DERBY

 

Un derby dei primi anni '70: Schull cerca di stoppare Albonico

 

GUELFI E GHIBELLINI DEL DUEMILA SU UNA STRADA INFINITA COME IL DERBY

di Enrico Schiavina - tratto da "DERBY! Fortitudo-Virtus - Storia di una rivalità senza fine

 

Prima della pallacanestro ci erano riusciti solo gli antichi romani. C'è una cosa sola che spezza in due Bologna come il derby di basket: la via Emilia. Una linea retta che taglia in due la città in modo netto, come un'arancia: da una parte la collina, dall'altra la pianura. Ma non è una divisione in parti uguali - un po' più grande e popolata la metà sopra, un po' più ricca e verde quella sotto - come non lo è la divisione della città secondo credo cestistico.

Illustri osservatori della vita cittadina dicono che a Bologna ormai non si discute più di nulla, che tutto si è appiattito. Non fanno discutere la politica, l'economia, la cultura, la vita sociale. L'unica cosa che veramente divide la città, ormai, sarebbe la pallacanestro. Non sapremmo dire se veramente Bologna è così ferma in tutto il rsto, di certo sappiamo però che non è mai stata così ferocemente schierata dietro alle sue due squadre di basket.

E se la divisione forse non è una buona cosa, almeno il confronto, anche se acceso, talvolta aspro, è sicuramente un valore.

Per questo il derby di basket di Bologna è un grande patrimonio della città, un qualcosa che la fa discutere, fremere, soffrire, amare. Che la tiene viva, anche spezzandola in due, proprio come la via Emilia. "Dividere per unire" è il concetto che ricorre spesso quando i cittadini di Siena cercano di spiegare il significato del loro Palio: l'uno contro l'altro fino alla morte nei giorni della grande sfida, tutti assieme sotto i colori cittadini il resto dell'anno, con un senso civico che ha pochi confronti nel resto d'Italia.

Qualcosa di simile succede a Bologna, anche se è certamente fuori luogo e abusato il paragone derby-Palio che talvolta capita di sentire. Palio e derby sono diversissimi, ma qualcosa in comune ce l'hanno. Non tanto perché forgiano un fortissimo senso di appartenenza verso il proprio clan, e di conseguente avversione verso quello opposto, al punto di sperare prima nell'altrui sconfitta che nella propria vittoria: questo accade anche in altre rivalità sportive.

Sono uniche piuttosto le capacità di catalizzare l'attenzione di tutta una città verso una competizione di cui il resto d'Italia capisce poco - una corsa di cavalli in piazza, il gioco del basket - scatenando passioni violente e altrove quasi incomprensibili. E la conseguente convinzione che la propria festa, e più in generale la propria città, sia unica, sia la più bella del mondo. Credersi meglio degli altri in fondo non è peccato, se si lavora onestamente, e magari si finisce per esserlo veramente, migliori. Almeno in qualcosa. Che Bologna sia un'isola felice, da un punto di vista cestistico, non ci sono assolutamente dubbi: in nessun altro posto i bambini piccoli imparano prima il terzo tempo che lo stop di petto, appendono prima i poster di Myers o Danilovic di quelli di Baggio o Signori. Canestri in ogni condominio, squadre di tutti i livelli e per tutte le età, ovunque gente che gioca, o che allena, o che organizza, o che guarda giocare, testimoni attivi di un immenso amore per questo sport, più della solita, trita osservazione sul fatto che nei bar i-quotidiani-sono-sempre-piegati-alla-pagina-del-basket, peraltro verissima.

Isola felice la città, nella testa di chi viene da fuori, spesso lo è ancora. La recente campagna elettorale per il governo della città - o i fatti, a seconda di come la si vede - ha un po' lavato il cervello alla sua gente, convincendola di non essere più il Bengodi, ma una via di mezzo tra il Bronx e Calcutta, quanto a delinquenza, degrado e povertà. Anche se poi per i "forestieri" da noi si lavora, si mangia, ci si diverte, si vive meglio. Non sarà più la Bologna di una volta, come dicono gli anziani oggi, ma c'era chi diceva la stessa cosa negli anni '80 pensando ai '60, e chi lo diceva nei '70 rimpiangendo i '50... Il fatto è che non può più essere la Bologna di una volta, il mondo gira veloce e tutto cambia, deve cambiare. Persino a Palazzo d'Accursio la cui storica "presa" ci ha dimostrato che i bolognesi sono ancora capaci di litigare per la politica, di sfidarsi in una dura competizione (come un derby, finita all'ultimo tiro: 50,69 a 49,21 dopo un "supplementare") su campi diversi dalla pallacanestro.

Lungi da qui un tentativo di trovare accostamenti politici, o anche solo sociologici, alle due grandi matrone del basket bolognese. La politica non c'entra se Dio vuole, e non per disprezzo alla politica stessa, ma perché il derby è qualcosa di veramente trasversale, ed è bello per questo, quando propone contrasti stridenti nella vita quotidiana, tipo professore F contro studente V, capufficio V contro impiegato F, salumiere V contro casalinga F...

Ci hanno provato in tanti a mettere altri colori vicino al biancoblù (il rosso della Bologna più popolare, operaia e comunista) o al bianconero (il bianco della classe medio-alta ieri, l'azzurro di commercianti e professionisti oggi) ma sono abbinamenti che ormai non hanno nessun significato, se mai ne hanno avuto in passato.

Perché di contraddizioni a questo teorema se ne trovano a volontà: la Fortitudo ha radici fortemente cattoliche, in passato è stata molto vicina alla Dc, ed oggi è retta da mani capitaliste; mentre la Virtus, tradizionalmente laica, è stata in affari con l'imprenditoria rossa e le Coop, pesca nei ceti medi, era (è?) la favorita della classe dirigente di sinistra. Nel calderone delle contraddizioni politiche poi possiamo purtroppo metterci anche qualche spiacevole infiltrazione di estrema destra, in certe espressioni di tifo più crudo, da entrambe le parti, fortunatamente emarginate. Per quasi tre decenni Virtus-Fortitudo ha voluto dire ricchi contro poveri, patrizi contro plebei, ma oggi moltissimi nuovi ricchi tengono alla F, mentre il tifo virtussino si è tolto parte di quella patina nobiliare che ha avuto per una vita, anche se le poltrone di prima fila a Casalecchio costano 4 milioni l'una, e la gente fa la fila per comprarle.

Impossibile tracciare l'identikit del virtussino e del fortitudino medio del Duemila. Alla Virtus spesso ci si avvicina per tradizione familiare, perché qualcuno ti presta una tessera, anche se grazie agli spazi di Casalecchio sono finiti i tempi nei quali i non abbonati non entravano praticamente mai, e le liste d'attesa duravano anni.

Un'epoca nella quale accadeva spesso che chi veniva respinto andava a vedere la Fortitudo, dove il posto si trovava sempre, e ne rimaneva avvinghiato, anche se non è questa la genesi tipica del tifoso blù. Piuttosto, negli anni '70 e '80 si diventava fortitudini per spirito di contraddizione ("ribellione" ci sembra un termine eccessivo), per non seguire la massa, e perché a certuni nello sport viene spontaneo schierarsi con i più deboli.

Vale anche il discorso contrario, ovviamente: nelle (poche) stagioni di predominio fortitudino sul campo, i bastian contrari neutrali finivano per simpatizzare Virtus.

Ma nel derby, come nel resto del mondo, l'omologazione avanza, la globalizzazione incombe.

E le due Nazioni, così diverse per storia e ideologia, oggi sono vicinissime per organizzazione, solidità economica, obiettivi: un occhio all'Europa, l'altro ai cuginastri, ma prima di tutto professionalità.

Vale anche per i tifosi, non solo per le società. Loro spesso non lo sanno, ma ormai si somigliano moltissimo, a parte alcune eccezioni ancora valide (la Fossa, il parterre Virtus, sono ancora quelli di una volta) e si stanno venendo incontro a una velocità sorprendente. Gli uni acquisiscono i pregi (calore, colore e ironia biancoblù, compostezza bianconera) e i difetti (irosità e vittimismo biancoblù, snobismo, atteggiamenti alla andiamo-via-prima-che-sennò-becchiamo-il-traffico bianconeri) degli altri.

Il pubblico fortitudino si è virtussinizzato, quello virtussino si è fortitudinizzato, su questo non ci sono dubbi. Un processo di osmosi ben simboleggiato dai due uomini-faro, le guide materiali e spirituali dei due schieramenti. Alfredo Cazzola, dalla Bolognina all'impero-MotorShow, self made man ruspante e battagliero, sempre pronto a sfidare il mondo nell'interesse dei suoi colori: in poche parole, un fortitudino perfetto. E Giorgio Seragnoli, famiglia potentissima, tycoon dell'industria e della finanza che può comprarsi tutto, senza limite di spesa: il prototipo del presidente virtussino. Accanto a lui il presidente degli industriali, Volta, e adesso persino un petroliere libico, che ha fatto mettere una doppia V (lettera che nell'alfabeto di Pellacani era stata soppressa) vicino al sacro simbolo della F scudata. Non c'è niente da fare, il mondo cambia.

Per i notabili della città, per le camicie di sartoria con iniziali ricamate, resta comunque il parterre Virtus il luogo più in della Città del Basket; la costosissima tessera che hanno in tasca dà loro diritto di mostrare l'abbronzatura e insultare pesantemente gli arbitri ad ogni chiamata contraria, o magari sventolare banconote da centomila - almeno quattro o cinque, se no si fa la figura dei pidocchiosi - sotto il naso dei direttori di gara, sempre e comunque comprati da Seragnoli. In questo, i fortitudini da parterre sono lievemente diversi: anche loro sfilano sorridenti prima della partita, indossando abiti casual ma all'ultima moda con studiata nonchalance, poi, quando le cose si mettono male, agli arbitri (ovviamente istruiti da Cazzola) vorrebbero saltare direttamente al collo, e qualche volta serve la polizia per impedire che lo facciano davvero.

... omissis (si parla della Fossa dei Leoni) ...

Tutti gli altri hanno bisogno di essere guidati, così come i virtussini per sostenere la squadra hanno bisogno di essere trascinati dalle trombe dell'orchestra, mai viceversa. Ma è soprattutto a questo esercito di gente normale, di una parte e dell'altra, che deve dire grazie il basket: sono loro che hanno costruito il mito di "Basket City". Grazie alla loro perseveranza negli anni, alla loro passione per il gioco, al loro presenzialismo, fedeltà ai colori, o qualsiasi cosa sia che li spinge a cadenza settimanale o persino bisettimanale a prendere posto sulla solita poltroncina.

Non importa se qualche volta le partite sono brutte, o senza storia fin dal primo minuto: loro ci sono sempre. E ogni estate, anno dopo anno, ce ne sono circa 10.000 disciplinatamente pronti a versare in anticipo sui conti correnti dei due club i soldi che giustificano la costruzione di due delle squadre più forti d'Europa nella stessa città.

Tra abbonamenti e biglietti le due bolognesi fatturano quasi come tutto il resto del basket italiano messo assieme, ma oltre agli incassi del botteghino (nel 1998/99, sommando le due società, 10.582 abbonati, quasi 400.000 presenze, oltre 20 miliardi in incassi) c'è un flusso indiretto meno evidente, ma non meno importante. A Bologna il basket fa vendere magliette e cappellini, quotidiani e riviste specializzate, panini e caffè, mantiene aperti due negozi di gadget monotematici (F e V in tutte le salse) in pieno centro, fa lavorare decine di persone per i due staff societari, giocatori e procuratori - quelli che si arricchiscono di più -  ma anche maschere, parcheggiatori, baristi, agenzie viaggi, fino alle pizzerie e ai pub del dopopartita... Un fiume di denaro indotto, che crea occupazione per un bel po' di famiglie, bolognesi e non, visto che una parte finisce fuori città con le trasferte, ormai spesso anche fuori Italia.

Tutto questo grazie al basket, o meglio grazie a quella incredibile passione-fedeltà di cui sopra, figlia della tradizione, certo, ma vigorosamente corroborata dalla rivalità. Per fare Basket City servono l'una e l'latra, la cultura cestistica e la rivalità F-V: non ci fosse questo dualismo, non ci sarebbe nemmeno il resto.

Diciamolo: alla Fortitudo serve la Virtus, alla Virtus serve la Fortitudo. È la competitività, il senso del campanile coniugato alla storia, che negli anni ha continuamente spronato l'una a far meglio dell'altra. Da sempre, per la gente di via San Felice la Virtus è una specie di balena bianca (... e nera), il grande nemico inseguito da una vita, l'obiettivo di tutti gli sforzi, perennemente, ottusamente nel mirino. In Virtus forse non è sempre stato così, quando la Fortitudo era povera la si guardava freddamente come una vicina antipatica più che una rivale, ma la sua crescita e la sua aggressività hanno alimentato un'avversione di rimando non meno profonda, non meno accanita.

Interpretando bene i sogni del fortitudino medio, Seragnoli fin dall'inizio della sua gestione spiegava che tutti quei soldi non li spendeva per diventare il numero uno d'Italia, o il numero uno in Europa, ma solo perché voleva essere il numero uno a Bologna. Per un po' c'è anche riuscito, ma Cazzola, competitivo come pochi, dalla sfida che gli veniva dai vicini di casa ha saputo trarre la spinta per costruire la Virtus più vincente di sempre, quella del 24 aprile e 31 maggio 1998. Così si è arrivati alla corsa agli armamenti di fine anni Novanta, alle due superpotenze contrapposte capaci di saccheggiare l'intero basket italiano pur di non perdere colpi nella folle guerra cittadina. Al punto da inimicarsi tutto il resto d'Italia, da sentirsi accusate di aver rovinato il campionato con la troppa bolognesizzazione, e tutto per una sciocca lite di cortile.

Fini pensatori da un po' di tempo ammoniscono le due contendenti a smetterla di ragionare in termini così provinciali, ci spiegano che esiste un mondo anche al di fuori dei confini di Bologna, e persino in città qualcuno se ne è convinto... Così quando sul tabellone luminoso del palazzo passano i risultati dagli altri campi e "loro" hanno perso, il boato di esultanza si continua a sentire, forte e spontaneo, ma prima ci si preoccupa dei "nostri". Se poi a "loro" è andata male, tanto meglio...

Per tutte e due ormai conta solo vincere, scudetti, coppe, qualsiasi cosa, altrimenti la stagione è un fallimento, indipendentemente da com'è andata ai cugini. E il derby non è solo la sfida diretta, ma il confronto di quel che rimane nelle due reti alla fine della stagione: io ho vinto una coppetta, tu una coppina, qual è la più bella?

Questi Guelfi e Ghibellini del ventesimo secolo (e presto del ventunesimo) sono gli unici in Italia, forse al mondo, ad aver scelto il basket come terreno di confronto. Nello sport italiano di derby veri, capaci di spaccare letteralmente in due una città, ce ne sono solo quattro: quelli di calcio, Roma-Lazio, Milan-Inter, Toro-Juve, Genoa-Samp.

Gli altri sono surrogati di derby, sono solo rivalità fra città vicine che magari corrono per lo stesso obiettivo, ma non durano nel tempo (ricordate i rancori di Bologna-Cesena nel calcio? Oggi chi ci pensa più?...) e non sono degni della parolina magica - derby - usata ed abusata nelle cronache sportive.

Nel basket è esistito un solo altro derby, vero e sanguigno come quello bolognese: quello di Livorno, ma è sparito con una insana fusione nel 1991. Ci sono stati derby a Milano e Roma, ma facevano ridere, ce ne sono di sentiti in altri sport, ma niente di paragonabile. In America ci sono molte, storiche rivalità del basket-college, bellissime e antiche, ma figlie di un'altra cultura, che non c'entra col campanile. Restando al basket, ci sono derby infuocati e di altissimo livello tecnico a Atene e Istanbul, ma quelle sono grandissime città e le squadre ne rappresentano una porzione, un quartiere.

Il derby di Bologna invece è unico anche perché non divide la città in zone, ma arriva dappertutto con entrambi i partiti: in ogni casa, in ogni scuola, in ogni ufficio c'è la V e c'è la F. Sì, una volta esisteva un "Rione Fortitudo", quello attorno alla vecchia sede di via San Felice, e una teoria (mai provata) vuole che tutta la parte ovest della città, da via Saffi a Santa Viola a Borgo Panigale, tenda verso il biancoblù. Indimostrabile, come l'impressione che sia invece la parte nord, da via Milazzo all'Arcoveggio passando per la Bolognina cara a Cazzola, il territorio più bianconero. In realtà oggi la V e la F sono distribuite ovunque: in centro, in periferia e anche in provincia, sia la metà di collina che la metà di pianura, dove la febbre è più recente, ma non meno forte.

Pianura-collina, colina-pianura. Virtus-Fortitudo, Fortitudo-Virtus. Per dividere (e unire) le prime, c'è voluta la via Emilia, tracciata dal console Marco Emilio Lepido nel II secolo avanti Cristo e resistita per più di due millenni quasi identica, solo ingrandita e ammodernata, ma mai modificata nella sua idea originale, quella di correre fino al Mare.

Per dividere (e unire) le secondo è stato inventato il derby, anche lui è diventato sempre più grande, importante, ricco, ma rimasto immutato nello spirito.

Durerà come la via Emilia, altri duemila anni? Vorremmo poterlo verificare, vivendoli tutti a Bologna.

Danilovic-Myers: l'essenza stessa dei derby degli anni '90

IL SALTO DEL FOSSO

di Roberto Cornacchia per Virtuspedia

 

Sono molti i giocatori che hanno indossato le maglie sia di Virtus che di Fortitudo, a sono ancora di più se consideriamo anche le squadre del passato come il Gira, l'Oare e il Moto Morini, senza contare il periodo precedente alla partecipazioni ai campionati ufficiali dove si annoverano anche le formazioni dell'A.P. Galvani (dall'omonimo istituto scolastico), della Pro Juventute, della G.U.F. (Gioventù Fascista Universitaria), della Bologna Sportiva (società con la quale vi sarà la fusione nel 1935). Era un'epoca in cui il professionismo non era neanche lontanamente concepibile e quando un giocatore usciva da una squadra l'opzione automatica era cercare ingaggio presso una delle altre squadre della città.

Se si escludono gli studenti americani e stranieri in genere che frequentavano l'università bolognese, i primi "forestieri" portati dal basket a Bologna furono quelli del trio Galliera: Calebotta, Canna e Alesini nei primi anni '50 e all'epoca gli ingaggi erano sotto forma di una Lambretta o di un impiego. Ciò nonostante lo scambio di canotta cittadini rimase una costante fino agli anni '70, periodo in cui il basket cominciò a mostrare i primi "sintomi di professionismo" diffuso.

Quindi, non essendoci più la sottintesa necessità di rimanere in città, a determinare i passaggi da una sponda all'altra del basket felsineo furono dapprima il volere rimanere in un ambiente apprezzato e già evidentemente conosciuto, e poi i soldi veri e propri soprattutto da quando la Fortitudo ha cominciato a rivaleggiare per capacità di spesa con la Virtus, con i derby di mercato che si svolgevano d'estate, fra i presidenti che si sfidavano a suon di acquisti di giocatori.

Per molti si è trattato di un "normale" passaggio da una squadra ad un'altra, alcuni invece furono vissuti come dei veri e propri tradimenti: forse i più sofferti sono stati quelli di Frosini dalla Fortitudo alla Virtus e quelli di Lombardi e Belinelli nel senso inverso. Segue un elenco di coloro che hanno indossate le canotte di più di una squadra di Bologna, anche se probabilmente, soprattutto per giocatori degli anni '60 e precedenti qualcuno mi sarà sfuggito.

I SALTAFOSSI

Giocatori, allenatori e dirigenti tesserati per le squadre bolognesi che, nella loro storia, sono state in Serie A

(aggiornata alla stagione 2019/20)

 

Nome Fortitudo Gira Oare Moto Morini S. Agostino
Pietro Aradori G Pietro Aradori G        
Stefano Attruia G Stefano Attruia G        
Giuliano Battilani G/A   Giuliano Battilani G      
Sani Becirovic G Sani Becirovic G        
Marco Belinelli G Marco Belinelli G        
Loris Benelli G Loris Benelli G Loris Benelli G      
Gianni Bertolotti G Gianni Bertolotti G        
Valerio Bianchini A Valerio Bianchini A        
Brett Blizzard G Brett Blizzard G        
David Bluthenthal G David Bluthenthal G        
Roberto Bonaga G   Roberto Bonaga G      
Marco Bonamico G Marco Bonamico G        
Giorgio Bongiovanni G   Giorgio Bongiovanni G      
Matteo Boniciolli A Matteo Boniciolli A        
Alberto Bucci A/D Alberto Bucci A        
Massimo Bulleri G   Massimo Bulleri G      
Carlo Caglieris G Carlo Caglieris G        
Luigi Camosci G Luigi Camosci G        
Achille Canna G   Achille Canna G      
Roberto Casoli G Roberto Casoli G        
George Chaloub G       George Chaloub G  
Roberto Chiacig G Roberto Chiacig G        
Paolo Conti G   Paolo Conti G   Paolo Conti G Paolo Conti G
Franco Degli Esposti G         Franco Degli Esposti G
John Douglas G John Douglas G        
Mauro Di Vincenzo A Mauro Di Vincenzo A Mauro Di Vincenzo A      
Matteo Fantinelli G Matteo Fantinelli G        
Vittorio Ferracini G Vittorio Ferracini G        
Maurizio Ferro G Maurizio Ferro G/D        
Alessandro Finelli A Alessandro Finelli A        
Alessandro Frosini G Alessandro Frosini G        
Germano Gambini G Germano Gambini A/D       Germano Gambini G
Renzo Garbellini G   Renzo Garbellini G      
Franco Gironi G   Franco Gironi G      
Gelsomino Girotti G Gelsomino Girotti G        
A.J. Guyton G A.J. Guyton G        
Kenny Hasbrouck G Kenny Hasbrouck G        
Marko Jaric G Marko Jaric G        
Beppe Lamberti G Beppe Lamberti G/A Beppe Lamberti G/A      
Aristide Landi G Aristide Landi G        
Raniero Lebboroni G   Raniero Lebboroni G      
Alberto Locci G   Alberto Locci G      
Dado Lombardi G/D Dado Lombardi G        
Silvio Lucev G   Silvio Lucev G/A      
Walter Magnifico G Walter Magnifico G        
Paolo Magnoni G   Paolo Magnoni G      
Zare Markovski A Zare Markovski A        
Emilio Marcheselli G Emilio Marcheselli G Emilio Marcheselli G      
Moris Masetti G Moris Masetti G Moris Masetti G      
Domenico Mele G Domenico Mele G        
John McMillen G John McMillen G/A        
Marco Milic G Marco Milic G        
Riccardo Morandotti G   Riccardo Morandotti G      
Paolo Moretti G Paolo Moretti G        
Carlo Muci G   Carlo Muci G      
Eric Murdock G Eric Murdock G        
Luigi Mutti G Luigi Mutti G        
Giuseppe Nannucci G   Giuseppe Nannucci G      
Romano Nardi G Romano Nardi G Romano Nardi G      
Carlo Negroni G   Carlo Negroni G      
Aza Nikolic A Aza Nikolic A        
Daniel O'Sullivan G Daniel O'Sullivan G        
Gianni Paulucci G Gianni Paulucci G/D        
Marco Pedrotti G   Marco Pedrotti G      
Corrado Pellanera G Corrado Pellanera G        
Stefano Pillastrini A Stefano Pillastrini A        
Pierluigi Poggioli G Pierluigi Poggioli G        
Concetto Pozzati G Concetto Pozzati G        
Patricio Prato G Patricio Prato G        
Maurizio Ragazzi G   Maurizio Ragazzi G      
Antonio Randi G     Renzo Randi G    
Renzo Ranuzzi G/A   Renzo Ranuzzi G   Renzo Ranuzzi G  
Luigi Rapini G   Luigi Rapini G/A      
Tomas Ress G Tomas Ress G        
Rinaldo Rinaldi G     Rinaldo Rinaldi G    
Franco Rizzi G Franco Rizzi A   Franco Rizzi G    
Guido Rosselli G Guido Rosselli G        
Gherardo Sabatini G Gherardo Sabatini G        
Sandro Samoggia G Sandro Samoggia G Sandro Samoggia G   Sandro Samoggia G  
Franco Sanguettoli A         Franco Sanguettoli G/A
Marco Santucci D Marco Santucci G Marco Santucci G      
Gianfranco Sardagna G Gianfranco Sardagna G     Gianfranco Sardagna G Gianfranco Sardagna G
Zoran Savic G Zoran Savic G/D        
Giovanni Setti G   Giovanni Setti G      
Matjaz Smodis G Matjaz Smodis G        
Marcel Starks G Marcel Starks G        
Verardo Stivani G Verardo Stivani G        
James Larry Strong A   James Larry Strong A/G      
Mario Suttini G   Mario Suttini G      
Emidio Testoni G   Emidio Testoni G      
Piero Valenti G Piero Valenti G        
Mario Viscardi G Mario Viscardi G Mario Viscardi G      
Ettore Zuccheri G/A Ettore Zuccheri A Ettore Zuccheri A      
Dario Zucchi G       Dario Zucchi G  
Dino Zucchi G       Dino Zucchi G  

 

Legenda (elenco aggiornato alla stagione 2017/18)

G: giocatore

A: allenatore

D: dirigente

 

Essendo questo virtuspedia e non basketcitypedia ho messo solo i giocatori che hanno fatto parte della Virtus, escludendo quindi giocatori che sono stati solo in altre squadre bolognesi come Albertazzi, Dalla Mora, Blasi, ecc.

Gli ex-virtussini che hanno giocato in altre squadre bolognesi, li considero anche se hanno giocato in serie inferiori alla A (come Morandotti e Ragazzi nel Gira in B1). So che la tifoseria Fortitudo potrebbe inorridire, ma ho tenuto conto dei giocatori che hanno giocato nella Biancoblù Basket in Legadue e non di eventuali che hanno giocato negli Eagles, quando questa era in pratica diventata una succursale giovanile della Virtus.

IL MIO DERBY SBAGLIATO

Marco Bonamico (1976)
"Ero un giovane che lottava per affermarsi e i quella Fortitudo trovai la stessa voglia di arrivare. Ma nel mio cuore c'è solo la V".

di Lorenzo Sani - Il Resto del Carlino - 05/02/1994

 

Correva l'anno 1976 e quell'anno è proprio corso via. L'anno dell'unico "derby sbagliato" di Marco Bonamico, maglia Alco, vittoria Sinudyne 89-80. "Vogliamo parlare della preistoria, sono un vecchietto, non posso ricordarmi cosa facevo da bambino".

Gli altri, i "cugini" di Bonamico si ricordano e non solo come avversario. Dicono che fra tutti i virtussini lei sia quello che sentono più vicino a via San Felice. Accetta o rifiuta sdegnosamente?

"Beh, premesso che l'anagrafe non si cancella ed io sono Virtus dalla nascita, posso prendere questo concetto anche come un complimento. Ricordo che quell'anno per me non è stato difficile identificarmi con lo spirito Fortitudo e con quell'attaccamento alla maglia. Il non arrendersi mai, la voglia di prendersi rivincite contro tutti e contro tutto era la mia stessa matrice in quegli anni, io stesso lottavo per affermarmi come giocatore, lottavo per venirne fuori e la parentesi in maglia Alco contribuì certamente".

Marco Bonamico sta con gli indiani o coi cowboy?

"Sto con gli indiani, anche se porto gli stivali da cowboy. Ma sono anche convinto che ogni tanto non sia sbagliato dare spazio al maraglino che è dentro di noi.

Possono rivivere oggi derby e sfide leggendarie come quelle di una volta?

"Sono cambiati molto i tempi. Io posso solo augurarmi che non cambi lo spirito di chi vive questa nostra pallacanestro. Forse la Fortitudo sa un po' di parrocchia, ma è una parte importante della città. La Virtus rappresenta più il sistema solido, rodato in tutti questi anni, la macchina che va da sola. Il senso di partite come quella di stasera mette a confronto anche quelle realtà che probabilmente una volta erano più distanti di oggi, questo è vero. Ma l'importante, ripeto, è che non vada perso lo spirito, parlando di noi giocatori penso che il professionismo non debba diventare un paravento, ma alla fine debba sempre emergere in uguale maniera l'amore per le cose che si fanno, intese non solo come freddo lavoro".

Perché allora è così difficile trovare campioni-bandiera, uomini simbolo per le nostre squadre?

"Penso, a questo proposito, che ci sia un preciso disegno destabilizzante che sta prendendo piede da diverso tempo. Un giocatore simbolo può diventare anche scomodo e forse un caso paradigmatico potrebbe essere quello di Albertazzi. Non voglio entrare in analisi tecniche o mettere il naso nelle strategie di mercato in casa altrui, ma secondo me era doveroso, dopo tanti anni di battaglie per la sopravvivenza in Serie A, di lotta col coltello tra i denti, di salvezze conquistate all'ultima giornata, ora che la società ha un respiro diverso e soprattutto altri traguardi, offrire un posto a Tazzi. E il suo caso non è certo l'unico. Nel dubbio, noi giocatori, ormai da tempo, siamo abituati a non aspettarci niente, men che meno quel pizzico di sacrosanta riconoscenza".

Si sente davvero tanto un derby giocato?

"Poche storie, si sente un casino. L'altro giorno, prima di andare ad Udine, sono passato da Piazza Azzarita ed ho incontrato Brunamonti. Secondo voi di cosa abbiamo parlato?".

 

 

Maurizio Ferro (1981)
"Fu un errore andare alla Virtus, ma con quella squadra conobbi compagni eccezionali. Il danno per me fu mostruoso: persi tutto"

 

Un solo derby da nemico, un solo derby sbagliato per Maurizio Ferro, fondatore della Fossa dei Leoni, cuore e anima Fortitudo, ceduto nell'80 alla Virtus, rimasto ancora una stagione in via San Felice e approdato all'altra sponda l'anno successivo. Nella sua unica partita di campionato in maglia Sinudyne, contro il Latte Sole realizzò 16 punti, che non bastarono però alla sua squadra per vincere (85-96).

Ricordi, immaginiamo, che sono ancora abbastanza vivi.

""Ricordo quel giorno, come se fosse ieri. Come ricordo tutti i derby, uno ad uno, quelli vissuti prima da tifoso, in Fossa, e poi da giocatore. La prima volta che mi capitò di giocare contro la Fortitudo, io in maglia Virtus, era in precampionato. La vigilia fu per me veramente angosciante, c'erano state anche molte polemiche all'epoca del mio trasferimento. In molti ci rimasero male ed è una cosa che mi ha fatto soffrire. Tanto più che in quell'unico derby di campionato stavo per fare l'ex per davvero, cioè quello micidiale che colpisce la sua squadra del cuore. Mi buttarono dentro nel secondo tempo ed ho fatto sempre canestro".

Sono passati più di dieci anni, come giudica oggi quel salto di barricata?

"Per me fu un errore tremendo andare alla Virtus, lo dico con estrema serenità. Poi quando ti ci trovi in mezzo accetti anche volentieri il destino, tra l'altro ho trovato gente eccezionalein squadra, come Bonamico, Villalta e tanti altri".

Si dice che il suo passaggio alla Virtus fu anche un colpo al cuore che Porelli volle dare alla tifoseria Fortitudo. Vero o falso?

"Sinceramente è una storia che non ho mai capito e circolano disparate versioni. Di sicuro col mio passaggio alla Sinudyne il colpo basso arrivò. Eravamo in ballottaggio io e Magnifico e fu John McMillen a convincere l'avvocato. So che un mio sponsor era Lucio Dalla, mi ha detto Porelli che ha insistito parecchio perché mi acquistasse. Non so se poi è tutto vero o sono leggende, perché in verità l'avvocato mi disse pure che ero incedibile e l'anno dopo ero a Rieti. Sì, quel trasferimento mi procurò un danno mostruoso, prima mi tolsero dalla Fortitudo, poi mi sradicarono da Bologna. Ma non posso certo negare di avere sbagliato anch'io".

Maurizio Ferro sta con gli indiani o coi cowboy?

"Sono sempre stato con gli indiani, quindi nel basket a Bologna, con la Fortitudo. Per me San Felice è l'infanzia, don Corrado Parisini, il cavalier Lucchini e noi, in 50, io, mio fratello Tullio, Valentini, Manservisi ed altri a fondare la Fossa per seguire la squadra. Siamo sempre stati in pochi contro tanti, poveri contro borghesi, quando arrivavano Siena, Pesaro, oppure i derby, subivamo. Fu allora che nacque il gemellaggio con la curva Andrea Costa, quelli del Bologna. Così abbiamo ristabilito un attimo le proporzioni. Noi abbiamo la faccia tosta e l'anima un po' maraglia ma, credetemi, va vene così".

Cinque giocatori da Fortitudo che non hanno mai indossato la maglia biancazzurra?

"Gentile, Myers, Morandotti, Pittis e poi ci meto anche Mario Boni che, nonostante le recenti disavventure, mi sembra proprio uno vero".

Il derby per eccellenza, almeno per noi

DERBY GRAFFITI

di Franco Montorro - Giganti del Basket - 7-13/06/1993

 

È "Il derby", l'unico rimasto a disposizione degli appassionati dopo la scomparsa della stracittadina di Livorno e in attesa che l'Aresium erediti definitivamente il ruolo che fu dell'All'Onestà-Mobilquattro-Xerox (ricordate Chuck Jura contro il Simmenthal?). Sul numero 22 di Giganti abbiamo parlato delle molte squadre concentrate nel raggio di pochi chilometri: una volta accadeva anche di... peggio, con diverse formazioni in una sola città, e le conseguenti rivalità. Era situazione comune a Bologna, ma anche a Roma. Oggi quel sapore particolare e del tutto irripetibile della "lontananza-vicinanza" fra due tifoserie lo possono apprezzare solo all'ombra delle Due Torri (per chi farà il tifo l'Asinelli? E la Garisenda? è una domanda campata in aria solo perché le pietre non hanno un'anima, ma scommettiamo che tutti i tifosi bolognesi vorrebbero identificare la loro squadra con l'Asinelli, più alta, più dritta, più spettacolare e rappresentativa della corta, tozza e stortignaccola Garisenda?). Questo è l'anno del derby ritrovato, dopo tre stagioni passate dalla Fortitudo nel purgatorio (anzi, inferno dell'A2). Un derby che ha corso il rischio di diventare lontanissimo, non più tardi di un anno fa, quando la Mangiaebevi respinse il fantasma della Serie B solo all'ultima partita. Un derby che ha un grande avvenire dietro le spalle. Un derby, "Il derby", perché comunque vadano le cose a Milano o altrove rimarrà sempre la stracittadina con il maggior carico di storia e leggenda; la partita che si vive per 365 giorni all'anno, la rivalità che infiamma gli animi anche e soprattutto fuori dal palasport. A proposito di palasport, la Fortitudo ha annunciato l'intenzione di giocare le due o tre partite più importanti della prossima annata nel nuovo impianto di Casalecchio, quello finora "abiurato" dalla Virtus. E volete che fra le partite più importanti non ci sia il derby? Magari "i" derby, perché complice la Coppa Italia potrebbero essere quattro. E complice il destino, ai augura qualcuno, potrebbero diventare sei, sette, magari anche nove. Sì, ma in quel caso, nel caso di una finale scudetto fra Virtus e Fortitudo basterebbe allestire il parquet al centro dello stadio Dall'Ara per soddisfare tutte le richieste? Sogni di Bologna, dolci come i ricordi del passato. Soprattutto quelli di una ventina d'anni fa, illustrati dalle fotografie di queste pagine, quando popolavano le scene fior di primattori. Li vedete, Driscoll e Schull (anche nelle vesti di cantante), Serafini con Andrea Mingardi, che da giovane sembrava vecchio e adesso, "over 50", è in una forma mai vista) e Polesello. Poi, Lombardi, Bonamico e Bertolotti, che sono stati soldati per entrambi gli eserciti. E infine Sacchetti "intruso" perché iscritto nelle file di "partiti" che non ci sono più, come il Gira, grande rivale Virtus. Tutto intorno, il pubblico: compreso Jimmy il Fenomeno, compresa una ragazza che non sa darsi pace per la vittoria delle "odiate" V nere. Tutto quanto fa spettacolo.

TUTTI I DERBY

in ordine crolonogico

(aggiornata alla stagione 2019/20)

 

n. stagione competizione in casa p in trasferta p   V 61 F 47 scarto
1 1966/67 stagione regolare Fortitudo Cassera 66 Virtus Candy 73   1   +7
2 1966/67 stagione regolare Virtus Candy 63 Fortitudo Cassera 78     1 -15
3 1967/68 stagione regolare Virtus Candy 69 Fortitudo Eldorado 57   1   +12
4 1967/68 stagione regolare Fortitudo Eldorado 78 Virtus Candy 68     1 -10
5 1968/69 stagione regolare Fortitudo Eldorado 86 Virtus Candy 65     1 -21
6 1968/69 stagione regolare Virtus Candy 62 Fortitudo Eldorado 66     1 -4
7 1969/70 stagione regolare Fortitudo Eldorado 67 Virtus 64     1 -3
8 1969/70 stagione regolare Virtus 71 Fortitudo Eldorado 70   1   +1
9 1970/71 stagione regolare Virtus Norda 53 Fortitudo Eldorado 71     1 -18
10 1970/71 stagione regolare Fortitudo Eldorado 83 Virtus Norda 60     1 -23
11 1971/72 stagione regolare Fortitudo Eldorado 73 Virtus Norda 78   1   +5
12 1971/72 stagione regolare Virtus Norda 59 Fortitudo Eldorado 61     1 -2
13 1972/73 stagione regolare Virtus Norda 75 Fortitudo Alco 68   1   +7
14 1972/73 stagione regolare Fortitudo Alco 58 Virtus Norda 71   1   +13
15 1972/73 Coppa Italia Fortitudo Alco 67 Virtus Norda 61     1 -6
16 1973/74 stagione regolare Fortitudo Alco 65 Virtus Sinudyne 73   1   +8
17 1973/74 stagione regolare Virtus Sinudyne 62 Fortitudo Alco 60   1   +2
18 1974/75 stagione regolare Fortitudo Alco 66 Virtus Sinudyne 91   1   +25
19 1974/75 stagione regolare Virtus Sinudyne 67 Fortitudo Alco 83     1 -16
20 1975/76 poule scudetto Virtus Sinudyne 88 Fortitudo Alco 71   1   +17
21 1975/76 poule scudetto Fortitudo Alco 81 Virtus Sinudyne 84 dts 1   +3
22 1976/77 stagione regolare Virtus Sinudyne 89 Fortitudo Alco 80   1   +9
23 1976/77 stagione regolare Fortitudo Alco 77 Virtus Sinudyne 82   1   +5
24 1977/78 stagione regolare Fortitudo Alco 82 Virtus Sinudyne 84   1   +2
25 1977/78 stagione regolare Virtus Sinudyne 88 Fortitudo Alco 83   1   +5
26 1978/79 stagione regolare Virtus Sinudyne 79 Fortitudo Mercury 77   1   +2
27 1978/79 stagione regolare Fortitudo Mercury 68 Virtus Sinudyne 79   1   +11
28 1980/81 stagione regolare Fortitudo I&B 100 Virtus Sinudyne 102 dts 1   +2
29 1980/81 stagione regolare Virtus Sinudyne 101 Fortitudo I&B 107 dts   1 -6
30 1981/82 stagione regolare Fortitudo Latte Sole 79 Virtus Sinudyne 81   1   +2
31 1981/82 stagione regolare Virtus Sinudyne 85 Fortitudo Latte Sole 96     1 -11
32 1981/82 fase a orologio Virtus Sinudyne 92 Fortitudo Latte Sole 71   1   +21
33 1982/83 stagione regolare Fortitudo Latte Sole 93 Virtus Sinudyne 95   1   +2
34 1982/83 stagione regolare Virtus Sinudyne 97 Fortitudo Latte Sole 85   1   +12
35 1983/84 Coppa Italia Fortitudo Yoga 79 Virtus Granarolo 99   1   +20
36 1983/84 Coppa Italia Virtus Granarolo 92 Fortitudo Yoga 76   1   +16
37 1984/85 stagione regolare Fortitudo Yoga 78 Virtus Granarolo 85   1   +7
38 1984/85 stagione regolare Virtus Granarolo 89 Fortitudo Yoga 79   1   +10
39 1985/86 Coppa Italia Fortitudo Yoga 69 Virtus Granarolo 58     1 -11
40 1985/86 Coppa Italia Virtus Granarolo 91 Fortitudo Yoga 64   1   +27
41 1986/87 Coppa Italia Virtus Dietor 82 Fortitudo Yoga 67   1   +15
42 1986/87 stagione regolare Virtus Dietor 82 Fortitudo Yoga 83     1 -1
43 1986/87 stagione regolare Fortitudo Yoga 85 Virtus Dietor 108   1   +23
44 1987/88 Coppa Italia Virtus Dietor 82 Fortitudo Yoga 78   1   +4
45 1987/88 ottavi play-off Virtus Dietor 75 Fortitudo Yoga 85     1 -10
46 1987/88 ottavi play-off Fortitudo Yoga 77 Virtus Dietor 70     1 -7
47 1988/89 stagione regolare Fortitudo Arimo 83 Virtus Knorr 100   1   +17
48 1988/89 stagione regolare Virtus Knorr 70 Fortitudo Arimo 102     1 -32
49 1989/90 stagione regolare Fortitudo Arimo 67 Virtus Knorr 77   1   +10
50 1989/90 stagione regolare Virtus Knorr 78 Fortitudo Arimo 90     1 -12
51 1993/94 Coppa Italia Fortitudo 81 Virtus Buckler 83   1   +2
52 1993/94 Coppa Italia Virtus Buckler 101 Fortitudo 60   1   +41
53 1993/94 stagione regolare Fortitudo 72 Virtus Buckler 75   1   +3
54 1993/94 stagione regolare Virtus Buckler 78 Fortitudo Filodoro 70   1   +8
55 1994/95 stagione regolare Virtus Buckler 85 Fortitudo Filodoro 81   1   +4
56 1994/95 stagione regolare Fortitudo Filodoro 84 Virtus Buckler 83     1 -1
57 1994/95 fase a orologio Virtus Buckler 82 Fortitudo Filodoro 70   1   +12
58 1995/96 stagione regolare Virtus Buckler 76 Fortitudo Teamsystem 73   1   +3
59 1995/96 stagione regolare Fortitudo Teamsystem 82 Virtus Buckler 71     1 -11
60 1995/96 fase a orologio Fortitudo Teamsystem 87 Virtus Buckler 71     1 -16
61 1996/97 stagione regolare Fortitudo Teamsystem 80 Virtus Kinder 63     1 -17
62 1996/97 stagione regolare Virtus Kinder 63 Fortitudo Teamsystem 67     1 -4
63 1996/97 play-off (semifinali) Fortitudo Teamsystem 71 Virtus Kinder 62     1 -9
64 1996/97 play-off (semifinali) Virtus Kinder 62 Fortitudo Teamsystem 75     1 -13
65 1996/97 play-off (semifinali) Fortitudo Teamsystem 95 Virtus Kinder 80     1 -15
66 1997/98 stagione regolare Virtus Kinder 78 Fortitudo Teamsystem 77   1   +1
67 1997/98 Coppa Italia Fortitudo Teamsystem 73 Virtus Kinder 64     1 -9
68 1997/98 stagione regolare Fortitudo Teamsystem 71 Virtus Kinder 69     1 -2
69 1997/98 eurolega (quarti) Virtus Kinder 64 Fortitudo Teamsystem 52   1   +12
70 1997/98 eurolega (quarti) Fortitudo Teamsystem 56 Virtus Kinder 58   1   +2
71 1997/98 play-off (finale) Virtus Kinder 80 Fortitudo Teamsystem 81     1 -1
72 1997/98 play-off (finale) Fortitudo Teamsystem 76 Virtus Kinder 78   1   +2
73 1997/98 play-off (finale) Virtus Kinder 69 Fortitudo Teamsystem 76     1 -7
74 1997/98 play-off (finale) Fortitudo Teamsystem 57 Virtus Kinder 59   1   +2
75 1997/98 play-off (finale) Virtus Kinder 86 Fortitudo Teamsystem 77 dts 1   +9
76 1998/99 Supercoppa Virtus Kinder 59 Fortitudo Teamsystem 66     1 -7
77 1998/99 stagione regolare Fortitudo Teamsystem 57 Virtus Kinder 56     1 -1
78 1998/99 Eurolega (girone) Virtus Kinder 72 Fortitudo Teamsystem 74 dts   1 -2
79 1998/99 stagione regolare Virtus Kinder 74 Fortitudo Teamsystem 87     1 -13
80 1998/99 Eurolega (girone) Fortitudo Teamsystem 67 Virtus Kinder 65     1 -2
81 1998/99 Eurolega (semifinale) Virtus Kinder 62 Fortitudo Teamsystem 57   1   +5
82 1999/00 stagione regolare Fortitudo Paf 72 Virtus Kinder 56     1 -16
83 1999/00 stagione regolare Virtus Kinder 66 Fortitudo Paf 74     1 -8
84 2000/01 stagione regolare Virtus Kinder 99 Fortitudo Paf 62   1   +37
85 2000/01 stagione regolare Fortitudo Paf 71 Virtus Kinder 66     1 -5
86 2000/01 Eurolega Virtus Kinder 103 Fortitudo Paf 76   1   +27
87 2000/01 Eurolega Virtus Kinder 92 Fortitudo Paf 84   1   +8
88 2000/01 Eurolega Fortitudo Paf 70 Virtus Kinder 74   1   +4
89 2000/01 play-off (finale) Virtus Kinder 86 Fortitudo Paf 81   1   +5
90 2000/01 play-off (finale) Fortitudo Paf 71 Virtus Kinder 77   1   +6
91 2000/01 play-off (finale) Virtus Kinder 83 Fortitudo Paf 79   1   +4
92 2001/02 stagione regolare Fortitudo Skipper 80 Virtus Kinder 79     1 -1
93 2001/02 stagione regolare Virtus Kinder 94 Fortitudo Skipper 63   1   +31
94 2002/03 stagione regolare Fortitudo Skipper 80 Virtus 71     1 -9
95 2002/03 stagione regolare Virtus 70 Fortitudo Skipper 82     1 -12
96 2005/06 stagione regolare Fortitudo Climamio 93 Virtus Vidivici 81     1 -12
97 2005/06 stagione regolare Virtus Vidivici 84 Fortitudo Climamio 86     1 -2
98 2006/07 stagione regolare Virtus Vidivici 64 Fortitudo Climamio 60   1   +4
99 2006/07 stagione regolare Fortitudo Climamio 81 Virtus Vidivici 92   1   +11
100 2007/08 stagione regolare Fortitudo Upim 80 Virtus La Fortezza 63     1 -17
101 2007/08 stagione regolare Virtus La Fortezza 92 Fortitudo Upim 95 dts   1 -3
102 2008/09 stagione regolare Virtus La Fortezza 93 Fortitudo Gmac 67   1   +26
103 2008/09 stagione regolare Fortitudo Gmac 74 Virtus La Fortezza 75   1   +1
104 2016/17 stagione regolare A2 Virtus Segafredo 87 Fortitudo 103 Kontatto 86 dts 1   +1
105 2016/17 stagione regolare A2 Fortitudo 103 Kontatto 79 Fortitudo 103 Kontatto 72     1 -7
106 2019/20 stagione regolare Virtus Segafredo 94 Fortitudo 103 Pompea 62   1   +32
107 2020/21 Supercoppa Fortitudo 103 Lavoropiù 73 Virtus Segafredo 87   1   +14
108 2020/21 Supercoppa Virtus Segafredo 84 Fortitudo 103 Lavoropiù 86     1 -2

 

La bomba di Vukcevic che ha deciso il secondo derby del 2008/09.

DERBY AMICHEVOLI

(aggiornata alla stagione 2019/20)
 
 
ANNI '30

Luogo

Data

Partita

Risultato

V

F

ND

Bologna

27/11/1932

Virtus Bologna – Fortitudo Bologna

13-10

1

 

 

Bologna

19/03/1933

Fortitudo Bologna - Virtus Bologna A

5-18

1

 

 

Bologna

02/04/1933

Fortitudo Bologna - Virtus Bologna B

39-6

 

1

 

Bologna

29/05/1933

Virtus Bologna B - Fortitudo Bologna

10-20

 

1

 

Bologna

26/11/1933

Fortitudo Bologna A – Virtus Bologna B

12-39

1

 

 

Bologna

10/12/1933

Fortitudo Bologna B – Virtus Bologna A

3-50

1

 

 

Bologna

07/01/1934

Virtus Bologna A – Fortitudo Bologna

14-23

 

1

 

Bologna

14/01/1934

Fortitudo Bologna - Virtus Bologna B

14-11

 

1

 

Bologna

1934

Virtus Bologna B – Fortitudo Bologna

38-14

1

 

 

Bologna

15/12/1934

Virtus Bologna C – Fortitudo A

23-44

 

1

 

Bologna

26/12/1934

Virtus Bologna B - Fortitudo B

 

 

 

1

Bologna

1935

Virtus Bologna A - Fortitudo A

53-34

1

 

 

Bologna

08/11/1936

Virtus Bologna Sportiva A - Fortitudo Bologna

24*-18

1

 

 

Bologna

16/05/1937

Virtus Bologna Sportiva – Fortitudo Bologna

 

 

 

1

*Virtus partita con svantaggio di 10 punti.

 

Disputati

Vinti

Persi

Non disponibile

14

7

5

2

 

 

ERA MODERNA

Luogo

Data

Partita

Risultato

V

F

ND

Piacenza

1965

Fortitudo Cassera Bologna - Virtus Candy Bologna

67-97

1

 

 

Bologna

15/10/1966

Fortitudo Cassera Bologna - Virtus Candy Bologna

86-68

 

1

 

Bologna

1967

Fortitudo Cassera Bologna - Virtus Candy Bologna

76-51

 

1

 

Faenza

1967

Fortitudo Eldorado Bologna - Virtus Candy Bologna

68-66

 

1

 

Vidiciatico

1967

Fortitudo Bologna - Virtus Candy Bologna

55-76

1

 

 

Boario

05/10/1968

Fortitudo Eldorado Bologna – Virtus Candy Bologna

80-64

 

1

 

Bologna

09/11/1968

Fortitudo Eldorado Bologna - Virtus Candy Bologna

54-68

1

 

 

Bologna

16/04/1970

Fortitudo Eldorado Bologna - Virtus Bologna

58-71

1

 

 

Bologna

14/10/1972

Virtus Norda Bologna – Fortitudo Alco Bologna

84-62

1

 

 

Bologna

26/10/1973

Virtus Sinudyne Bologna – Fortitudo Alco Bologna

81-66

1

 

 

Imola

15/12/1973

Fortitudo Alco Bologna - Virtus Sinudyne Bologna

79-78

 

1

 

Borgotaro

14/09/1975

Virtus Sinudyne Bologna – Fortitudo Alco Bologna

67-75

 

1

 

Reggio Emilia

20/09/1976

Virtus Sinudyne Bologna – Fortitudo Alco Bologna

99-85

1

 

 

Bologna

01/10/1976

Virtus Sinudyne Bologna – Fortitudo Alco Bologna

76-67

1

 

 

Rieti

02/10/1977

Virtus Sinudyne Bologna – Fortitudo Alco Bologna

102-83

1

 

 

Piacenza

1977

Fortitudo Alco Bologna - Virtus Sinudyne Bologna

84-80

 

1

 

Reggio Emilia

26/10/1978

Virtus Sinudyne Bologna – Fortitudo Mercury Bologna

95-96 dts

 

1

 

Reggio Emilia

16/09/1980

Virtus Sinudyne Bologna – Fortitudo IeB Bologna

93-103

 

1

 

Bologna

02/09/1981

Fortitudo Latte Sole Bologna - Virtus Sinudyne Bologna

83-80

 

1

 

Bologna

11/09/1981

Virtus Sinudyne Bologna – Fortitudo Latte Sole Bologna

102-66

1

 

 

Bologna

09/09/1983

Virtus Granarolo Felsinea Bologna – Fortitudo Yoga Bologna

79-67

1

 

 

Bologna

26/01/1984

Virtus Granarolo Felsinea Bologna – Fortitudo Yoga Massalombarda Bologna

 

 

 

1

Bologna

23/02/1984

Virtus Granarolo Felsinea Bologna – Fortitudo Yoga Massalombarda Bologna

 

 

 

1

Bologna

12/09/1986

Virtus Dietor Bologna  – Fortitudo Yoga Bologna

100-87

1

 

 

Bologna

25/03/1987

Virtus Dietor Bologna – Fortitudo Yoga Bologna

 

 

 

1

Bologna

15/09/1987

Fortitudo Yoga Bologna - Virtus Dietor Bologna

110-103

 

1

 

Bologna

26/11/1987

Virtus Dietor Bologna – Fortitudo Yoga Bologna

 

 

 

1

Teramo

26/11/1989

Virtus Knorr Bologna – Fortitudo Arimo Bologna

95-89

1

 

 

Bologna

14/09/1990

Fortitudo Aprimatic Bologna - Virtus Knorr Bologna

84-71

 

1

 

Bologna

26/09/2006

Fortitudo Climamio Bologna – Virtus Vidivici Bologna

77-68

 

1

 

Casalecchio

28/09/2006

Virtus Vidivici Bologna – Fortitudo Climamio Bologna

65-79

 

1

 

Bologna

10/09/2007

Fortitudo Bologna – Virtus Bologna

94-86

 

1

 

Casalecchio

12/09/2007

Virtus Bologna – Fortitudo Bologna

74-79

 

1

 

Bologna 15/09/2018 Virtus Segafredo Bologna - Fortitudo Lavoropiù Bologna 81-60 1    

 

Disputati

Vinti

Persi

Non disponibile

34

14

16

4

 

TOTALI

 

Disputati

Vinti

Persi

Non disponibile

48

21

21

6

 

SORRISI E GIARDINI

di Enrico Schiavina - Superbasket summer edition 2009

 

Non è una summer league. Non è una passerella per vip o semivip. Non è un'occasione di far vacanza a sbafo come certi eventi fuori stagione. Quello dei Giardini Margherita è solo un torneo estivo. Senza grandi pretese, nato solo per far giocare all'aperto giocatori di tutti i tipi, per lo più delle serie minori, e passare qualche serata di basket all'aria aperta, per sfuggire all'afa. Ma non è un torneo qualunque. è il più antico d'Italia - quest'anno si è giocata la 28esima edizione - e la sua collocazione gli conferisce un prestigio che va molto oltre la sua semplicità. Nel cuore del parco pubblico che sta nel cuore di Bologna, il campetto dei Giardini Margherita ha un fondo in cemento grezzo, vecchi tabelloni di plastica, ferri che paiono sbilenchi e retine sdrucite dall'uso quotidiano dei tantissimi frequentatori. Anche se ogni tanto lo rimettono a nuovo, il suo fascino sta proprio in queste condizioni precarie: è il campo di battaglia di sfide infinite nelle quali giocatori sconosciuti talvolta mettono in difficoltà il grande nome. Si gioca a cavallo tra giugno e luglio, il torneo ufficialmente si chiamerebbe "Playground" ma tutti più semplicemente parlano dei "Giardini". E il mix tra giocatori dilettanti e pro di passaggio spesso fa detonare casi limite: in quasi trent'anni ne sono successe di tutti i colori tra situazioni imbarazzanti, momenti tecnicamente suggestivi, provocatori, anche commoventi. Quella che segue è solo una selezione tra un mare di aneddoti.

RICHARDSON - Il grande Sugar ha giocato più volte ai Giardini. Anche se in età avanzata, quando comunque era ancora popolarissimo, specie a Bologna. Contro di lui nasce la leggenda di un giovanissimo Matteo Soragna, cui tutti urlano una specie di tormentone: "Minaccialo!". Era una specie di parola in codice, inventata da Alessandro Gemelli (dirigente di banca e coach nelle minori, ma uno dei tanti piccoli ras dei Giardini), che in realtà presupponeva che Soragna attaccasse il più possibile Richardson per farlo stancare. Tanto lui, Micheal Ray, l'italiano non lo capiva. Diventò una belva, invece, quando subì l'onta di una plateale stoppata, evidentemente una grave mancanza di rispetto nel suo codice d'onore cestistico. A stoppare Richardson fu il carneade Paolo Zanardi, giovanili Fortitudo, mai visto più in alto della C1.

MIKE BROWN - Di gente che in Nba c'è stata anni prima, o ci sarebbe andata anni dopo. ai Giardini ne è passata tanta. Diverso il caso di Mike Brown, che ci ha giocato nel bel mezzo della sua carriera Nba, nove anni e una finale di conferenze con gli Utah Jazz. Dai tempi di una militanza a Desio rimasto amico di Claudio Crippa, a sua volta amico di Emilio Marcheselli, che lo porta ai Giardini. "Per la prossima partita posso portare un amico?" chiede cortesemente Crippa ai suoi ospiti bolognesi, sentendosi rispondere di sì, ma a patto che non sia un rompiscatole... Qualche giorno dopo Crippa si presenta con una montagna di muscoli nera che quasi non entra tutta nella sua auto... Di Mike Brown si racconta una terrificante schiacciata sulla testa del povero "Banana" Gualandi, e lunghi dopopartita a tavola (da sempre, il locale di riferimento è il Mulino Bruciato) a raccontare storia di Nba, in un discreto italiano, a una platea rapita. Ma la sua squadra non vincerà quell'edizione del torneo.

BONI - Nel 1994 Mario Boni è sulla bocca di tutti. Capocannoniere di Serie A a 30 e passa di media, ma fermo da gennaio per il caso doping. Dopo una deludente esperienza nella CBA, Supermario ha una gran voglia di giocare. Lo porta a Bologna il suo amicone Giacomo Zatti, un habitué dei Giardini. C'è grande attesa per vederlo in campo, i giornali hanno pompato a dovere l'evento, ma gli arbitri hanno qualcosa da ridire: "è squalificato, non può giocare" dicono. La gara non inizia, il pubblico (in molti erano venuti per vedere il top-scorer di A1 di nuovo in azione) rumoreggia. La replica degli organizzatori è che gli arbitri li manda sì la FIP, ma il torneo non è sotto egida federale, quindi può giocare chiunque. Lunghe discussioni, alla fine prevale il buonsenso. Boni gioca, e crivella il canestro, come al solito.

NICCOLAI - Pare che le cose siano andate così: qualcuno chiama Mario Boni per chiedergli di giocare ai Giardini, ma quel giorno lui si sta per sposare. "Non posso venire, ma qui c'è un mio amico, te lo passo" dice Mario. Il telefono passa di mano: "Mi chiamo Andrea, se mi volete vengo". è Andrea Niccolai, fresco di passaggio da Montecatini a Roma per circa 12 miliardi di lire. Ovviamente, nessuno nella capitale sa che il loro preziosissimo acquisto sta rischiando caviglie e ginocchia su un campetto d'asfalto, ma il caso vuole che quella sera dai Giardini passi Piero Parisini, dirigente della Virtus Roma. "Non ci crederai, ma ero a Bologna e degli amici mi hanno invitato a fare due tiri, poi sono arrivati gli altri giocatori, e tutta questa gente, non sapevo ci fosse un torneo..." è il goffo tentativo di giustificarsi di Niccolai, poco prima che inizi la partita. Parisini capisce tutto, ma è di larghe vedute, chiude tutti e due gli occhi, lascia che il Nick produca il suo show: 45 punti e vittoria del titolo.

SCARONE E FOIERA - 38 punti in una serata di magie a ripetizione, c'è la firma di un esplosivo German Scarone su quella che molti ricordano come una della più belle finali di sempre. è l'edizione del 1995, una sera passa per i Giardini Margherita anche PJ Carlesimo, e pare resti molto colpito dalla prestazione di un giovane Francesco Foiera. Il quale gioca di nascosto, senza il permesso del suo club di appartenenza, facendosi chiamare solo "Charlie", soprannome che gli è rimasto appiccicato addosso per sempre.

MESSINA - L'estate del 2002 è quella dell'addio a Bologna del coach che ha fatto la storia recente della Virtus. Ai ferri corti con la proprietà Madrigali, che Messina andrà via lo sanno tutti, ma non c'è stata l'occasione per un abbraccio al pubblico bianconero. Si decide di farlo ai Giardini, non c'è tempo per lanciare l'evento sui media, ma è sufficiente il tam-tam tra i tifosi. Mai vista tanta gente attorno al campetto, a occhio sono tremila persone, aggrappate ovunque per ascoltare le sue poche parole di ringraziamento. Quasi commosso, Ettore. Non più virtussino, mai così virtussino.

PELLACANI - "Black Nino" ha vinto tre volte i Giardini. Negli anni '90,da giocatore-organizzatore della squadra dell'Accademia delle Belle Arti, la sua alma mater. Ne va quasi più orgoglioso che dello scudetto vinto con la Benetton del '92. Portava con sé fior di giocatori di serie A dell'epoca da Stefano Vidili a Carlo Della Valle, da Piero Montecchi a Claudio Pol Bodetto. Le società spesso non davano la liberatoria per giocare sul cemento, ma lui convinceva tutti ugualmente, magari sostenendo il peso di un'assicurazione apposita. Oggi, con i giocatori pro, accade di rado. Con l'Accademia ha giocato anche Fabio De Luigi, oggi comico di successo.

BONORA/1 - Davide Bonora ha vinto di tutto, tra Virtus, Benetton e Nazionale: scudetti, coppe, Europei. Ma non ha mai vinto ai Giardini. Ha avuto il premio di miglior giovane del torneo, da cadetto della Virtus, ma da giocatore affermato ha dovuto incassare sconfitte e umiliazioni personali. Ricorda benissimo "avversari che mi sono passati sopra, come Bruno Cané o Paolo Nerozzi". Sono nomi che non dicono nulla a chi non conosce il folto sottobosco bolognese, ma rappresentano l'esempio del classico giocatore da campetto. Ce ne sarebbero tanti altri, che hanno fatto la storia del torneo senza essere mai emersi nel basket "vero". L'identikit: scaltro, rapace,molto motivato (specie contro gli avversari famosi, che al contrario non spingono mai al massimo), non teme impatti e cadute sul cemento e soprattutto conosce bene i tabelloni, che rispondono molto meno di quelli regolamentari. La "tabellata", il tiro di sponda anche da lontano, ai Giardini paga sempre.

BONORA/2 - Il volto di Alessandro "Jack" Bonora è piuttosto noto a Bologna: presentatore-giornalista del mondo delle tv locali, per 13 estati consecutive si è prestato a fare da allenatore-macchietta ai Giardini. Ma dopo 13 anni di attesa, la sua grande notte è arrivata. Nel 2008, ha vinto finalmente il torneo, con una squadra sponsorizzata da un suo programma tv e circondata da un nugolo di avvenenti groupies... Una squadra imbottita di esperti giocatori di B1 ha fatto il sua capolavoro in semifinale, battendo i campioni uscenti che schieravano addirittura due nazionali, Stefano Mancinelli e Daniel Hackett, sconfitti di 1 punto da una folgorante tripla di tabellone da nove metri in tuffo di Daniele Casadei. Nel 2009 Bonora ha poi mancato l'intero torneo (era Las Vegas per i campionati mondiali di poker, l'altra sua passione...) ma è tornato in tempo per la finale, vincendola. Ora è imbattuto da due stagioni.

SESSO - Anni fa fece scalpore la comparsa dello sponsor Hatù, che a tutte le serate era presente con una specie di uomo-sandwich travestito da gigantesco profilattico e regalava ai passanti campioni del prodotto che reclamizzava. Niente rispetto alla recente comparsata di Maurizia Paradiso, testimonial di un sito piccante sponsor di una squadra. L'ex pornostar, dopo aver a lungo urlato ai suoi che in caso di vittoria li avrebbe premiati tutti con una - diciamo così - prestazione particolare, si è denudata ed ha fatto invasione di campo saltando addosso agli esterefatti giocatori (c'è il video su YouTube).

FOSSA - Quella dei Leoni, naturalmente. Per alcuni anni ha iscritto una sua squadra, reclutando per lo più fortitudini ed ex fortitudini, convinti a giocare per amor di bandiera e qualche birra. Le loro partite erano diventate degli happening: tamburi, bandiere, fumogeni, tifo da stadio, di solito accompagnati da abbondanti grigliate nel prato adiacente il campo. Lo spirito della Fossa ha seriamente contribuito a rilanciare l'attenzione verso un torneo che aveva mostrato un po' la corda. Poi alcuni suoi elementi hanno rovinato tutto scatenando una gigantesca rissa durante la finale del 2007 per la quale è servito l'intervento della polizia (i responsabili del gruppo si sono poi autosqualificati dal torneo a tempo indeterminato). Con la Fossa tra gli altri hanno giocato anche Gek Galanda (prima volta di un capitano della Nazionale ai Giardini) e Dan Gay (26 rimbalzi per lui, record) assieme al figlio Louis.

RISSE - Quella della Fossa è stata solo la più famosa, ma non è certo stata la prima né l'ultima di una lunga serie di risse e gazzarre varie. Tra cazzotti, partite sospese e bottiglia lanciate in campo il campionario è vario: l'agonismo ai Giardini non manca mai. Ancora Micheal Ray Richardson protagonista, negli anni 90, quando rispose a insulti e cori offensivi piovuti dalle tribunette prima dedicando una serie di tiri liberi tirati dal basso (e tutti insaccati), poi lanciando un bacio alla panchina avversaria, che ricordò quello famoso a Valerio Bianchini di una finale di Coppa Italia. Da lì scintille, contatti ed espulsioni a raffica.

Un'altra volta Fabrizio Bertolini (presenze in A nella Fortitudo e a Treviso) trovò da dire con uno spettatore che gli aveva urlato qualcosa. Fermò il gioco, andò a cercare lo spettatore, gli disse il suo nome, cognome, indirizzo e numero di telefono. Poi aggiunse: "Se non mi trovi, sono al bar". E riprese a giocare.

LAMMA - Davide Lamma è stato uno dei più affezionati frequentatori del torneo. Non voleva mancarlo per nessun motivo al mondo. Nell'estate 2003 Lamma è in Nazionale A, e Recalcati gli raccomanda di non giocare sul pericoloso cemento dei Giardini. "Certo, farò solo atto di presenza, per salutare gli amici" risponde il play bolognese. Mentendo: Davide gioca, anzi resta in campo38 minuti... E Recalcati lo scopre dai giornali. Al successivo raduno il CT gli fa una lavata di capo, ma poi lo perdona e lo convoca per gli Europei di Svezia (risulterà importante contro la Francia nella finale per il bronzo, che ci diede il pass per le Olimpiadi). Lamma giocherà ancora ai Giardini, per la squadra della Fossa. E proprio ai Giardini, simbolicamente, firmerà il contratto con la Fortitudo, stringendo la mano a Sacrati per le foto di rito. Quando Sacrati ancora poteva mostrarsi in pubblico...

 

Una tifosa fortitudina in lacrime

«UNA GARA COME LE ALTRE». È DERBY ANCHE NELLE GAFFE

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 14/04/2006


Storie di derby, storie di luoghi comuni. Di frasi celebri, passate alla storia (della stracittadina) e dei punti di ritrovo, per Fortitudo e Virtus. Parole celebri? Si comincia con un’imperdonabile gaffe di Terry Driscoll. Siamo alla fine degli anni Sessanta, ancora una volta, come in occasione della prima stracittadina, è dicembre. Terry Driscoll, giovane universitario sbarcato da poco nel Bel Paese, confida a un cronista. «Schull? Non lo conosco».
La Fortitudo — è il 21 dicembre 1969 — vince il derby, 67 a 64. Driscoll segna 17 punti, il Barone ne infila 30 e alla fine può togliersi pure un sassolino dalla scarpa. «Forse, ora, ha capito chi sono».
Passano trentuno anni. Nessuno, nel frattempo, dimentica l’identità dell’avversario. Ma l’errore è in agguato. Per Andrea Meneghin «il derby? E’ una gara come tutte le altre». È il 23 dicembre 2000, il Menego segna 3 punti ed esce per 5 falli. La Virtus vince 99 a 62: la frase finisce per bollare l’avventura di Andrea all’ombra delle Due Torri.
Le frasi celebri, però, possono caratterizzare anche il dopo-derby. È il 17 novembre 2001: si gioca in piazza Azzarita, Marko Jaric sbaglia l’ultimo tiro e la Fortitudo di Matteo Boniciolli vince 80 a 79. Una sconfitta della Virtus? Nossignore, almeno per Ettore Messina. «Usciamo dal PalaDozza con un buon pareggio», il paradosso di Ettore. Al quale la frase non porta certo fortuna. È l’anno dell’esonero (poi rivisto) di Ettore da parte di Madrigali. È l’anno dell’addio alla V Nera da parte del coach oggi al Cska Mosca.
Dai luoghi comuni ai luoghi di ritrovo il passo è breve. La Fortitudo è cittadina — gioca al PalaDozza — la Virtus è divenuta periferica: gioca a Casalecchio e la maggior parte dei giocatori trova casa a Castel Maggiore. La Fortitudo, a tavola, si trova spesso alla Braseria, da Ivo e Simone. Dove non mancano i giocatori Virtus ma, fino a qualche mese fa, era molto facile trovare Savic e Basile, oggi a Barcellona. L’alternativa alla Braseria è la trattoria di Ugo, a Ponte Rivabella. Tra una canotta di Payton e una di Pippen c’è spazio anche per quella di Pilutti, autografata da tutta la squadra. «Sto aspettando quella del ‘Mancio’ — dice Ugo Bertolini —. La canotta del capitano è una tradizione».
Proprio il gruppo degli italiani — Mancinelli, Belinelli e Rombaldoni — e coach Repesa sono i più affezionati. La Virtus (da capitan Pelussi allo storico speaker, Gigi Terrieri) hanno ritrovato le atmosfere del Mulino Bruciato, in via Selva di Pescarola. Luciano Andalò ha riaperto da dicembre e, il Mulino, è tornato a essere un punto di riferimento per chi ama il basket. In bianconero, certo, ma anche a colori.

 

LA VIRTUS NASCE SEMPRE PRIMA

di Ezio Liporesi per Virtuspedia - 23/11/2019

 

In una intervista comparsa sul sito provinciadicomo.it il 20 novembre 2019, Carlo Recalcati ha affermato che la nascita della Fortitudo è precedente a quella della Virtus. È d'obbligo, a questo punto, ristabilire la verità, alla cui ricerca Virtuspedia ha dedicato lungo e diffuso impegno.

La Società Sezionale di Ginnastica, che è l'attuale S.E.F. Virtus, nasce il 17 gennaio 1871, mentre la Fortitudo il 3 ottobre 1901. per quanto riguarda la pallacanestro mi dilungo maggiormente.

La Virtus vede allestito il suo primo campo di pallacanestro già nel 1920, o immediatamente dopo, com'è riscontrabile in una fotografia sul libro Il Mito della V nera; il 1920 è l'anno di costruzione del Centro Sportivo Ravone, tuttora esistente. Nel 1924 il cap. Vittorio Costa (che come atleta della Virtus era già stato in gioventù campione d'Italia di Staffetta e aveva vinto un torneo di Scherma), a Bologna inizia il gioco della Palla al Cesto. Nel giugno, la squadra universitaria che gareggia a Firenze nei rispettivi Giochi e nel torneo di Palla al Cesto, vincendolo, è formata completamente da atleti virtussini. È un primo vagito della Sezione Virtus, che ancora non si può dire costituita, ma dopo pochi anni, verso la fine di quel decennio, sei ragazzi dell'atletica, Vittorio De Simoni, Ermenegildo De Luigi, Almo Padovani, Gastone Colombo, Riccardo Chiaffarelli e Piero Grigioni danno in pratica il via alla Sezione Pallacanestro. Infatti, già nel 1930 la Virtus partecipa al Campionato di Prima Divisione - Zona Emilia, con addirittura due squadre. La prima gara di quel campionato è disputata dalla squadra B il 19 marzo 1930, mentre la squadra A, che osservava il turno di riposo nella prima giornata, entrò in gioco quattro giorni dopo. Da notare che quello stesso 19 marzo 1930 comincia anche l'attività giovanile, scende in campo, infatti, anche la squadra allievi. Fino al 1932/33 la Virtus disputa solo campionati emiliani (in verità con sole squadre di Bologna), tornei invernali di propaganda e tornei volanti; poi nel 1933/34 partecipa al primo campionato di carattere nazionale, la Prima Divisione, in realtà la seconda serie, ed è promossa nel massimo campionato che disputa dall'anno successivo ininterrottamente, pausa bellica a parte, fino al 2003, anno delle note vicissitudini.

Per quanto riguarda la Fortitudo è il cavaliere Degli Esposti ad allestire il primo campo e nel 1931 la prima squadra di pallacanestro disputa il campionato della Curia. Per trovare un torneo di più rilevanza bisogna aspettare il terzo Torneo Invernale di Propaganda che nella sua prima giornata, il 27 novembre 1932, in Santa Lucia, vede la Virtus battere la Fortitudo 13-10. Pochi mesi dopo, nel marzo 1933 inizia il Campionato Regionale Emiliano di Seconda Divisione con anche la Fortitudo al via. Poi, dopo una lunga vita nelle serie minori, la Fortitudo approdò nel massimo campionato acquisendo il titolo del Sant'Agostino nella stagione 1966/67, preceduta da altre realtà bolognesi, nell'ordine il G.U.F. Bologna, il Gira, l'Oare, la MotoMorini e lo stesso Sant'Agostino.

Com'è quindi riepilogato nella seguente tabella, qualunque parametro di misura temporale si voglia prendere, la Virtus ha sempre preceduto la Fortitudo:

Evento

VIRTUS

FORTITUDO

Fondazione Casa Madre

1871

1901

Primo torneo

1924

1931

Campionati Invernali di Propaganda

1930

1932

Campionati Emiliani

1930

1933

Massimo Campionato

1934

1966

 

GLI EROI SCHULL E DRISCOLL CREARONO LA LEGGENDA

di Gianni Cristofori - Il Resto del Carlino - 02/11/2007

 

Un evento come il derby di BasketCity, ha bisogno di grandi eroi e, soprattutto, di grandi duelli. E i grandi duelli sono quelli tra grandi avversari. Perché pochi, tra i tifosi che stavano seduti in piazza Azzarita negli anni Sessanta, ricordano le sfide vinte da Angelini o Bruni, da Cosmelli o Lombardi, ma non dimenticheranno mai Schull e Driscoll, anche se il Barone e il Bostoniano si sono incontrati, faccia a faccia, due sole volte. E fu un pareggio: 67-64 per l’Aquila, con 30 del Barone e 71-70 per la V nera. Era la stagione ’69/’70, e piazza Azzarita, piena come un uovo fu, in entrambe le occasioni, il solito bollente e fumoso palcoscenico del derby tra due squadre in periodo di scarse soddisfazioni.

La Fortitudo di Beppe Lamberti aveva però qualcosa in più da mettere sul piatto della bilancia. Il peso rappresentato dalla striscia positiva di 3 derby e il carisma di Gary Baron Schull, il guerriero di Florida State che aveva scelto di creare il suo regno tra via San Felice e via Nannetti, magiando la pizza alla Bella Napoli e bevendo il caffè al bar Donini. Meglio passare le ore libere lì, in mezzo a tanti amici veri, piuttosto che vivere e giocare con i Cincinnati Royals che lo avevano scelto al quarto giro dei draft 1967. Schull era diventato subito un eroe vincendo da solo due derby ed era stato portato in trionfo sulla carrozzella, con una gamba ingessata, nell’unica sfida che non aveva giocato, ma che la Fortitudo aveva vinto il 23 febbraio 1969.

Nell’immaginario dei tifosi, nella stagione ’69/’70 gli dei del basket, da celebrare nel derby, divennero due. La Fortitudo aveva il Barone ma la Virtus trovò miracolosamente il Bostoniano. Terry Driscoll fu un capolavoro diplomatico dell’avvocato Porelli ma anche un investimento finanziario di enorme livello, per l’epoca. La Virtus strappò Terry Driscoll ai professionisti della Nba. I Detroit Pistons, che lo avevano scelto con il numero 1, offrirono, a quello che nelle ultime stagioni era stato il miglior giocatore del Boston College, 175mila dollari per tre stagioni, ma Porelli vinse l’asta con i 60mila annuali che convinsero Terry all’avventura bolognese. Schull e Driscoll comincarono così a prepararsi al derby sull’onda emotiva dei tifosi che avevano un grande duello in più da godersi. Schull dormiva con la foto di Driscoll attaccata alla parete della camera da letto per ricordare il volto del nemico da battere. Terry, fresco di college e meno avvezzo alle battaglie, patì l’esordio e un infortunio a una caviglia e arrivò alla prima sfida con un peso insopportabile di aspettative e di tensioni. Il 21 dicembre 1969 fu sconfitta bianconera e Schull vinse il suo personale derby per 30 a 17.

Risultato che poteva ripetersi il 15 marzo 1970, giorno della seconda sfida stagionale. E che, in effetti, sembrò al popolo bianconero inevitabile quando, in un derby che Schull stava giocando meglio del suo avversario, Lino Bruni infilò, a 37 secondi dalla fine il libero del vantaggio biancoblù:70-69. Ma il secondo lo sbagliò e mentre piazza Azzarita ammutoliva sull’azione offensiva della Virtus che si spense contro il ferro, dalla mischia sbucò la manona del Bostoniano per il tap in vincente. I liberi sbagliati da Marco Calamai sembrarono così la naturale conclusione di un derby che solo Schull o Driscoll potevano vincere.

Per trovare un’altra sfida così emotivamente forte ed epicamente decisiva bisognerà aspettare quasi trent’anni. Il giorno in cui, era il 23 novembre 1997, Carlton Myers e Sasha Danilovic si trovarono di fronte per la prima volta. Da allora 13 duelli e un bilancio quasi pari (7-6 per Sasha) che si è chiuso il 4 dicembre 1999, stagione del primo scudetto per l’Aquila. Tra quelle due date, emozioni ed episodi irripetibili, sfide europee e tricolori che Virtus e Fortitudo, negli anni del Barone e del Bostoniano nemmeno immaginavano.

Più pesanti le vittorie di Danilovic, ma enorme il rispetto per il nemico Myers, unico biancoblù, quando vestì la maglia Paf, ad uscire dal PalaMalaguti tra gli applausi virtussini. Era il 19 giugno 2001 e Danilovic aveva già passato il testimone di leader a Ginobili. Quel giorno, idealmente, l’ovazione fu anche per il Barone, un avversario, che avrebbe meritato di uscire tra gli applausi trent’anni prima. Per aver dato al derby un senso avventuroso dal quale Myers e Danilovic, probabilmente hanno imparato tante cose. Anche il rispetto per l’avversario.

 

IL DERBY PER GLI USA

di Alexander Wolff - Sports Illustrated - Traduzione di Sandra Zucchini

 

Ecco come il famoso settimanale sportivo americano ha raccontato, a parole e disegni, la sfida tra Virtus e Fortitudo. Un ritratto fatto dopo la finale stracittadina del 1998.

 

IlDerbyPerGliUSA.pdf (460,3 kB)

ED È SUBITO DERBY

L'attesissima Virtus - Fortitudo tiene già banco sotto le Due Torri. A tre settimane del match in programma alla Segafredo Arena, biglietti "bruciati" e tifoserie in fibrillazione. Cominciamo a rivivere la storia della stracittadina bolognese
di Ezio Liporesi - Corriere delle Sport - Stadio - 06/12/2019

 

Natale in vista e a Bologna. Oltre alla consueta attesa, si avverte una fibrillazione particolare: il 25 dicembre si gioca il derby Virtus - Fortitudo, una sfida che manca dal 2017, quando le due squadre si divisero le vittorie in Legadue, ma nella massima serie è assente addirittura dal 2009, quando, sul +2 Fortitudo, una tripla di Dusan Vukcevic decise un derby condotto a lungo dai bianconeri, ma che era passato momentaneamente negli ultimi secondi nelle mani dei biancoblu. Finì 74-75, vinse la Virtus che era in trasferta. Vukcevic mise una firma serba su quel derby, non famosa come quella di Danilovic nel 1998, ma che per tanti anni è stato l'ultimo fotogramma del derby bolognese. Ora la sponda Virtus spera che l'impronta serba, riconoscibile non solo nel fenomeno Teodosic, ma anche in Markovic e nell'allenatore Djordjevic, sia nuovamente decisiva. Mentre la parte Fortitudo ripone le sue speranze sul coach della promozione e del buon avvio in serie A, Antimo Martino, ma anche sull'ex capitano della Virtus Aradori, che in estate ha saltato il fosso, ultimo di una lunga serie, o sul vecchio drago Mancinelli, che nel 2009 c'era e nei due secondi che rimasero dopo il canestro di Vukcevic, fece svanire, con un tiro contro il tabellone, l'ultima speranza dell'allora Gmac in crisi, non solo di risultati.

Il derby, da sempre, oltre che in campo, si gioca sugli spalti, ad esso sono legati veri e propri record della tifoseria, come le diciotto ore e un quarto di fila per ottenere un biglietto nel 1988: erano primi derby di playoff, prima si erano avuti in post season, nella poule scudetto (con titolo Virtus) del 1975-76, ma mai ad eliminazione diretta e quella volta a essere eliminate furono le V nere. Non solo primati però, anche incredibili coreografie, come la V formata da tante mutande fortitudine abbassate; oppure sulla curva opposta nella fase ad orologio del 1994-95 un enorme quadrante che al posto delle varie ore recava uno scudetto, perché a quel tempo quelli vinti dai bianconeri erano dodici. Una grande attesa che è stata anche questa volta confermata dalla vendita, in pratica già completata a quasi tre settimane dalla partita, di tutti i miniabbonamenti per quattro gare e i biglietti, ultima possibilità di assistere al match per chi non è in possesso di un abbonamento Virtus, che gioca in casa.

Una storia lunga quella del derby a Bologna. La Virtus, che con un torneo di palla al cesto vinto a Firenze nel 1924 da suoi atleti, vanta la primogenitura della pallacanestro bolognese, quando cominciò l'attività della sezione pallacanestro nel 1930 si trovò a giocare campionati regionali e altri tornei con sole squadre di Bologna. Si giocarono quindi una serie lunghissima di derby, tra i quali anche il primo contro la Fortitudo, il 27 novembre 1932 in Santa Lucia (13-10 per i padroni di casa), nell'ambito del terzo torneo invernale di propaganda. Nel marzo successivo la Virtus partecipò al suo terzo campionato regionale, per la Fortitudo fu il primo e si poté assistere ai primi derby di campionato. Solo nel 34 la Virtus fu iscritta per la prima volta a un campionato nazionale, quello di prima divisione, disputando i primi derby bolognesi in un torneo nazionale, contro il G.U.F. Galvani (mentre le gare contro la Fortitudo continueranno fino al 1937, ma solo a livello di tornei). In quel 1934 le V nere furono promosse in divisione nazionale, così cominciarono i derby nel massimo campionato italiano: In quella stagione contro il G.U.F. Bologna, poi dopo la guerra fu il turno di quelli contro il Gira, poi a seguire le sfide contro Oare, MotoMorini e Sant'Agostino. Fu proprio da quest'ultima che la Fortitudo, nel 1966, acquistò i diritti per partecipare alla serie A, dando il via a una lunga serie di derby contro la Virtus, in quella che diventerà la stracittadina per antonomasia del basket bolognese, fino ai giorni nostri. Unica eccezione a finei anni '70 quando una rinascita del Gira ripropose le sfide Virtus - Gira e permise anche alla Fortitudo di avere come avversaria bolognese nella massima serie una squadra che non vestisse i colori bianconeri.

Se il pubblico è così centrale nella stracittadina, altrettanto importanti sono i luoghi che li ospitano. Quello di Natale sarà nella nuova Virtus Segafredo Arena, costruita alla Fiera specificatamente per una serie di cinque partite di campionato, con particolare attenzione al derby di Bologna e a quello d'Italia contro l'Olimpia del 29 dicembre. Vediamo però un po' di storia dei campi che hanno ospitato le gare Virtus - Fortitudo. Negli anni '30, derby tutti da considerarsi amichevoli, compresi quelli dei campionati con sole squadre bolognesi, la Virtus giocava in casa nel campo ricavato nella chiesa di Santa Lucia, a quei tempi anche sede della Casa Madre; la Fortitudo ospitava i rivali nel campo di via Saffi. L'ultimo derby di quel periodo fu però disputato al Littoriale, nella zona della piscina, il 16 maggio 1937 alle nove di mattina. Con un lungo salto voliamo al 1966, coprendo un vuoto di ventinove anni: da allora, escludendo le sfide amichevoli, disputate a volte anche fuori città, il campo di gioco degli incontri di campionato è stato il Palasport di Piazza Azzarita, non ancora PalaDozza, fino a metà degli anni '90, quando entrò in gioco anche l'impianto di Casalecchio e da allora i due impianti hanno ospitato le stracittadine. È successo anche per gli ultimi due derby, in Legadue: vinto dalla Virtus all'Unipol Arena, 87-86 dopo un supplementare il numero 104 tenendo conto di tutte le gare ufficiali, mentre quello successivo lo vinse la Fortitudo in Piazza Azzarita. In questi 105 derby sono conteggiati, naturalmente, anche quelli di Coppa Italia ed Eurolega, disputati negli stessi due campi, con sole due eccezioni: il 28 aprile 1973 la Fortitudo sconfisse la Virtus in Coppa Italia a Cremona, il 20 aprile 1999 nella Final Four di Monaco le V nere sconfissero l'Aquila 62-57, approdando alla finale. Dalle sfide di quartiere degli anni '30 si era passati a correre per il massimo titolo continentale.

A Natale si aprirà la stagione dei derby in Fiera e anche se la Virtus Segafredo Arena è una struttura provvisoria, forse una nuova epoca è cominciata.

 

 

 

QUELLI CHE IL DERBY...

Viaggio nella storia della stracittadina. Il bilancio dell'era moderna dice 59-46 per i bianconeri, ma la storia della partita che infiamma Bologna è fatta da grandi uomini, non solo numeri

di Ezio Liporesi - Corriere delle Sport - Stadio - 13/12/2019

 

Furono 14 i derby degli anni trenta, suddivisi tra campionati, tornei invernali di propaganda, tornei volanti, tutte manifestazioni cui partecipavano sole squadre bolognesi, e amichevoli. Sono 48 i derby amichevoli dell'era moderna, iniziata con la stagione 1966/67, la prima della Fortitudo nella massima serie; nello stesso periodo ammontano a 105 quelli ufficiali. Analizzando solo questi ultimi, con la Virtus in vantaggio 59-46, in un'ipotetica unica sfida iniziata nel 1966 e lunga più di mezzo secolo, la Fortitudo dovrebbe recuperare 163 punti. Tra questi derby, gare di Coppa Italia, Supercoppa italiana, Campionato ed Eurolega, si possono trovare alcune curiosità numeriche indiscutibili, altre di carattere qualitativo e quindi più opinabili.

 

Il più lungo: 14 gennaio 1999 Eurolega, Virtus - Fortitudo 72-74 d2ts - Nel secondo girone di Eurolega partita che sembra avviata verso il successo biancoblù, ma a 4" dalla fine Rigaudeau pareggia a quota 57 con una tripla di tabella. Il francese si ripete in modo identico all'inizio del supplementare, lanciando i bianconeri verso la fuga, ma sul più sei a 1'10", 69-63, inizia la rimonta della Teamsystem, coronata da due liberi di Damiao, 70-70. Nel secondo supplementare la Fortitudo segna solo quattro punti, ma le bastano per vincere, perché la Virtus si ferma a due. Ancora decisivi i liberi, stavolta Karnisovas a 4", per decidere l'unico derby della storia durato 50 minuti.

Il più violento: 24 marzo 1998 Eurolega, Virtus - Fortitudo 74-62 - Si gioca gara uno dei quarti di finale di Eurolega, chi vince la serie porta per la prima volta Bologna alla Final Four. È una gara (con grandi assenti Rigaudeau da una parte e Wilkins dall'altra) che la Kinder controlla abbastanza agevolmente, ma sul 62-49 a 2'10" succede l'imprevedibile: si scatena una rissa furibonda, Fucka, Savic e Abbio sono i primi ad azzuffarsi, ma poi intervengono tutti o quasi, con Myers e Danilovic particolarmente accesi. Alla fine gli arbitri cacciano Savic, Abbio e Morandotti della Virtus, Fucka, Myers e tutta la panchina della Teamsystem, in tutto dieci espulsi. Rimarrà nei ricordi come il derby della rissa.

Il più incompleto: 26 marzo 1998 Eurolega, Virtus - Fortitudo 56-58 - Passano due giorni e si gioca gara due. Squalificati Savic e Abbio tra i bianconeri, Myers e Fucka nelle file dei biancoblù. Le V nere mancano ancora di Rigaudeau, la F recupera Wilkins. È proprio l'ex stella NBA a mettere per lungo tempo l'impronta sulla gara, con la Fortitudo avanti anche con distacchi in doppia cifra, ma negli ultimi cinque minuti le V nere piazzano un parziale di 5-14 e volano verso la per la Final Four di Barcellona, dove conquisteranno per la prima volta il massimo trofeo continentale.

Il più lontano: 20 aprile 1999 Eurolega, Virtus - Fortitudo 62-57 - Derby giocato a Monaco per la Final Four di Eurolega, in palio l'accesso in finale; è il sesto derby stagionale e i precedenti li hanno vinti sempre i biancoblù, uno in Supercoppa, due in campionato e due nel secondo girone d'Eurolega, ma questo vede il trionfo dei bianconeri.

Il più incredibile: 31 maggio 1998 Campionato, Virtus - Fortitudo 86-77 dts - L'unico derby (a parte la Supercoppa di 112 giorni dopo che, per il peso specifico del trofeo e per il fatto di giocarsi in gara unica, ha sicuramente una rilevanza inferiore) che, a prescindere dal vincitore, avrebbe comunque al termine assegnato un titolo. Fu il derby che coronò un'annata incredibile in cui se ne giocarono 10 (6-4 il bilancio a favore della Virtus), quello che concluse un'irripetibile serie di finale, tra due squadre della stessa città, con quattro vittorie in trasferta prima della sfida definitiva, con quattro gare su cinque concluse nei 40' con divari da zero a due punti. Fu anche il derby del tiro da quattro di Danilovic che permise, in gara cinque, alla Virtus di guadagnarsi i supplementari, con lo stesso Sasha che in 4'58" (dal 39'42" fino a venti secondi dal termine del supplementare) fu capace di segnare 13 punti con 2 su 2 da due, 2 su 2 da tre, 3 su 3 ai liberi, aggiungendovi anche due assist. Un'altra singolare curiosità sta nel fatto che dopo dieci derby di quella stagione, al 40' di quell'ultima sfida, le due squadre, in questa speciale gara di 400 minuti, avevano segnato entrambe 691 punti; inoltre avevano vinto entrambe un trofeo, la Fortitudo la Coppa Italia, eliminando in semifinale la Virtus, la quale rispose con l'Eurolega, dopo aver superato nei quarti l'Aquila. Per spareggiare punti e trofei furono necessari cinque minuti aggiuntivi.

Il più contestato: 9 novembre 1980 Campionato, Virtus - Fortitudo 100-102 dts - A quattro secondi dalla fine Gianni Bertolotti, capitano dei primi tre scudetti Virtus dell'era moderna, passato in estate alla Fortitudo, segna i due liberi dell'88-86 biancoblù, e si appresta a diventare l'uomo derby; in quei quattro secondi, la sponda Fortitudo giura qualcosa in più, la palla vola da Valenti a Generali a Villalta appostato sotto il canestro avversario pronto a imbucare il pareggio. Siamo in epoca ancora lontana dall'istant replay, così si va supplementare, dove le V nere prevalgono 100-102. Dalla stracittadina di Bertolotti diviene quella di McMillian, autore di 40 punti, ma soprattutto diventa il derby dei quattro secondi.

Il più ricco di punti: 7 gennaio 1981 Campionato, Virtus - Fortitudo 101-107 dts - È il derby di ritorno e ancora Bertolotti protagonista degli istanti che portano al quarantesimo minuto. Gianni segna il 90-91, Caglieris (un altro ex) avrebbe i liberi per vincere, però ne segna uno solo e si va al supplementare, nel quale i biancoblù scappano e vincono la stracittadina dei 208 punti segnati.

Il meno ricco di punti: 1 novembre 1998 Campionato, Fortitudo - Virtus 57-56 - Noto anche come derby della paletta, fa registrare solo 113 punti globali a referto per questo gara giocata nel giorno dei Santi e il cui protagonista diventa il direttore sportivo della Fortitudo Santi Puglisi che per ben due volte abbassa la paletta, che indica il raggiungimento del bonus falli, alzata dal tavolo. Vince la F con un parziale di 5-0 nell'ultimo minuto.

Il più decisivo (playoff esclusi): 14 marzo 1976 Campionato, Fortitudo - Virtus 81-84 dts - Nella poule scudetto le V nere hanno già collezionato 8 vittorie su 8 gare, ma in questo derby inseguono a lungo. Quando si trovano sul più uno a un secondo dalla fine Benevelli, in lunetta, ha l'occasione per frenare la corsa bianconera, ma Amos realizza un solo libero, rinviando il verdetto al supplementare; prevalgono i bianconeri e continuano la corsa verso quel titolo che riconquisteranno dopo vent'anni.

Con il maggior divario Fortitudo: 5 marzo 1989 Campionato, Fortitudo - Virtus 70-102 - Conosciuto come il derby del grande freddo, il meno 32, come ricordano le magliette ideate da Nino Pellacani. Una gara senza storia, con un'unica attenuante per i bianconeri, l'assenza dello squalificato Richardson, che aveva condotto i suoi al successo nell'andata con 33 punti. Migliore in campo Askew, 28 punti.

Con il maggior divario Virtus: 16 settembre 1993 Coppa Italia, Virtus Fortitudo 101-60 - Dopo il grande freddo venne il grande caldo, +41. È la gara di ritorno degli ottavi di Coppa Italia. Gli uomini di Bucci hanno già vinto all'andata di due punti, ma al ritorno non servono calcoli, i bianconeri dominano mandando i dieci uomini a referto con punti, distaccando nettamente la Fortitudo.

Con minor punteggio di una squadra: 13 dicembre 1970, Virtus - Fortitudo 53-71 - È forse la peggiore Virtus della storia quella del 1970/71, vince solo 5 partite sulle 22 di campionato e si salverà solo agli spareggi di Cantù. I derby non fanno eccezione e la Fortitudo li domina entrambi. In quello di andata Schull ne segna 24 per l'Eldorado, mentre i bianconeri segnano solo 53 punti, minimo assoluto nelle sfide tra V e F.

Con maggior punteggio di una squadra: 1 marzo 1987, Virtus - Fortitudo 108-85 - La Fortitudo, quando era terza in coabitazione, ha vinto il derby d'andata contro la Virtus capolista, ma poi i biancoblù vincono solo 4 gare su 17, sono costretti ai playout, dove il calvario continua fino alla retrocessione. Tra le sconfitte del girone di ritorno anche il derby dominato dalla Dietor, con 31 punti di Brunamonti e 25 di Fantin, ma soprattutto con il massimo punteggio storico di una delle due squadre nel derby.

Quello del pugno - 17 settembre 1986 Coppa Italia, Virtus - Fortitudo 82-67 - Gara secca dei sedicesimi di Coppa Italia, ma secco è anche il pugno che John Douglas rifila a Fantin. Espulso John, che quattro anni dopo giocherà un'unica gara a gettone con la V sul petto, e via libera per la Dietor di capitan Villalta mattatore con 26 punti.

Quello della fila più lunga: 10 aprile 1988 Campionato, Virtus - Fortitudo 75-85 - Dalla A2 la Fortitudo si guadagna promozione e accesso ai playoff, dove incontra gli avversari di sempre. È la prima volta in un playoff e l'attesa è grandissima. Due tifosi Virtus affrontano una fila di 1095 minuti per accaparrarsi un biglietto. Nonostante un ammirevole Marcheselli, 21 punti, i bianconeri non riescono a sopperire all'assenza di Brunamonti (in panchina solo per onor di firma) e perdono gara uno.

Quello del sorpasso: 13 aprile 1988 Campionato, Fortitudo - Virtus 77-70 - Dopo tre giorni, per gara-due la situazione è la medesima e la vittoria della Fortitudo non è mai in discussione. Dopo 17 anni la Fortitudo è di nuovo davanti alla Virtus in classifica.

Quello della rimonta: 3 aprile 2001 Eurolega, Fortitudo - Virtus 70-74 - Gara tre di semifinale di Eurolega, la Kinder ha vinto le prime due in casa, ma al PalaDozza la gara sembra segnata, gli uomini di Recalcati guidano infatti di diciotto punti dopo tre quarti, 63-45. In 8'12" la Virtus produce un parziale strabiliante di 1-25 di fronte a un'avversaria impietrita, raggiungendo il 64-70. Quando la Paf si risveglia è troppo tardi e le V nere approdano alla finale, trampolino verso la conquista della seconda Eurolega.

Quello più sorprendente: 23 dicembre 2000 Campionato, Virtus - Fortitudo 99-62 - Risultato inaspettato, non tanto per l'esito a favore della Virtus, quanto per le proporzioni, più 37 contro una squadra che fin lì aveva 10 su 10 in campionato. Tutti i bianconeri segnano punti, l'ultimo è Brkic con una tripla allo scadere.

L'ultimo nei playoff: 19 giugno 2001 Campionato, Virtus - Fortitudo 83-79 - Gara tre di finale con la vittoria della Virtus che chiude il percorso netto nei playoff, 9 su 9. Dopo la stagione 1997/98 è l'annata in cui si giocano più derby, otto (7-1 Virtus); quello conclusivo è anche quello che sancisce il grande slam della Virtus, che trionfa in campionato, dopo i successi in Coppa Italia ed Eurolega.

L'ultimo in Serie A: 29 marzo 2009 Campionato, Fortitudo - Virtus 74-75 - La Virtus guida a lungo, anche con vantaggi significativi, ma negli ultimi secondi, una Fortitudo orgogliosa sorpassa con due liberi di Strawberry, cercando un colpo d'ala che la possa risollevare dai bassifondi della classifica e sollevare il morale sotto i tacchi per una situazione societaria non rosea. Tutto vanificato da una prodezza di Vukcevic: tripla decisiva.

L'ultimo: 14 aprile 2017 Campionato, Fortitudo - Virtus 79-72 - Annata degli inconsueti derby in Legadue, per una supremazia non solo cittadina, essendoci solo un posto sul veicolo che porta in serie A. La Virtus vince a fatica quello d'andata, più sicuro il successo della Fortitudo in quello di ritorno, ma a fine stagione saranno i bianconeri a far festa.

Quello di De Vries: 12 gennaio 1975 Campionato, Virtus - Fortitudo 67-83 - Nella stracittadina d'andata netto successo bianconero, con protagonista McMillen, quasi 30 punti di media in quell'annata di pendolarismo tra il basket a Bologna e gli studi a Oxford. Con 37 punti e 18 rimbalzi Tom ha surclassato De Vries, uscito mestamente per cinque falli, gli ultimi due di sfondamento. Nel ritorno ci si aspetta la replica, invece Ron reagisce: stavolta i 18 rimbalzi sono suoi, conditi anche da 29 punti, riuscendo anche a limitare McMillen a "soli" 22; per la Fortitudo un fattore decisivo che trasforma il meno 25 dell'andata in un più 16.

Quello di Schull: 21 dicembre 1969 Campionato, Virtus - Fortitudo 64-67 - Nonostante un colpo ricevuto al sopracciglio, il Barone continua a imperversare, segna 30 punti e cattura 20 rimbalzi, venendo poi, giustamente, portato in trionfo dalla sua gente. Per la Fortitudo è il quarto derby consecutivo vinto.

Quello di Driscoll: 15 marzo 1970 Campionato, Virtus - Fortitudo 71-70 - Potrebbe vincere il quinto di fila l'Eldorado al ritorno: a 37", sul 69 pari, Lino Bruni ha due liberi, ma ne segna uno solo, dall'altra parte la Norda sbaglia, ma a rimbalzo Driscoll spunta a rimbalzo e segna il tap-in vincente, interrompendo la striscia biancoblù. Dovrebbe essere il derby di Terry, ma allo scadere Calamai si guadagna due liberi, che però fallisce e da qui nasce un'etichetta, il derby di Calamai, molto ingenerosa: tanti giocatori hanno influito sul risultato del derby con errori decisivi, alcuni sono già stati citati, ma ce ne sono tanti altri, capitò persino a Danilovic, uno che i tiri decisivi, non solo nelle stracittadine, raramente li sbagliava, ma nel 1995 fallì il gol partita. Allora questa gara del 1970, preferisco chiamarla il derby di Driscoll.

Quello di Moretti: 30 ottobre 1994 Campionato, Virtus - Fortitudo 85-81 - Danilovic è squalificato ela Fortitudo è favorita. Paolo, però, si traveste da serbo: 26 punti, 6 su 9 da due e 14 su 16 ai liberi, 11 falli subiti e i punti decisivi nel finale.

Quello dell'esordio di Brunamonti allenatore: 9 marzo 1997 Campionato, Virtus - Fortitudo 63-67 - Subentrato a Bucci il giorno prima, Roberto, dopo essere stato tante volte protagonista in campo, deve subito cimentarsi nel suo nuovo ruolo. Non basta l'orgoglio bianconero contro avversari superiori. Dopo aver arricchito la bacheca bianconera con la conquista della Coppa Italia, in aprile Brunamonti ritrova la Fortitudo in semifinale playoff, con un verdetto analogo al suo debutto: secco 3-0 e così si conclude la breve ma intensa esperienza di allenatore dell'ex capitano bianconero.

Quello di Pasqua: 13 aprile 1974 Campionato, Virtus - Fortitudo 62-60 e 15 aprile 2006 Campionato, Virtus - Fortitudo 84-86 - Due volte si è giocato il derby il sabato di Pasqua. Nel 1974 la Sinudyne domina il primo tempo, 46-32. Al sesto della ripresa è ancora a più 14, poi inizia la rimonta dell'Alco fino al 62-60, quando inizia il festival dell'errore: Antonelli sbaglia entrambi i liberi, Bergonzoni fallisce il canestro del pareggio, nuovo errore bianconero, Orlandi parte in contropiede ma inciampa e cade. A questo punto la Virtus tiene palla, rinuncia tre volte ai liberi e vince. Nel 2006, dopo due quarti equilibrati, 39-39 al 20', la Fortitudo scappa fino a più 15. al 35' è ancora avanti di 14, ma si scatenano le V nere, che impattano con un indemoniato Di Bella, 84-84, ma a decidere è l'unico canestro della gara di Green, vince la F.

Quello dell'Epifania: 6 gennaio 1982 Campionato, Virtus - Fortitudo 85-96 e 6 gennaio 2017 Campionato, Virtus - Fortitudo 87-86 dts - Due derby anche il 6 gennaio. Nel 1982, sconfitta all'andata di due punti, il Latte Sole si riscatta, trascinato dal duo americano Starks-Jordan, autori di 32 punti a testa. Nel 2017 si gioca il derby dopo otto anni di astinenza ed esattamente com'era finito l'ultimo giocato termina questo, con la vittoria di un punto della Virtus, stavolta dopo un supplementare, raggiunto dai bianconeri grazie a una schiacciata di Lawson. Nell'overtime a 1'13" una tripla di Umeh dà il più due bianconero, dopo, in mezzo a una serie di errori, segna un solo libero Knox, non sufficiente a togliere la vittoria alla Segafredo.

Quello di Natale: il prossimo. Presto sapremo se sarà ricordato così o ci riserverà qualche particolarità più significativa; se vedrà una squadra prevalere decisamente o se sarà equilibrato, come spesso è successo, ben 30 su 105 si sono infatti conclusi dopo supplementari o con distacchi non superiori ad un canestro.

 

 

 


 

VERDETTO FINALE

Ben 28 dei 105 derby ufficiali sono stati una sfida senza domani o una gara di una serie senza appello. Scopriamo come andò...

di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - Stadio - 20/12/2019

 

Chi uscirà sconfitto dal derby di Natale avrà comunque l'opportunità di rifarsi nel corso del campionato: il derby, per quanto molto sentito, non esprimerà, dal punto di vista esclusivamente del risultato, una sentenza definitiva. Non è sempre stato così. Ben 28 dei 105 derby ufficiali sono stati, infatti, una sfida senza domani o una gara di una serie senza appello. Partite che in alcuni casi assegnavano un trofeo, in altri permettevano solo alla vincente di proseguire il cammino nella manifestazione per la quale quel derby era in programma. Queste sfide sono state di tre tipologie: le serie playoff, nel campionato italiano o in Eurolega, con la necessità, per prevalere sull'avversario, di arrivare a un determinato numero di vittorie, due o tre; le gare secche, con il verdetto emesso, inesorabilmente, al termine della singola sfida; le eliminazioni dirette con gare di andata e ritorno e responso determinato in base alla somma dei punti delle due partite. Qui di seguito, più in dettaglio, la storia di queste ventotto stracittadine.

Le serie playoff. Sono state sei, quattro di campionato e due di Eurolega. Tanto fu equilibrata la serie di finale del maggio 1998, chiusa solo al supplementare della quinta partita, tanto furono senza storia le altre cinque. Curiosamente la Fortitudo si è aggiudicata le prime due: 2-0 negli ottavi di playoff del 1988; 3-0 nella semifinale del 1997. In entrambi i casi la Fortitudo venne piegata nel turno successivo, nei quarti da Cantù la prima volta, in finale contro Treviso la seconda. Poi cominciò la riscossa bianconera: 2-0 nei quarti di Eurolega 1998, con approdo dei bianconeri alla final four di Barcellona, dove conquistarono il titolo; 3-2 nella finale di campionato un paio di mesi dopo, nella prima finale scudetto tra le due squadre; 3-0 nella semifinale di Eurolega nel 2001, che portò le V nere in finale, vincendo la quale contro il Tau, si aggiudicarono il secondo massimo trofeo continentale; identico punteggio nella finale di campionato nella stessa stagione, la seconda sfida tricolore tra le due rivali. In queste serie, dopo un 5-0 tutto Fortitudo, un 11-2 a favore della Virtus. Totale 4 serie a 2 per la V nera, 11-7 contando i singoli derby. I bianconeri ne ricavarono quattro titoli, gli scudetti direttamente, gli allori europei nel prosieguo delle competizioni.

Le gare secche. Anche in questo caso sei. Si cominciò con il concentramento dei quarti di finale di Coppa Italia nel 1973 a Cremona; Brill Cagliari e Splugen Venezia a fare compagnia alle bolognesi. Derby in semifinale con vittoria dell'Alco sulla Norda, anche qui inizio targato Fortitudo, che però fu poi fermata dai sardi. Sempre in Coppa Italia, nel 1986 e 1987, sempre a livello di sedicesimi di finale, la Virtus eliminò i biancoblù, per essere poi eliminata, rispettivamente, nei quarti dalla Scavolini e negli ottavi da Reggio Emilia. La squadra di via San Felice, ancora nella coppa nazionale, si riscattò nel 1998 con il successo in semifinale nella Final Four di Casalecchio, antipasto della conquista del primo trofeo della sua storia di due giorni dopo, contro la Benetton. Scottata dalle sconfitte in Eurolega e Campionato citate sopra, la Fortitudo si consolò a settembre, raggiungendo il secondo trofeo, la Supercoppa, in palio tra i vincitori di Coppa Italia e scudetto. L'anno dopo le due rivali si ritrovarono a Monaco, nella semifinale della Final Four di Eurolega. Questa volta a prevalere fu la Virtus, che poi però dovette arrendersi in finale contro lo Zalgiris. Bilancio di queste gare uniche in perfetta parità, 3-3, ma la Fortitudo ne ha ricavato due titoli, la Virtus nessuno.

Le gare di andata e ritorno a eliminazione con differenza canestri. È successo due volte, entrambe in Coppa Italia, con identico esito, senza neppure bisogno di fare calcoli. Sarebbe uscito, infatti, lo stesso verdetto anche se fosse stata una serie playoff: 2-0 per la Virtus nei sedicesimi di finale nel 1985, negli ottavi otto anni dopo. Nel primo caso ancora Pesaro a sbarrare la strada dei bianconeri nei quarti, nel secondo le V nere arrivarono fino alla Final Four di Casalecchio, dove, sconfitte in semifinale da Verona, terminarono terze, vincendo la finalina contro Trieste. Bilancio di 2-0 per le V nere, 4-0 conteggiando le singole partite, ma nessun trofeo da mettere in bacheca.

In totale fece festa, qualificandosi al turno successivo o conquistando il trofeo, la Virtus nove volte, la Fortitudo cinque. Nel bilancio di questi derby 18-10.

A parte qualche accoppiamento nei turni iniziali di Coppa Italia, stabiliti per motivi geografici, le altre sfide sono nate dai risultati conseguiti nelle varie competizioni. Il derby di Natale riproporrà la stracittadina dopo due anni e mezzo e in serie A dopo oltre dieci anni, ma se la rivalità sarà quella tradizionale, il prossimo Virtus - Fortitudo proporrà la novità del campo, Virtus Segafredo Arena, struttura provvisoria creata appositamente per ospitare le ultime gare di campionato dell'anno 2019 della Virtus, la squadra che giocherà in casa il 25 dicembre. Torneranno prima o dopo, però, anche le sfide senza appello: già in Coppa Italia a febbraio? Oppure nei playoff?

 


 

CORREVA L'ANNO 1976...

Precedenti storici

di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - Stadio - 24/12/2019

 

Nel marzo 1976 la Virtus capolista incontrò la Fortitudo neopromossa; nello stesso mese le due squadre si affrontarono anche a livello giovanile e trionfò sempre la F. Incredibilmente, la stessa identica situazione di questo mese di dicembre. Il derby dei grandi andrà come 43 anni fa?

Il giorno di Natale si gioca il derby numero 106, tra la Virtus capolista e la Fortitudo neopromossa, protagonista fin qui di un ottimo campionato. In questo mese di dicembre Virtus e Fortitudo si sono incontrate anche a livello giovanile, per ben tre volte, con tre successi biancoblù: il 7 dicembre a Castel Maggiore, in casa della Fortitudo che ha stritolato la Virtus 97-70 in una sfida di panchine che racchiudeva tanta storia, Fucka su quella biancoblù, Consolini su quella bianconera; due giorni dopo l'under 18 bianconera di Luca Ansaloni è stata battuta in casa, alla palestra Porelli dalla Fortitudo di Politi per 88-94; l'indomani la Fortitudo del coach Menichetti ha espugnato la Porelli, battendo la squadra guidata da Rota per 74-81. La cosa più curiosa è che un simile incastro di eventi si ebbe anche 43 anni fa: nel mese di marzo 1976 si affrontarono le squadre maggiori e tre squadre giovanili. La Virtus, anche allora capolista, nel corso della poule scudetto, affrontò il 14 marzo la Fortitudo, pure in quell'occasione neopromossa, giunta alla poule dalla A2: vinsero i bianconeri 81-84 dopo un tempo supplementare, ma soprattutto alla fine di un'emozionante contesa. Dominò, inizialmente, l'Alco di Aza Nikolic, poi la Sinudyne rimontò e sorpassò gli avversari; negli ultimi minuti, sul 68-67 Virtus, le squadre non sbagliarono più, con sorpassi continui: Benevelli, Bertolotti, Leonard, Driscoll, Leonard, Antonelli, Benevelli, Antonelli, e in pratica tutto come prima 76-75. A un secondo dalla fine Fortitudo in lunetta, ma Benevelli segnò solo un libero su due, costringendo le squadre a cinque minuti supplementari che videro il trionfo della squadra allenata da Dan Peterson. Poco meno di un mese dopo la Sinudyne vinse il suo settimo scudetto. In quei giorni si ebbero tre derby "minori", anche in quella stagione tutti favorevoli alla Fortitudo. Andamento simile a quello dei grandi, ma con esito diverso, ebbe il derby juniores: l'Alco di Zucchini, guidato in campo da Dal Pian, volò sul 37-23, ma le V nere, allenate da Roberto Martini e trascinate in campo da Bertuzzi e Pietro Generali, rimontarono e sorpassarono, poi però allo scadere decise un canestro di Melloni, 81-80 per la F che giocava in casa. Più netta la vittoria in trasferta degli allievi biancoblù di Di Vincenzo sulla Sinudyne di Coraducci, 46-80. Era una Virtus di nome, se non di grandissimo talento. In quel derby, infatti, c'erano Pedretti e Bellandi, autori rispettivamente di 7 e 15 punti: Maurizio arrivò fino alla prima squadra, Dario fu brillante allenatore, purtroppo entrambi prematuramente scomparsi; come non entrato risultò a referto Andrea Tosi, in seguito più fortunato come giornalista. Facile anche la vittoria dei cadetti biancoblù di Zoccadelli, contro quelli bianconeri di Dovesi, 101-57. In campo molti futuri protagonisti in prima squadra: tra i vincitori Ferro e Dal Pian, negli sconfitti oltre al già citato Pedretti, aggregato anche nella categoria superiore, Baraldi, Porto, Govoni, Marchetti.

La sponda che palpita per la V nera spera che il giorno di Natale anche il derby dei grandi termini come 43 anni fa (e magari anche il campionato), chi ama i biancoblù aspira a ribaltare la storia.

Ecco i tabellini

Marzo 1976

Prima Squadra: Fortitudo Alco Bologna - Virtus Sinudyne Bologna 81-84 dts

Alco: Rusconi 6, Casanova, Leonard 31, Benevelli 17, Biondi, Giauro 9, Polzot 3, Benelli 4, Arrigoni 12, Polesello. (All. Nikolic).

Sinudyne: Caglieris 10, Antonelli 26, Valenti, Sacco, Martini, Bonamico, Driscoll 15, Serafini 17, Tommasini, Bertolotti 16. (All. Peterson)

Juniores: Alco - Sinudyne 81-80

Alco: Marchesi 9, Macchiavelli n.e., Savini n.e., Melloni 19, Dal Pian 23, Mandrioli n.e., Cinti 10, Moggi 17, Andalò 2, Di Marco 1. (All. Zucchini).

Sinudyne: Tarozzi n.e., Musolesi 10, Muratori 10, Canna 8, Meluzzi 11, Toselli 2, Generali 12, Bertuzzi 19, Grossi 8. (All. Martini).

Allievi: Sinudyne - Alco 46-80

Sinudyne: Savigni 8, Desiata, Giordani 2, Colliva 4, Tosi n.e., Bellandi 15, Onofri 6, Zuffa 4, Maini n.e., Pedretti 7. (All. Coraducci)

Alco: Parchi 4, Quaia 2, Rocchi 14, Baroni 4, Angelini 11, Serra 16, Dal Pian 4, Freddi 19, Toselli 5, Malossi 1. (All. Di Vincenzo)

Cadetti: Alco - Sinudyne 101-57

Alco: Marchesi, Baldelli 24, Janni Marco 26, Costa, Janni Mauro 8, Zuin 3, Moggi, Ferro 16, Sarra 12, Dal Pian 12. (All. Zoccadelli).

Sinudyne: Bellandi n.e., Colliva, Govoni 10, Baraldi 13, Marchetti 8, Porto 12, Gamberini, Pepoli 4, Onofri 4, Pedretti. (All. Dovesi).

Dicembre 2019

Under 18: Virtus BPER Banca Bologna - Fortitudo Cassa di Ravenna Bologna 88-94

Virtus: Deri 26, Frascari 3, Colombo 5, Scagliarini 7, Guastamacchia 15, Salsini, Orsi 5, Barbieri 4, Solaroli 14, Ferdeghini 6, Galli, Martini 3. (All. Ansaloni)

Fortitudo: Franco 24, Prunotto 11, Giacomi 7, Simon 11, Buscaroli 12, Battilani 15, Biasco, Micheletto 5, Branchini 1, Longagnani 8, Tornimbeni, Marini ne. (All. Politi)

Under 16: Fortitudo Cassa di Ravenna Bologna - Virtus BPER Banca Bologna 97-70

Fortitudo: Niang 34, Manna 21, Griguolo 10, Sciarabba 7, Cavazzoni 7, Pavani 5, Gruppioni 4, Grigoli 4, Zedda 3, Fantini 2, Rando, Cilloni ne. (All. Fucka).

Virtus: Collina 12, Malaguti 5, F. Penna 9, Franceschi 15, Cappellotto 2, Cattani 9, Cassanelli, Barbato, Venturi 6, Franzoni, Martini, Terzi 12. (All. Consolini)

Under 15: Virtus BPER Banca Bologna - Fortitudo Cassa di Ravenna Bologna 74-81

Virtus: Cappellotto 8, Ciobanu 17, Faldini 12, Francesconi 13, Landi 2, Gambini, Pesci, Mondini Branzi 4, Pappolla, Franzoni 16, Roversi 2. (All. Rota).

Fortitudo: Lagna 23, Venturi 12, Callegari 12, Natalini 6, Zagnoni 7, Masina 6, Bonfiglioli 12, Pietrantonio 3, Savino, Bernardi, Fazio, Gabrielli n.e. (All. Menichetti).

 

 


 

DERBY AL DETTAGLIO

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Totali   106 (60 V - 46 F)

  • Campionato (47 V - 40 F)

                        Serie A - A1 (46 V - 39 F)

                                    Stagione regolare (36 V - 31 F)

                                    Orologio (2 V - 1 F)

                                    Poule scudetto (2 V - 0 F)

                                    Playoff (6 V - 7 F)

                                                Ottavi (0 V - 2 F)

                                                Semifinali (0 V - 3 F)

                                                Finale (6 V - 2 F)

                        Legadue (1 V - 1 F)

  • Eurolega (6 V - 2 F)

            Girone (0 V - 2 F)

            Playoff (6 V - 0 F)

                        Quarti (2 V - 0 F)

                        Semifinali (4 V - 0)

                                    Serie (3 V - 0 F)

                                    Final Four (1 V - 0 F)

  • Coppe Italiane (7 V - 4 F)

            Supercoppa (0 V - 1 F)

            Coppa Italia (7 V - 3 F)

                                    Girone (2 V - 0 F)

                                    Sedicesimi (3 V - 1 F)

                                    Ottavi (2 V - 0 F)

                                    Quarti (0 V - 1 F)

                                    Final Four Semifinali (0 V- 1 F)

 


 

UNA VITTORIA INSIPIDA

Risale al 1998 l'unico precedente tra Virtus e Fortitudo in Supercoppa. Biancoblù vincitori della Coppa Italia, bianconeri con lo scudetto sul petto: vinsero i primi, ma senza esagerare nei festeggiamenti. Le bruciature di Eurolega e campionato erano ancora troppo fresche... MVP del match Alessandro Abbio: 19 punti, ma anche recuperi e difesa
di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport-Stadio - 03/09/2020

 

Il 4 e 7 settembre si giocheranno i due derby tra Virtus e Fortitudo nell'ambito del girone di Supercoppa. C'è un unico precedente che risale al 1998. In quell'occasione si trattava di una gara secca che assegnava il trofeo, tra la vincitrice dello scudetto e chi si era aggiudicata la Coppa Italia. Quest'anno è un torneo molto più ampio, quattro gironi con le squadre vincenti che accederanno alla Final Four, ma l'attesa per il derby di Bologna c'è sempre. In quest'occasione si aggiunge un'incredibile fame di basket, dopo tanti mesi di astinenza, causa covid-19 e questa voglia di pallacanestro non sarà certo placata dalle prime gare ufficiali che Segafredo e Lavoropiù avranno disputato in Supercoppa prima dei derby. Saranno le stracittadine numero 107 e 108 in competizioni ufficiali e nell'ultimo decennio se ne sono contate solo tre: le due giocate in Legadue, con vittorie casalinghe, bianconera a Casalecchio e biancoblù in piazza Azzarita, poi quella di andata del Natale scorso, dominata dalla Virtus in fiera. Rispetto alle ultime sfide la collocazione è totalmente ribaltata: la Fortitudo giocherà la gara in casa all'Unipol Arena, mentre le V nere ospiteranno gli avversari al PalaDozza, in attesa di giocare il campionato alla Segafredo Arena, dove si disputerà anche la Final Four di Supercoppa. Riavvolgendo il nastro riaffiorano invece i ricordi di ventidue anni fa. A Casalecchio la Virtus si presenta incompleta per le assenze di Sconochini e Danilovic. Hugo è uscito dalla gara interna contro la Viola, in Coppa Italia, con una contusione al vasto mediale della gamba destra, mentre Sasha, dopo l'operazione, ha saltato tutto il precampionato ed esordirà solo alla seconda di campionato in ottobre. Nel primo tempo la Kinder resta a galla, 32-33, dopo essere stata anche avanti 28-23, grazie al 14 su 15 ai liberi (sarà 20 su 23 alla fine), ma con solo otto canestri realizzati. Nella ripresa i bianconeri cedono alla stanchezza e, pur rimanendo in partita fino al 38' (55-58), cedono 59-66. Molto bene Abbio, che parte con undici punti in sedici minuti e porta i suoi al più cinque, annullato da un 4-10 (6 dei quali realizzati da Fucka); ottima la ripresa di Nesterovic, nella quale segna undici dei suoi quindici punti, ma male Rigaudeau al tiro, nonostante i dieci punti, e anche nell'organizzazione del gioco (5 perse). Non giudicabile la prima gara ufficiale di Paspalj, dopo due amichevoli. Zarko, arrivato alla Virtus per sostituire Savic, palesemente non è ancora pronto, ma in realtà, nella breve parentesi alle V nere, farà vedere molto raramente gli sprazzi della sua classe e chiuderà prima di Natale non solo la sua avventura bolognese, ma anche la sua brillante carriera. Per la Fortitudo le armi vincenti sono la difesa e il contropiede con Fucka su tutti, 17 punti in 23 minuti, anche se il migliore realizzatore biancoblù è il solito Myers con 19 punti. Carlton ha preso meno tiri del solito in una gara in cui  la Teamsystem ha mostrato un grande equilibrio nei tiri tentati: dieci Myers, nove Mulaomerovic e Fucka, otto Karnishovas. Il finale è un po' surreale. I vincitori, al secondo trofeo della loro storia, festeggiano ma non c'è entusiasmo: il primo febbraio hanno vinto la Coppa Italia, eliminando in semifinale le V nere, ma poi nella sfida per l'accesso alla Final Four di Eurolega sono stati eliminati proprio dai bianconeri che poi gli hanno tolto uno scudetto che in gara quattro e cinque di finale sembrava vicinissimo; la delusione è ancora tanta e non è certo un trofeo come la Super Bison Cup a poterla mitigare. D'altro canto gli sconfitti in questa sfida settembrina hanno ancora la pancia piena dalla storica doppietta Eurolega e Campionato e non si strappano le vesti per questa sconfitta nel primo trofeo ufficiale stagionale (la squadra di Messina aveva vinto il 30 agosto, contro la Muller Verona, la Coppa Europa, una sorta di Supercoppa non ufficiale, messa in palio tra i vincitori della massima competizione continentale e la formazione vincitrice della Coppa Korac). Anomala anche la scelta del migliore giocatore dell'incontro: il trofeo riservato all'MVP, che solitamente viene assegnato ad un elemento della compagine vincitrice, finisce nelle mani di Alessandro Abbio. Per Picchio 19 punti, ma anche recuperi, difesa e 32 di valutazione sul 60 complessivo della squadra. Ettore Messina si consola pensando alla sua squadra rimasta in partita fino all'ultimo nonostante le gravi assenze, dall'altra parte Pero Skansi gongola convinto di aver trovato la chiave per battere la Virtus, dopo che la Fortitudo ha perso sei derby su dieci disputati nella stagione precedente (bilancio da dividere in parti uguali con Bianchini) e soprattutto i più importanti; ma in realtà la stagione 1998-99 vedrà la Fortitudo vincere i primi cinque derby, ma perdere quello più pesante, la semifinale di Eurolega nella Final Four di Monaco.

Ecco il tabellino della SuperCoppa

Virtus 59

Fortitudo 66

Virtus: Binelli, Crippa 5, Abbio 19, Panichi, Frosini 3, Ravaglia, O'Sullivan 4, Nesterovic 15, Rigaudeau 10, Paspalj 3.

Fortitudo: Mulaomerovic 8, Jaric, Pilutti, Fucka 17, Damiao 6, Myers 19, Gay, Karnishovas 10, Chiacig 4, Betts 2.


 

IL DERBY D'ITALIA

 

C'è chi dice che il derby di Bologna sia diventato un appuntamento sentito soprattutto a causa dei tifosi della Fortitudo, che avevano bisogno di giustificare una stagione con una singola vittoria piuttosto che con il piazzamento finale in classifica, e che la rivalità che più coinvolgeva i virtussini fosse sempre stata, in realtà, quella con l'Olimpia Milano, l'unica società che al momento ha vinto più scudetti della Virtus e contro la quale ha battagliato per la vittoria finale per decine e decine di volte. Una rivalità storica, nata negli anni '50/'70, quando il dominio del basket italiano aveva immancabilmente matrici lombarde e la Virtus inanellava collezioni di piazzamenti onorevoli senza mettere nulla in bacheca.

OLIMPIA - VIRTUS, GIOCA ANCHE LA STORIA

Il primo incontro nel campionato del 1935 e lo vinsero i bianconeri

di Gianni Cristofori - Il Resto del Carlino - /05/2007

 

Vanno in campo 40 scudetti, cioè poco meno della metà di quelli assegnati nella storia del nostro basket. Venticinque vittorie dell'Olimpia, 15 della Virtus. A memoria facciamo un po' di nomi andando ol tre la stretta cronologia dei campionati e il colore delle maglie: Riminucci, Rubini, Jellini, Masini, Meneghin, Pieri, Bradley, Lombardi, Driscoll, Cosic, Calebotta, Canna, Binelli, Brunamonti, Villalta e un Dan Peterson diviso a metà tra le due storiche piazze.

L'ultimo tricolore se lo sono giocati faccia a faccia 21 anni fa. Era l'Olimpia di Dan Peterson, Meneghin, D'Antoni e Bariviera contro la Virtus di Albertone Bucci, Van Breda Kolff, Villalta e Brunamonti. Fu quello uno scudetto di polemiche (due giornate di squalifica a Meneghin per un polsino scagliato con violenza contro la panchina dopo il quinto fallo) e di battaglie culminate con il blitz bianconero a Milano il 27 maggio 1984, blitz che consegnò alla V nera la stella da cucire sulle canotte e da esporre nel logo societario.

Più vicine nel tempo le sfide di semifinale. L'ultima risale infatti a 11 anni fa (campionato 1995/96) e la Virtus, allora griffata buckler non seppe sfruttare il favore del fattore campo ottenuto con il primo posto in regular season (la Stefanel Milano arrivò poi al tricolore partendo dalla quinta posizione). Finì 3-1 per Milano, ma era, quella, una virtus appena divorziata da Danilovic e con la coppia Komazec-Woolridge brava soprattutto a guardarsi allo specchio, ma incapace di tirare fuori gli artigli negli appuntamenti decisivi. L'Olimpia, invece, aveva un Bodiroga in piena maturazione tecnica e un Fucka in fase di netta crescita.

Era andata molto meglio, per Bologna, la semifinale dell'anno prima quando la Virtus seppe sfruttare il fattore campo vincendo le tre partite casalinghe, volando così verso lo scudetto, il terzo consecutivo conquistato con Danilovic che quella semifinale firmò con una media di 26 punti a partita nelle tre vittorie sotto le Due Torri.

Nel decennio successivo la Virtus ha continuato a vincere (altri due scudetti) mentre l'Olimpia ha vissuto stagioni meno brillanti pur restando sempre, a differenza dei bianconeri devastati dalla gestione Madrigali, nell'elite del nostro basket.

Adesso c'è una grande occasione per entrambe e sarà, domani, la quarta volta che Virtus e Olimpia si affronteranno in questa stagione. Per adesso ha prevalso il fattore campo. Due volte hanno vinto i bianconeri a Bologna (83-73 in campionato e 87-85, dopo un supplementare, nella final eight di Coppa Italia), una volta i biancorossi a Milano (88-76). E proprio quest'ultima partita, che ha rovesciato il risultato dell'andata, permette ora all'Olimpia di avere a disposizione il match ball casalingo.

Che è un bel vantaggio, ma non un passaporto verso la finale scudetto, perché la pressione su Milano è ben diversa da quella su Bologna dove la semifinale e il ritorno in Eurolega sono obiettivi stagionali in netto anticipo rispetto al programma di rientro tra i grandi. Poi, il fascino dell'evento cancellerà precedenti, previsioni e speranze come succede da quel 22-21 per i bianconeri, matricole di serie A, che nel 1935 dette il via alla sfida più affascinante del nostro basket.


 

GLI ALTRI DERBY

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Se il derby a Bologna è sinonimo di Virtus - Fortitudo, una rivalità nata attraverso una storia di oltre cento derby, di tanti campioni, che si sono sfidati dapprima per il campanile, poi per gli scudetti e anche addirittura in una final four europea, la stracittadina ha radici molto più antiche; tralasciando i molteplici derby dei primi anni trenta, quando nei campionati emiliani, che in realtà erano competizioni cittadine, perché tutte le squadre iscritte erano di Bologna, ogni gara era un derby, abbiamo catalogato qui di seguito tutti i derby (ad esclusione di quelli con squadre cittadine che hanno sfidato la Virtus solo in gare amichevoli, questi li trovate nella sezione bilanci con altre società) con le altre squadre di Bologna: il Gira, la Motomorini, il Guf Galvani, il Guf Bologna, l'Oare e il S. Agostino; dal numero di derby disputati, dal numero di squadre cittadine, potete capire che il nome di basket city ha radici lontane e, da vera regina di basket city, la Virtus ha un bilancio vincente non solo nei confronti della Fortitudo, ma anche di tutte le altre squadre di Bologna.

 

VIRTUS - GUF GALVANI

in ordine crolonogico

(aggiornata alla stagione 2019/20)

 

n. stagione competizione in casa p in trasferta p   V 2 G 0 scarto
1 1933/34 prima divisione Virtus 27 Guf Galvani 17   1   +10
2 1933/34 prima divisione Guf Galvani 14 Virtus 18   1   +4

 

VIRTUS - GUF BOLOGNA

in ordine crolonogico

(aggiornata alla stagione 2019/20)

 

n. stagione competizione in casa p in trasferta p   V 2 G 0 scarto
1 1934/35 divisione nazionale Virtus 19 Guf Bologna 14   1   +5
2 1934/35 divisione nazionale Guf Bologna 23 Virtus 27   1   +4

 

VIRTUS - GIRA

in ordine crolonogico

(aggiornata alla stagione 2019/20)

 

<
n. stagione competizione in casa p in trasferta p   V 31 G 5 scarto
1 1948/49 serie A Virtus 38 Gira 33   1   +5
2 1948/49 serie A Gira 26 Virtus 33   1   +7
3 1949/50 serie A Virtus 33 Gira 30   1   +3
4 1949/50 serie A Gira 29 Virtus 38   1   +9
5 1950/51 serie A Gira 29 Virtus 48   1   +19
6 1950/51 serie A Virtus 54 Gira 42   1   +12
7 1951/52 serie A Gira 32 Virtus 36   1   +4
8 1951/52 serie A Virtus 48 Gira 37   1   +11
9 1952/53 serie A Virus 45 Gira 58     1 -13
10 1952/53 serie A Gira 40 Virtus 43   1   +3
11 1953/54 serie A Gira 63 Virtus Minganti 50     1 -13
12 1953/54 serie A Virtus Minganti 53 Gira 64     1 -11
13 1954/55 serie A Virtus Minganti 51 Gira Preti 39   1   +12
14 1954/55 serie A Gira Preti 54 Virtus Minganti 54       0
15 1955/56 serie A Gira Preti 33 Virtus Minganti 70   1   +37
16 1955/56