologna

10/09/2007

Fortitudo Bologna – Virtus Bologna

94-86

 

1

 

Casalecchio

12/09/2007

Virtus Bologna – Fortitudo Bologna

74-79

 

1

 

Bologna 15/09/2018 Virtus Segafredo Bologna - Fortitudo Lavoropiù Bologna 81-60 1    

 

Disputati

Vinti

Persi

Non disponibile

34

14

16

4

 

TOTALI

 

Disputati

Vinti

Persi

Non disponibile

48

21

21

6

 

SORRISI E GIARDINI

di Enrico Schiavina - Superbasket summer edition 2009

 

Non è una summer league. Non è una passerella per vip o semivip. Non è un'occazione di far vacanza a sbafo come certi eventi fuori stagione. Quello dei Giardini Margherita è solo un torneo estivo. Senza grandi pretese, nato solo per far giocare all'aperto giocatori di tutti i tipi, per lo più delle serie minori, e passare qualche serata di basket all'aria aperta, per sfuggire all'afa. Ma non è un torneo qualunque. è il più antico d'Italia - quest'anno si è giocata la 28esima edizione - e la sua collocazione gli conferisce un prestigio che va molto oltre la sua semplicità. Nel cuore del parco pubblico che sta nel cuore di Bologna, il campetto dei Giardini Margherita ha un fondo in cemento grezzo, vecchi tabelloni di plastica, ferri che paiono sbilenchi e retine sdrucite dall'uso quotidiano dei tantissimi frequentatori. Anche se ogni tanto lo rimettono a nuovo, il suo fascino sta proprio in queste condizioni precarie: è il campo di battaglia di sfide infinite nelle quali giocatori sconosciuti talvolta mettono in difficoltà il grande nome. Si gioca a cavallo tra giugno e luglio, il torneo ufficialmente si chiamerebbe "Playground" ma tutti più semplicemente parlano dei "Giardini". E il mix tra giocatori dilettanti e pro di passaggio spesso fa detonare casi limite: in quasi trent'anno ne sono successe di tutti i colori tra situazioni imbarazzanti, momenti tecnicamente suggestivi, provocatori, anche commoventi. Quella che segue è solo una selezione tra un mare di aneddoti.

RICHARDSON - Il grande Sugar ha giocato più volte ai Giardini. Anche se in età avanzata, quando comunque era ancora popolarissimo, specie a Bologna. Contro di lui nasce la leggenda di un giovanissimo Matteo Soragna, cui tutti urlano una specie di tormentone: "Minaccialo!". Era una specie di parola in codice, inventata da Alessandro Gemelli (dirigente di banca e coach nelle minori, ma uno dei tanti piccoli ras dei Giardini), che in realtà presupponeva che Soragna attaccasse il più possibile Richardson per farlo stancare. Tanto lui, Micheal Ray, l'italiano non lo capiva. Diventò una belva, invece, quando subì l'onta di una plateale stoppata, evidentemente una grave mancanza di rispetto nel suo codice d'onore cestistico. A stoppare Richardson fu il carneade Paolo Zanardi, giovanili Fortitudo, mai visto più in alto della C1.

MIKE BROWN - Di gente che in Nba c'è stata anni prima, o ci sarebbe andata anni dopo. ai Giardini ne è passata tanta. Diverso il caso di Mike Brown, che ci ha giocato nel bel mezzo della sua carriera Nba, nove anni e una finale di conferenze con gli Utah Jazz. Dai tempi di una militanza a Desio rimasto amico di Claudio Crippa, a sua volta amico di Emilio Marcheselli, che lo porta ai Giardini. "Per la prossima partita posso portare un amico?" chiede cortesemente Crippa ai suoi ospiti bolognesi, sentendosi rispondere di sì, ma a patto che non sia un rompiscatole... Qualche giorno dopo Crippa si presenta con una montagna di muscoli nera che quasi non entra tutta nella sua auto... Di Mike Brown si racconta una terrificante schiacciata sulla testa del povero "Banana" Gualandi, e lunghi dopopartita a tavola (da sempre, il locale di riferimento è il Mulino Bruciato) a raccontare storia di Nba, in un discreto italiano, a una platea rapita. Ma la sua squadra non vincerà quell'edizione del torneo.

BONI - Nel 1994 Mario Boni è sulla bocca di tutti. Capocannoniere di Serie A a 30 e passa di media, ma fermo da gennaio per il caso doping. Dopo una deludente esperienza nella CBA, Supermario ha una gran voglia di giocare. Lo porta a Bologna il suo amicone Giacomo Zatti, un habitué dei Giardini. C'è grande attesa per vederlo in campo, i giornali hanno pompato a dovere l'evento, ma gli arbitri hanno qualcosa da ridire: "è squalificato, non può giocare" dicono. La gara non inizia, il pubblico (in molti erano venuti per vedere il top-scorer di A1 di nuovo in azione) rumoreggia. La replica degli organizzatori è che gli arbitri li manda sì la FIP, ma il torneo non è sotto egida federale, quindi può giocare chiunque. Lunghe discussioni, alla fine prevale il buonsenso. Boni gioca, e crivella il canestro, come al solito.

NICCOLAI - Pare che le cose siano andate così: qualcuno chiama Mario Boni per chiedergli di giocare ai Giardini, ma quel giorno lui si sta per sposare. "Non posso venire, ma qui c'è un mio amico, te lo passo" dice Mario. Il telefono passa di mano: "Mi chiamo Andrea, se mi volete vengo". è Andrea Niccolai, fresco di passaggio da Montecatini a Roma per circa 12 miliardi di lire. Ovviamente, nessuno nella capitale sa che il loro preziosissimo acquisto sta rischiando caviglie e ginocchia su un campetto d'asfalto, ma il caso vuole che quella sera dai Giardini passi Piero Parisini, dirigente della Virtus Roma. "Non ci crederai, ma ero a Bologna e degli amici mi hanno invitato a fare due tiri, poi sono arrivati gli altri giocatori, e tutta questa gente, non sapevo ci fosse un torneo..." è il goffo tentativo di giustificarsi di Niccolai, poco prima che inizi la partita. Parisini capisce tutto, ma è di larghe vedute, chiude tutti e due gli occhi, lascia che il Nick produca il suo show: 45 punti e vittoria del titolo.

SCARONE E FOIERA - 38 punti in una serata di magie a ripetizione, c'è la firma di un esplosivo German Scarone su quella che molti ricordano come una della più belle finali di sempre. è l'edizione del 1995, una sera passa per i Giardini Margherita anche PJ Carlesimo, e pare resti molto colpito dalla prestazione di un giovane Francesco Foiera. Il quale gioca di nascosto, senza il permesso del suo club di appartenenza, facendosi chiamare solo "Charlie", soprannome che gli è rimasto appiccicato addosso per sempre.

MESSINA - L'estate del 2002 è quella dell'addio a Bologna del coach che ha fatto la storia recente della Virtus. Ai ferri corti con la proprietà Madrigali, che Messina andrà via lo sanno tutti, ma non c'è stata l'occasione per un abbraccio al pubblico bianconero. Si decide di farlo ai Giardini, non c'è tempo per lanciare l'evento sui media, ma è sufficiente il tam-tam tra i tifosi. Mai vista tanta gente attorno al campetto, a occhio sono tremila persone, aggrappate ovunque per ascoltare le sue poche parole di ringraziamento. Quasi commosso, Ettore. Non più virtussino, mai così virtussino.

PELLACANI - "Black Nino" ha vinto tre volte i Giardini. Negli anni '90,da giocatore-organizzatore della squadra dell'Accademia delle Belle Arti, la sua alma mater. Ne va quasi più orgoglioso che dello scudetto vinto con la Benetton del '92. Portava con sé fior di giocatori di serie A dell'epoca da Stefano Vidili a Carlo Della Valle, da Piero Montecchi a Claudio Pol Bodetto. Le società spesso non davano la liberatoria per giocare sul cemento, ma lui convinceva tutti ugualmente, magari sostenendo il peso di un'assicurazione apposita. Oggi, con i giocatori pro, accade di rado. Con l'Accademia ha giocato anche Fabio De Luigi, oggi comico di successo.

BONORA/1 - Davide Bonora ha vinto di tutto, tra Virtus, Benetton e Nazionale: scudetti, coppe, Europei. Ma non ha mai vinto ai Giardini. Ha avuto il premio di miglior giovane del torneo, da cadetto della Virtus, ma da giocatore affermato ha dovuto incassare sconfitte e umiliazioni personali. Ricorda benissimo "avversari che mi sono passati sopra, come Bruno Cané o Paolo Nerozzi". Sono nomi che non dicono nulla a chi non conosce il folto sottobosco bolognese, ma rappresentano l'esempio del classico giocatore da campetto. Ce ne sarebbero tanti altri, che hanno fatto la storia del torneo senza essere mai emersi nel basket "vero". L'identikit: scaltro, rapace,molto motivato (specie contro gli avversari famosi, che al contrario non spingono mai al massimo), non teme impatti e cadute sul cemento e soprattutto conosce bene i tabelloni, che rispondono molto meno di quelli regolamentari. La "tabellata", il tiro di sponda anche da lontano, ai Giardini paga sempre.

BONORA/2 - Il volto di Alessandro "Jack" Bonora è piuttosto noto a Bologna: presentatore-giornalista del mondo delle tv locali, per 13 estati consecutive si è prestato a fare da allenatore-macchietta ai Giardini. Ma dopo 13 anni di attesa, ala sua grande notte è arrivata. Nel 2008, ha vinto finalmente il torneo, con una squadra sponsorizzata da un suo programma tv e circondata da un nugolo di avvenenti groupies... Una squadra imbottita di esperti giocatori di B1 ha fatto il sua capolavoro in semifinale, battendo i campioni uscenti che schieravano addirittura due nazionali, Stefano Mancinelli e Daniel Hackett, sconfitti di 1 punto da una folgorante tripla di tabellone da nove metri in tuffo di Daniele Casadei. Nel 2009 Bonora ha poi mancato l'intero torneo (era Las Vegas per i campionati mondiali di poker, l'altra sua passione...) ma è tornato in tempo per la finale, vincendola. Ora è imbattuto da due stagioni.

SESSO - Anni fa fece scalpore la comparsa dello sponsor Hatù, che a tutte le serate era presente con una specie di uomo-sandwich travestito da gigantesco profilattico e regalava ai passanti campioni del prodotto che reclamizzava. Niente rispetto alla recente comparsata di Maurizia Paradiso, testimonial di un sito piccante sponsor di una squadra. L'ex pornostar, dopo aver a lungo urlato ai suoi che in caso di vittoria li avrebbe premiati tutti con una - diciamo così - prestazione particolare, si è denudata ed ha fatto invasione di campo saltando addosso agli esterefatti giocatori (c'è il video su youtube).

FOSSA - Quella dei Leoni, naturalmente. Per alcuni anni ha iscritto una sua squadra, reclutando per lo più fortitudini ed ex fortitudini, convinti a giocare per amor di bandiera e qualche birra. Le loro partite erano diventate degli happening: tamburi, bandiere, fumogeni, tifo da stadio, di solito accompagnati da abbondanti grigliate nel prato adiacente il campo. Lo spirito della Fossa ha seriamente contribuito a rilanciare l'attenzione verso un torneo che aveva mostrato un po' la corda. Poi alcuni suoi elementi hanno rovinato tutto scatenando una gigantesca rissa durante la finale del 2007 per la quale è servito l'intervento della polizia (i responsabili del gruppo si sono poi autosqualificati dal torneo a tempo indeterminato). Con la Fossa tra gli altri hanno giocato anche Gek Galanda (prima volta di un capitano della Nazionale ai Giardini) e Dan Gay (26 rimbalzi per lui, record) assieme al figlio Louis.

RISSE - Quella della Fossa è stata solo la più famosa, ma non è certo stta la prima né l'ultima di una lunga serie di risse e gazzarre varie. Tra cazzotti, partite sospese e bottiglia lanciate in campo il campionario è vario: l'agonismo ai Giardini non manca mai. Ancora Micheal Ray Richardson protagonista, negli anni 90, quando rispose a insulti e cori offensivi piovuti dalle tribunette prima dedicando una serie di tiri liberi tirati dal basso (e tutti insaccati), poi lanciando un bacio alla panchina avversaria, che ricordò quello famoso a Valerio Bianchini di una finale di Coppa Italia. Da lì scintille, contatti,l espulsioni a raffica.

Un'altra volta Fabrizio Bertolini (presenze in A nella Fortitudo e a Treviso) trovò da dire con uno spettatore che gli aveva urlato qualcosa. Fermò il gioco, andò a cercare lo spettatore, gli disse il suo nome, cognome, indirizzo e numero di telefono. Poi aggiunse: "Se non mi trovi, sono al bar". E riprese a giocare.

LAMMA - Davide Lamma è stato uno dei più affezionati frequentatori del torneo. Non voleva mancarlo per nessun motivo al mondo. Nell'estate 2003 Lamma è in Nazionale A, e Recalcati gli raccomanda di non giocare sul pericoloso cemento dei Giardini. "Certo, farò solo atto di presenza, per salutare gli amici" risponde il play bolognese. Mentendo: Davide gioca, anzi resta in campo38 minuti... E Recalcati lo scopre dai giornali. Al successivo raduno il CT gli fa una lavata di capo, ma poi lo perdona e lo convoca per gli Europei di Svezia (risulterà importante contro la Francia nella finale per il bronzo, che ci diede il pass per le Olimpiadi). Lamma giocherà ancora ai Giardini, per la squadra della Fossa. E proprio ai Giardini, simbolicamente, firmerà il contratto con la Fortitudo, stringendo la mano a Sacrati per le foto di rito. Quando Sacrati ancora poteva mostrarsi in pubblico...

 

«UNA GARA COME LE ALTRE». È DERBY ANCHE NELLE GAFFE

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 14/04/2006


Storie di derby, storie di luoghi comuni. Di frasi celebri, passate alla storia (della stracittadina) e dei punti di ritrovo, per Fortitudo e Virtus. Parole celebri? Si comincia con un’imperdonabile gaffe di Terry Driscoll. Siamo alla fine degli anni Sessanta, ancora una volta, come in occasione della prima stracittadina, è dicembre. Terry Driscoll, giovane universitario sbarcato da poco nel Bel Paese, confida a un cronista. «Schull? Non lo conosco».
La Fortitudo — è il 21 dicembre 1969 — vince il derby, 67 a 64. Driscoll segna 17 punti, il Barone ne infila 30 e alla fine può togliersi pure un sassolino dalla scarpa. «Forse, ora, ha capito chi sono».
Passano trentuno anni. Nessuno, nel frattempo, dimentica l’identità dell’avversario. Ma l’errore è in agguato. Per Andrea Meneghin «il derby? E’ una gara come tutte le altre». È il 23 dicembre 2000, il Menego segna 3 punti ed esce per 5 falli. La Virtus vince 99 a 62: la frase finisce per bollare l’avventura di Andrea all’ombra delle Due Torri.
Le frasi celebri, però, possono caratterizzare anche il dopo-derby. È il 17 novembre 2001: si gioca in piazza Azzarita, Marko Jaric sbaglia l’ultimo tiro e la Fortitudo di Matteo Boniciolli vince 80 a 79. Una sconfitta della Virtus? Nossignore, almeno per Ettore Messina. «Usciamo dal PalaDozza con un buon pareggio», il paradosso di Ettore. Al quale la frase non porta certo fortuna. E’ l’anno dell’esonero (poi rivisto) di Ettore da parte di Madrigali. E’ l’anno dell’addio alla V Nera da parte del coach oggi al Cska Mosca.
Dai luoghi comuni ai luoghi di ritrovo il passo è breve. La Fortitudo è cittadina — gioca al PalaDozza — la Virtus è divenuta periferica: gioca a Casalecchio e la maggior parte dei giocatori trova casa a Castel Maggiore. La Fortitudo, a tavola, si trova spesso alla Braseria, da Ivo e Simone. Dove non mancano i giocatori Virtus ma, fino a qualche mese fa, era molto facile trovare Savic e Basile, oggi a Barcellona. L’alternativa alla Braseria è la trattoria di Ugo, a Ponte Rivabella. Tra una canotta di Payton e una di Pippen c’è spazio anche per quella di Pilutti, autografato da tutta la squadra. «Sto aspettando quella del ‘Mancio’ — dice Ugo Bertolini —. La canotta del capitano è una tradizione».
Proprio il gruppo degli italiani — Mancinelli, Belinelli e Rombaldoni — e coach Repesa sono i più affezionati. La Virtus (da capitan Pelussi allo storico speaker, Gigi Terrieri) hanno ritrovato le atmosfere del Mulino Bruciato, in via Selva di Pescarola. Luciano Andalò ha riaperto da dicembre e, il Mulino, è tornato a essere un punto di riferimento per chi ama il basket. In bianconero, certo, ma anche a colori.

 

Una tifosa fortitudina in lacrime

GLI EROI SCHULL E DRISCOLL CREARONO LA LEGGENDA

di Gianni Cristofori - Il Resto del Carlino - 02/11/2007

 

Un evento come il derby di BasketCity, ha bisogno di grandi eroi e, soprattutto, di grandi duelli. E i grandi duelli sono quelli tra grandi avversari. Perché pochi, tra i tifosi che stavano seduti in piazza Azzarita negli anni Sessanta, ricordano le sfide vinte da Angelini o Bruni, da Cosmelli o Lombardi, ma non dimenticheranno mai Schull e Driscoll, anche se il Barone e il Bostoniano si sono incontrati, faccia a faccia, due sole volte. E fu un pareggio: 67-64 per l’Aquila, con 30 del Barone e 71-70 per la V nera. Era la stagione ’69/’70, e piazza Azzarita, piena come un uovo fu, in entrambe le occasioni, il solito bollente e fumoso palcoscenico del derby tra due squadre in periodo di scarse soddisfazioni.

La Fortitudo di Beppe Lamberti aveva però qualcosa in più da mettere sul piatto della bilancia. Il peso rappresentato dalla striscia positiva di 3 derby e il carisma di Gary Baron Schull, il guerriero di Florida State che aveva scelto di creare il suo regno tra via San Felice e via Nannetti, magiando la pizza alla Bella Napoli e bevendo il caffè al bar Donini. Meglio passare le ore libere lì, in mezzo a tanti amici veri, piuttosto che vivere e giocare con i Cincinnati Royals che lo avevano scelto al quarto giro dei draft 1967. Schull era diventato subito un eroe vincendo da solo due derby ed era stato portato in trionfo sulla carrozzella, con una gamba ingessata, nell’unica sfida che non aveva giocato, ma che la Fortitudo aveva vinto il 23 febbraio 1969.

Nell’immaginario dei tifosi, nella stagione ’69/’70 gli dei del basket, da celebrare nel derby, divennero due. La Fortitudo aveva il Barone ma la Virtus trovò miracolosamente il Bostoniano. Terry Driscoll fu un capolavoro diplomatico dell’avvocato Porelli ma anche un investimento finanziario di enorme livello, per l’epoca. La Virtus strappò Terry Driscoll ai professionisti della Nba. I Detroit Pistons, che lo avevano scelto con il numero 1, offrirono, a quello che nelle ultime stagioni era stato il miglior giocatore del Boston College, 175mila dollari per tre stagioni, ma Porelli vinse l’asta con i 60mila annuali che convinsero Terry all’avventura bolognese. Schull e Driscoll comincarono così a prepararsi al derby sull’onda emotiva dei tifosi che avevano un grande duello in più da godersi. Schull dormiva con la foto di Driscoll attaccata alla parete della camera da letto per ricordare il volto del nemico da battere. Terry, fresco di college e meno avvezzo alle battaglie, patì l’esordio e un infortunio a una caviglia e arrivò alla prima sfida con un peso insopportabile di aspettative e di tensioni. Il 21 dicembre 1969 fu sconfitta bianconera e Schull vinse il suo personale derby per 30 a 17.

Risultato che poteva ripetersi il 15 marzo 1970, giorno della seconda sfida stagionale. E che, in effetti, sembrò al popolo bianconero inevitabile quando, in un derby che Schull stava giocando meglio del suo avversario, Lino Bruni infilò, a 37 secondi dalla fine il libero del vantaggio biancoblù:70-69. Ma il secondo lo sbagliò e mentre piazza Azzarita ammutoliva sull’azione offensiva della Virtus che si spense contro il ferro, dalla mischia sbucò la manona del Bostoniano per il tap in vincente. I liberi sbagliati da Marco Calamai sembrarono così la naturale conclusione di un derby che solo Schull o Driscoll potevano vincere.

Per trovare un’altra sfida così emotivamente forte ed epicamente decisiva bisognerà aspettare quasi trent’anni. Il giorno in cui, era il 23 novembre 1997, Carlton Myers e Sasha Danilovic si trovarono di fronte per la prima volta. Da allora 13 duelli e un bilancio quasi pari (7-6 per Sasha) che si è chiuso il 4 dicembre 1999, stagione del primo scudetto per l’Aquila. Tra quelle due date, emozioni ed episodi irripetibili, sfide europee e tricolori che Virtus e Fortitudo, negli anni del Barone e del Bostoniano nemmeno immaginavano.

Più pesanti le vittorie di Danilovic, ma enorme il rispetto per il nemico Myers, unico biancoblù, quando vestì la maglia Paf, ad uscire dal PalaMalaguti tra gli applausi virtussini. Era il 19 giugno 2001 e Danilovic aveva già passato il testimone di leader a Ginobili. Quel giorno, idealmente, l’ovazione fu anche per il Barone, un avversario, che avrebbe meritato di uscire tra gli applausi trent’anni prima. Per aver dato al derby un senso avventuroso dal quale Myers e Danilovic, probabilmente hanno imparato tante cose. Anche il rispetto per l’avversario.

 

IL DERBY PER GLI USA

di Alexander Wolff - Sports Illustrated - Traduzione di Sandra Zucchini

 

Ecco come il famoso settimanale sportivo americano ha raccontato, a parole e disegni, la sfida tra Virtus e Fortitudo. Un ritratto fatto dopo la finale stracittadina del 1998.

 

IlDerbyPerGliUSA.pdf (460,3 kB)

IL DERBY D'ITALIA

 

C'è chi dice che il derby di Bologna sia diventato un appuntamento sentito soprattutto a causa dei tifosi della Fortitudo, che avevano bisogno di giustifIcare una stagione con una singola vittoria piuttosto che con il piazzamento finale in classifica, e che la rivalità che più coinvolgeva i virtussini fosse sempre stata, in realtà, quella con l'Olimpia Milano, l'unica società che al momento ha vinto più scudetti della Virtus e contro la quale ha battagliato per la vittoria finale per decine e decine di volte. Una rivalità storica, nata negli anni '50/'70, quando il dominio del basket italiano aveva immancabilmente matrici lombarde e la Virtus inanellava collezioni di piazzamenti onorevoli senza mettere nulla in bacheca.

GLI ALTRI DERBY

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Se il derby a Bologna, è sinonimo di Virtus - Fortitudo, una rivalità nata attraverso una storia di oltre cento derby, di tanti campioni, che si sono sfidati dapprima per il campanile, poi per gli scudetti e anche addirittura in una final four europea, la stracittadina ha radici molto più antiche; tralasciando i molteplici derby dei primi anni trenta, quando nei campionati emiliani, che in realtà erano competizioni cittadine, perchè tutte le squadre iscritte erano di Bologna, ogni gara era un derby, abbiamo catalogato qui di seguito tutti i derby (ad esclusione di quelli con squadre cittadine che hanno sfidato la Virtus solo in gare amichevoli, questi li trovate nella sezione bilanci con altre società) con le altre squadre di Bologna: il Gira, la Motomorini, il Guf Galvani, il Guf Bologna, l'Oare e il S. Agostino; dal numero di derby disputati, dal numero di squadre cittadine, potete capire che il nome di basket city ha radici lontane e da vera regina di basket city, la Virtus ha un bilancio vincente non solo nei confronti della Fortitudo, ma anche di tutte le altre squadre di Bologna.

 

VIRTUS - GIRA

in ordine crolonogico

(aggiornata alla stagione 2017/18)

 

n. stagione competizione in casa p in trasferta p   V 31 G 5 scarto
1 1948/49 serie A Virtus 38 Gira 33   1   +5
2 1948/49 serie A Gira 26 Virtus 33   1   +7
3 1949/50 serie A Virtus 33 Gira 30   1   +3
4 1949/50 serie A Gira 29 Virtus 38   1   +9
5 1950/51 serie A Gira 29 Virtus 48   1   +19
6 1950/51 serie A Virtus 54 Gira 42   1   +12
7 1951/52 serie A Gira 32 Virtus 36   1   +4
8 1951/52 serie A Virtus 48 Gira 37   1   +11
9 1952/53 serie A Virus 45 Gira 58     1 -13
10 1952/53 serie A Gira 40 Virtus 43   1   +3
11 1953/54 serie A Gira 63 Virtus Minganti 50     1 -13
12 1953/54 serie A Virtus Minganti 53 Gira 64     1 -11
13 1954/55 serie A Virtus Minganti 51 Gira Preti 39   1   +12
14 1954/55 serie A Gira Preti 54 Virtus Minganti 54       0
15 1955/56 serie A Gira Preti 33 Virtus Minganti 70   1   +37
16 1955/56 serie A Virtus Minganti 55 Gira Preti 50   1   +85
17 1956/57 serie A Virtus Minganti 45 Gira Preti 42 dts 1   +3
18 1956/57 serie A Gira Preti 54 Virtus Minganti 64   1   +10
19 1957/58 serie A Gira Santipasta 43 Virtus Minganti 70   1   +27
20 1957/58 serie A Virtus Minganti 69 Gira Santipasta 57   1   +12
21 1958/59 serie A Gira Santipasta 64 Virtus Oransoda 85   1   +21
22 1958/59 serie A Virtus Oransoda 78 Gira Santipasta 68   1   +10
23 1959/60 serie A Virtus Oransoda 78 Gira 58   1   +20
24 1959/60 serie A Gira 57 Virtus Oransoda 91   1   +34
25 1960/61 serie A Gira Lovari 49 Virtus Idrolitina 61   1   +12
26 1960/61 serie A Virtus Idrolitina 62 Gira Lovari 53   1   +9
27 1963/64 serie A Gira Fides 69 Virtus Knorr 93   1   +24
28 1963/64 serie A Virtus Knorr 81 Gira Fides 62   1   +19
29 1964/65 serie A Virtus Knorr 78 Gira Fides 65   1   +13
30 1964/65 serie A Gira Fides 63 Virtus Knorr 77   1   +14
31 1968/69 Coppa Italia Virtus Candy 51 Gira Brumor 50   1   +1
32 1976/77 poule classificazione playoff Virtus Sinudyne 75 Gira Fernet Tonic 79     1 -4
33 1976/77 poule classificazione playoff Gira Fernet Tonic 68 Virtus Sinudyne 77   1   +9
34 1977/78 stagione regolare Gira Fernet Tonic 91 Virtus Sinudyne 108   1   +17
35 1977/78 stagione regolare Virtus Sinudyne 103 Gira Fernet Tonic 80   1   +23
36 1978/79 stagione regolare Gira Amaro Harris 77 Virtus Sinudyne 82   1   +5
37 1978/79 stagione regolare Virtus Sinudyne 100 Gira Amaro Harris 101     1 -1

 

Rapini marcato da Macoratti e Bongiovanni, durante un Virtus - Gira in Sala Borsa

(foto tratta dal libro "I canestri della Sala Borsa")

GIRA - VIRTUS, IL DERBY È STATO UNA FESTA

Palasport di Ozzano tutto esaurito per aiutare "La casa dei risvegli"-Kinder troppo forte e 10 punti di Brkic

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 26 novembre 1999

 

Una festa che quelli di Ozzano, o meglio, quelli del Gira, hanno organizzato nel migliore dei modi. Gli "arancioni" del Gira si mescolano ai bianconeri della Virtus e l'impianto di Ozzano è preso d'assalto da 1.200 persone che per nulla al mondo, nonostante la temperatura polare (all'esterno), avrebbero rinunciato a questo confronto, vent'anni dopo l'ultimo faccia a faccia.

E se fuori dall'impianto - dove si fatica a parcheggiare perché da Bologna arrivano veramente in tanti - fa un freddo cane, dentro fa caldo. Quel tipo di caldo che solo un derby è in grado di sprigionare.

Non c'è tensione, non c'è animosità, ma c'è tanta voglia di divertirsi e di contribuire alle sorti del progetto "La casa dei risvegli Luca De Nigris". A bordo campo per questa festa si sono mobilitati in tanti: ci sono Villalta e Sacchetti, Carletto Muci, ettore Zuccheri, l'avvocato Porelli, Ranuzzi, Benelli. Tocca ad Andrea Mingardi fare gli onori di casa mentre, durante la presentazione delle squadra, Danilovic e Morandotti si scambiano, scherzosamente, gesti minacciosi. Ricky, addirittura, sembra voler affibbiare un calcione all'ex compagno. I due si abbracciano e ridono. Peccato solo che Morandotti, per un problema al ginocchio, non abbia potuto giocare. La Virtus riabbraccia tre ex perché, oltre a Morandotti, ci sono Bon e il giovane Marco Pappalardo. È il ragazzino vero e proprio showman, a Ozzano s'è già ritagliato una claque, c'è il club "Pappa" a lui intitolato. Poi si parte: Piero Millina si guarda attorno e rispetto a Bruni, suo predecessore nel 1979, guarda la panchina e scopre che non può contare sui centimetri e la classe di Steve Hayes e Marvin Roberts. Messina, rispetto a Driscoll, non ha gli scomparsi ma indimenticabili Cosic e Wells. Ma c'è Danilovic. E Sasha il duro, Sasha il cattivo, interpreta la parte alla grande. Dieci minuti esatti per il serbo che si diverte e, soprattutto, diverte. Sasha che fa l'americano verrebbe da dire: quando esce c'è un'ovazione. La Kinder parte subito 10-0 poi, complice i tre falli rapidi di Frosini, consente il rientro del Gira a bersaglio con i siluri di Coppo, Grossi e Bon. Il Gira è solo a due punti, 10 a 12, ma poi la Virtus riparte. E Messina dà spazio al talento di Brkic, che per ora può giocare solo a livello di giovanili. Il giovanotto è nato a Cesena, ma mamma e papà sono serbi e per le leggi italiane potrà scegliere la cittadinanza solo al compimento dei 18 anni. E la nazionale juniores perde così un talento che a Ozzano ha dimostrato di essere un bel prospetto.

Ecco, infine, il tabellino dell'incontro, arbitrato da Stanghellini e Rimauro, finito sul 90-65 per la Virtus, dopo che la prima frazione si era chiusa sul 47-26.

Gira Calderini: Guarino 8, Bassi 6, Grossi 8, Cagnin 16, Pappalardo 7, Bergami, Coppo 3, Rolando 11 (con l'aggiunta di 6 rimbalzi e 3 stoppate), Nicolosi ne, Morandotti ne, Arbetti 3, Bon 3. All. Millina.

Virtus Kinder: Danilovic 7, Bonora 14, Siniscalco 2, Brkic 10 (4 su 5 al tiro), Pulvirenti 7, Ansaloni 13, Binelli 14, Frosini 12, Michael Andersen 11, David Andersen ne.

VIRTUS - GUF GALVANI

in ordine crolonogico

(aggiornata alla stagione 2017/18)

 

n. stagione competizione in casa p in trasferta p   V 2 G 0 scarto
1 1933/34 prima divisione Virtus 27 Guf Galvani 17   1   +10
2 1933/34 prima divisione Guf Galvani 14 Virtus 18   1   +4

 

VIRTUS - S. AGOSTINO

in ordine crolonogico

(aggiornata alla stagione 2017/18)

 

n. stagione competizione in casa p in trasferta p   V 4 S 0 scarto
1 1959/60 serie A S. Agostino 47 Virtus Oransoda 91   1   +44
2 1959/60 serie A Virtus Oransoda 80 S. Agostino 51   1   +29
3 1965/66 serie A S. Agostino Alcisa 91 Virtus Candy 94 dts 1   +3
4 1965/66 serie A Virtus Candy 82 S. Agostino Alcisa 77   1