GIANCARLO UGOLINI

(detto Charlie)

 

 

 

Nato a:

il: 24/07/1929 - 04/03/1997

Stagioni in Virtus: dal 1971

Da "Il Mito della V Nera"

Nel 1971 diventarono soci Giancarlo Ugolini, con il cognato Achille Canna, campione degli anni 50, che portarono per molto tempo alla causa virtussina il loro entusiasmo e la loro competenza; con loro anche Pier Luigi Montebugnoli.

Successivamente, nel corso degli anni, alcuni imprenditori bolognesi parteciparono, per periodi più o meno lunghi, alle sorti del sodalizio virtussino, senza esibizionismi, unicamente per passione sportiva. Ad essi, tutti, la Virtus Pallacanestro deve molto.

 

Scrive Gianfranco Civolani nell'ottobre 71:

Nel frattempo la Norda procede con tanto di accetta e fa semplicemente le operazioni giuste nel momento giusto. La Norda appunto si salva come si salva (il cosiddetto miracolo di Udine, già), ma proprio per questo il trio Capinera (Gandolfi-Porelli-Ugolini) si butta sul mercato con intenzioni ben precise. Chiaro che alla Norda serve un esterno-dietro, un pivot di rincalzo a Gigione Serafini e uno yankee-spanieratore. Non si perde tempo: prima Gergati, poi Fultz e infine Ferracini. Tracuzzi esulta, si capisce, e in effetti la squadra appare subito un tuttuno unico ben omogeneizzato. Squadra di giovani, squadra sperimentale, ma anche completa in tutti i ruoli, squadra ben bilanciata, squadra insomma che concorre a rilanciare su questa piazaz un certo basket d'élite.

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La Norda intanto procede con il portafoglio del Trio Capinera. Fiero gandolfi non bada a spese e gli altri tengono dietro con sufficiente baldanza. Charlie Ugolini incrementa la sua partecipazione e dunque i cinquanta milioni che servono per mettere assieme questo po' po' di nuova squadra sono moneta fresca, moneta pronta.

 

Scrive Gianfranco Civolani a proposito del derby del 2 gennaio 1972:

Si comincia sei giorni prima. Fa tremendamente chic aver già in tasca il bigliettissimo del parterre. Meglio poter vantare certe amicizie, mille volte meglio avere la roba di prima mano. Per un giorno solo, ma no, per un’ora e mezza soltanto, la plutocrazia cittadina scava trincee, si divide in opposte schiere. I giovani dorati della “Bologna – senza – problemi” riscoprono un giochetto che li appassiona tanto. Scommettere cifre da capogiro su questa o quell’altra squadra, puntare gettoni (d’oro zecchino, s’intende) sul Baron o su Kocis, dividere fratelli e sorelle, spaiare le coppie, creare insomma una barriera fittizia fra gente che resterà affratellata una vita intera.

A fare colore ci pensano Charlie e Gigi. Charlie Ugolini vuole creare spettacolo, tanto spettacolo. Porelli patrocina l’dea delle cheer leaders. Porelli è stato in America ed evidentemente c’è ancora chi negli anni settanta ha sempre gli USA a modello. Si contesta il “way of life” all’americana? Bene, c’è chi quel “way of life” lo vuol trasportare alla lettera dalle nostre parti. Porelli dunque lancia l’idea delle suffragette in maglia Norda e Charlie noleggia due non meglio identificate fanciulle e le abbiglia per l’occasione. Nel fratempo Porelli snocciola il programma-spettacolo dei prossimi anni: orologi luminosi che elenchino i punteggi progressivi dei singoli giocatori e l’organo. Scusi, ma l’organi di chi? L’organo Hammond, incolti che siete. Al Madison Square Garden negli intervalli c’è l’organo che intona i motivi del club e che dà un po’ di carica a un pubblico un tantino beota. Beh, insomma, avremo anche l’organo Hammond, evviva.

Nel parterre Jimmy Fenomeno fa le sue passerelle fra gli unanimi lazzi. Il signor Fenomeno sarebbe un tipo diciamo così giullaresco che vive di “comparsate” (piccole parti di un minuto l’una a Cinecittà) e dei biglietti da diecimila che gli ottimati gli sganciano. Jimmy Fenomeno è una specie di “pazzariello” ingaggiato a cachet. Vive all’ombra dei potenti, li compiace, pretende diecimila per smorfia, si tira su l’occhione pendulo a comando, insomma avrebbe il compito di rallegrare in questa bella maniera una platea che bisogno di scaricare chissà come i suoi più svariati umori.
Nel solito angolo di centro-destra (presidente Tesini, nessuna llusione…) si alzano gli epinici della parrocchietta. Sono i supportes dell’Eldorado, bambini capaci di sommergere con le loro voci niente affatto bianche il prepotere di quelli dell’altra sponda. Il match si snoda, stavolta lo spanieratore ce l’hanno quelli della Norda, si chiama John Fultz e Charlie si contorce come un’odalisca nella gioia del trionfo. Gigi Porelli assiste assorto e muto con signora. Sogna il suo Organo Hammond, s’intende. Barba Paulucci è costretto a scandire al microfono la danza di vittoria dell’odiato nemico. Lucchini impiega un secolo a contare il conquibus perché dodici milioni e rotti sono il primato dei primati e guai se ci si sbaglia a raggruppare bene i mazzetti del malloppo.
Finisce il match, Jimmy Fenomeno passa a riscuotere, le due povere figliole (si dice cheer-leaders, già) corrono a mettersi finalmente il visoncino da pomeriggio, Frediani, Frabboni e Litardi stringono la mani ai pari-censo dell’altra sponda, la baldoria è finita e da domina Schull rumina fiele e giura – scontato, scontato – che un altr’anno col cavolo che resta all’Eldorado. Domanda: ma come può deflagare una tale esplosione maniacale? Speigazione: il derby. A bologna, alma mater del basket chiacchierato.

 

Da "La Stampa" del 15 marzo 1982 a proposito dell'immediata vigilia della quarta giornata della fase ad orologio, Berloni - Sinudyne:

Charlie Ugolini, dirigente e secondo tifoso della Sinudyne (il primo è Gigi Porelll), prometteva, prima dell'Inizio: "Noi vinciamo questa partita e il Billy batte la Squibb, cosi noi soffiamo a Cantù il quarto posto, li eliminiamo nei quarti giocando due volte a Bologna, poi facciamo fuori la Sconvoltili ^semifinale e ci ritroviamo nella finalissima ancora con la Bertoni".